Triglie alla livornese

Oggi propongo un altrotriglielivornese.jpg piatto della nostra cucina. Le triglie alla livornese.

Le triglie rosse sono quasi il simbolo della città e sono un po’ liscose ma squisite.

Si possono fare in molti modi e ovviamente sono anche nel già descritto caciucco. Io “alla livornese” le faccio più o meno così, se voi le fate in modo diverso ditemelo!…

da: www.cucinare.meglio.it

Lavate le triglie sotto l’acqua corrente, togliete le interiora, squamatele delicatamente con la lama di un coltello e ponetele su un piatto.
Fate scaldare tre cucchiai d’olio d’oliva in una casseruola e soffriggetevi gli spicchi d’aglio schiacciati, per 2-3 minuti a calore medio.
Togliete l’aglio e mettete nel recipiente la cipolla tritata.
Lasciatela appassire dolcemente per un paio di minuti, poi aggiungete i pomodori sbucciati, privati dei semi e spezzettati, condite con il sale necessario e una macinata di pepe e fate cuocere a calore moderato per circa 20 minuti.
Passate le triglie nella farina facendo in modo che ne siano completamente rivestite, poi friggetele in una padella con abbondante olio d’oliva caldo per circa 10 minuti.
Quando sono ben dorate, scolatele e ponetele su un foglio di carta assorbente da cucina, per eliminare l’unto assorbito in eccesso, quindi trasferitele nella casseruola con la salsa di pomodoro.
Fatele insaporire per una decina di minuti a calore moderato e cospargetele con il prezzemolo tritato un attimo prima di toglierle dal fuoco.
Trasferite le triglie e il loro sughetto su un piatto di portata caldo e servite.

 

foto da: www.lospicchiodaglio.it

Acquario

SDC10932.JPGAltro capitolo della appassionante saga “aggiustiamo la città”, oggi parliamo del mitico acquario.

Sono passati più di dieci anni da quando chiuse per i lavori di ristrutturazione e ampliamento.

Da allora ci sono state già due inaugurazioni e qualche decina di servizi giornalistici sulla bellezza del nuovo progetto.

Ogni volta che leggo un articolo sul giornale penso: “che bello! è quasi pronto finalmente! non vedo l’ora di fare un giro…”.

Ieri ci sono capitato davanti… mi sembrava di aver letto che mancassero solo i pesci…

La foto che ho scattato mostra lo stato dei lavori… E’ un po’ che non ne sento parlare sul giornale ma non mi sembra che manchino solo i pesci…

Bobo Rondelli

bobo.jpgSu Bobo Rondelli ci sarebbe da scrivere un libro e non un articolo di blog… Io non sarei capace di scrivere un libro, né su Rondelli né su altri, allora vado con un breve post visto che si può tranquillamente dire che Bobo sia oggi il più importante cantautore livornese. Virzì ci ha fatto anche un film intanto (l’uomo che aveva picchiato la testa), molto evocativo; ambientato in una Livorno poetica e forse un po’ stereotipata.

Ma si parlava di Bobo Rondelli, un artista davvero affascinante, che passa dal tono comico al tragico con naturalezza, la qualità dei grandi. Che durante i concerti, dopo una canzone introspettiva, inframezza con le voci di Mastroianni o Tognazzi perché la vita è pur sempre un gioco. Che quando parla con la voce dello zio Berto invece, dal quale prende il nome, ti viene la pelle d’oca a vedere quest’uomo buono ucciso dai nazisti maledicendo loro e il cielo. Dico “vedere” perché a guardare Bobo si vede Berto.

Di Rondelli si parla spesso della sua timidezza e della sua ritrosia al grande pubblico; lui ci gioca anche un po’ secondo me. Io vorrei parlare sopratutto di lui come artista però. L’ultimo album in particolare è bellissimo, vere canzoni d’autore; voglia di raccontare storie, puttane e marinai, pensieri sparsi, una filastrocca di Rodari sul cielo che è di tutti. A proposito di questa canzone, dopo il concerto a Effetto Venezia, nell’incontro in Fortezza Nuova, Rondelli ha detto una cosa che racchiude molto della sua poesia ironica e rivoluzionaria: “Va bene, hanno fatto questa legge sulla proprietà privata, ma non abusiamone!”… Stupenda

Purtroppo non essendo un critico non posso essere più preciso e non riesco neppure a fare paragoni con Ciampi, Brassens o altri… Io ascolto Rondelli senza pensarci troppo ed è un bell’ascoltare.

Vi lascio con questo collegamento youtube; per chi non lo conoscesse può iniziare da questo breve pezzo che parla semplicemente della Marmellata.

Le terme del Corallo

corallo.jpgSempre per la serie, seguiamo le cose da fare sperando che sia uno stimolo per migliorare, parliamo oggi delle bellissime terme del Corallo. Bellissime ovviamente se nei pochi secondi in cui si gira la testa sul cavalcavia della stazione ci si riesce a immaginare cosa dovevano essere agli inizi del secolo scorso… Questo è veramente uno dei più grossi dispiaceri che mi provoca questa città; che potrebbe essere bellissima…

Le terme sono da decenni in stato di completo abbandono. Erano state uno degli stabilimenti più belli d’Italia, poi una sala da ballo; dagli anni 70 circa sono solo un ricovero per rifiuti e tossicodipendenti.

E’ da quando son piccino che sento parlare di progetti per sistemare le terme. Ora il progetto sembra pronto ma la zona dovrebbe essere adibita ad abitazioni private e non si capisce se le terme saranno restituite alla città o meno.

Breve aggiornamento anche su Piazza Venti: i lavori sono iniziati di nuovo, la piazza è sgomberata per metà… Appena è tutto pronto scriverò un post con una bella foto.

Foto da Flickr di Ildan

Elogio del Ponce

ponce.jpg

Tra le specialità alimentari che contribuiscono a rendere Livorno una città unica al mondo, non possiamo assolutamente trascurare il ponce, bevanda a base di caffè e liquore da non confondere con un “corretto” qualsiasi. Tanto per cominciare, il modo di preparare il ponce va ben al di là del semplice “schizzo” di amaro o brandy in una tazzina di caffè. Il ponce, poi, richiede l’uso di speciali bicchierini, che non hanno niente a che vedere con quelli usati per il caffè “al vetro”.Oltre alla ricetta e al bicchiere, il ponce ha una sua storia romanzesca e un’etimologia a dir poco misteriosa… Cominciamo da quest’ultima: molti dizionari liquidano la parola come “traduzione italiana di punch“… Chi ha assaggiato tale bevanda sa benissimo che il confronto tra ponce e punch è improponibile quanto quello tra una pantera nera e un dobermann, o tra il riso cantonese e i bucatini all’amatriciana… Se è vero che a Livorno, secoli fa, i componenti della cosiddetta “Nazione Inglese” bevevano il punch, è altrettanto vero che gli spagnoli bevono tutt’oggi il ponche (se vi capita di vedere in tv una partita di calcio giocata in Spagna vedrete che a bordo campo troneggiano i cartelloni della marca ” Caballero”), e le due bevande sono diversissime tra loro. Potremmo liquidare il tutto dicendo che ogni lingua (o vernacolo nel caso del livornese) usa una parola che più o meno suona così per indicare una specialità alcolica abbastanza “vigorosa”, ma che dire di fronte a chi giura che Garibaldi, durante uno dei suoi passaggi per Livorno (e vi sono molte targhe affisse su edifici cittadini a ricordarlo), avendo assaggiato questa bevanda disse: “Buono! questo riscalda come il mio poncho”? Radici linguistiche a parte, il ponce si prepara così: nel tipico bicchierino vanno messi anzitutto lo zucchero e una scorza di limone (non è obbligatoria ma in quasi tutti i bar livornesi questa è la condizione, diciamo, di “default”), la quale viene denominata “vela” (siamo in una città marinara, normale quindi che i ponci siano “a vela”). Poi si versa il “rumme”, il quale -ovviamente- non è Bacardi o Havana Club, ma quel liquore denominato “Rhum fantasia” o “Creola”, appartenente perciò alla famiglia delle cosiddette “bevande spiritose” e non a quella dei distillati, in quanto ottenuto con alcool, zucchero e caramello per dargli il colore scuro. A Livorno e dintorni molti premiati opifici preparano il “rumme” adatto alla preparazione del ponce. In altre zone è molto difficile trovare qualcosa di adatto… Nella ricetta del ponce si può usare questo liquore da solo, o un mix di “rumme” e cognac, o “rumme” e “sassolino” (da Sassuolo, liquore all’anice abbastanza simile alla sambuca, ma di provenienza della cittadina in provincia di Modena nota anche per le mattonelle in gres o ceramica). In quest’ultimo caso, il ponce viene definito “mezzo e mezzo” e, a volte, la diversa densità dei due liquidi, quando ancora non si usavano le macchine espresso, causava un curioso fenomeno di galleggiamento (da cui il nome, anche, di “galleggiante”). La quantità di liquore impiegata è importante. Normalmente, il giusto dosaggio si ottiene usando come riferimento il bordo superiore dei semicerchi che si trovano alla base del bicchiere. Quindi, con il beccuccio a vapore della macchina espresso, si porta ad ebollizione, e si versa un caffè ristretto fino a riempire il bicchiere. Il ponce è pronto per essere bevuto, ideale conforto dopo un bel pranzo o una bella cena, magari a base di cacciucco, o in una di quelle giornate invernali rese gelide dal maestrale o dalla tramontana… Anche se in molti bar livornesi è possibile gustare un buon ponce, il tempio indiscusso di questa bevanda è il Bar Civili, in via del Vigna n° 53 (a due passi dalla Stazione FS).

 

preso dal Blog di Marco Sisi – brano tratto da Elogio del Ponce alla livornese – di Aldo Santini

La situazione del lavoro

delphi_tenda.jpgLa crisi si sente eccome. In piazza in queste settimane ci sono i lavoratori che hanno perso o stanno perdendo il posto di lavoro e lottano per una vita dignitosa.

In piazza del Comune, resistono da giorni, anche sotto la pioggia, i lavoratori Delphi; ora affiancati da quelli di Giolfo&Calcagno. Alla raffineria i lavori sono ancora fermi per le proteste dei lavoratori davanti ai cancelli.

Tre situazioni diverse ma accomunate dalla preoccupazione per i lavoratori e per le loro famiglie.

Per Delphi sembrerebbe aprirsi una via d’uscita con l’operazione Fiat-Rossignolo. Da quello che si leggeva sul giornale se dovesse andare in porto l’investimento si potrebbero trovare posti non solo per gli ex-Delphi. Di parole però se ne sono sentite tante e i lavoratori vogliono aspettare fatti prima di gioire.

La situazione Eni al momento è più difficile da capire, anche perché la società ha ancora un forte azionariato pubblico. Le promesse di nuovi progetti e investimenti in quest’ultimo anno sono state continue, ma per ora la raffineria sembra sempre in vendita, senza nessuna assicurazione ai lavoratori.

Ai lavoratori G&C scadrà a dicembre la Cassa Integrazione, anche qui senza sapere cosa succederà dopo…

Come si dice: il futuro non è più quello di una volta…

Questo breve post era soltanto per portare un piccolo gesto di solidarietà ai lavoratori in lotta e per quanto possibile per aiutare a far sentire la loro voce.

Coraggio!

(Foto: Senza Soste)

Torta (di ceci)

Torta_di_ceci.jpgLa torta è da sempre uno degli alimenti popolari più amati dai livornesi. Ho trovato una storia che se non è proprio vera è comunque affascinante…

Ve la copio qui di seguito da http://www.taccuinistorici.it/

Nel XIII sec. le navi erano sospinte oltre che dal vento anche dalla forza dei rematori, spesso alimentati con zuppe di legumi ben conservabili come i ceci.
Dopo la battaglia della Meloria (1284), dove i genovesi sconfissero i pisani, le galere della “Lanterna” erano così affollate di riottosi vogatori da perdere la loro proverbiale agilità, e sembra che una di queste imbarcazioni, solcando l’irrequieto Golfo di Biscaglia, si sarebbe trovata per diversi giorni al centro di una tempesta. L’acqua di mare imbarcata provocò gravi danni nella stiva: i ceci si ammollarono, qualche barile di olio si sfasciò, e l’umido ridusse tutto in una purea. Quando ritornò il bel tempo, fu scoperto il piccolo disastro arrecato alle provviste e, per il fatto che i viveri erano diventati scarsi, ai prigionieri fu data da mangiare l’informe cibo. Qualcuno dei pisani rifiutò la purea, abbandonando la scodella sul banco, salvo poi riappropriarsene il giorno dopo, quando i morsi della fame erano diventati irresistibili.
Un’intera giornata di esposizione al sole aveva però trasformato la pietanza in una specie di focaccetta, qualcosa di diverso dalla poca appetitosa poltiglia di ceci.
La scoperta casuale interessò i genovesi che ne perfezionarono la ricetta cuocendola in forno a legna, e battezzandola per scherno agli avversari “oro di Pisa”.
Oggi sono diverse le varianti della farinata o torta di ceci diffuse lungo tutta l’area marittima tra la Maremma e la Costa Azzurra. Viene chiamata “socca” in Costa Azzurra, “a’ fainà de ceixei” in dialetto genovese, “cecina” o “torta” nell’area nord della Toscana, “fainè” nel sassarese.

 

Foto: Wikipedia

Piazza Venti

piazzaXX_7.jpgI lavori di smantellamento della piazza sono fermi. Hanno lasciato le baracche distrutte e sono andati via… sembra che manchino delle autorizzazioni…

La situazione igienico sanitaria peggiora si lamentano nel quartiere; i commercianti in particolare sono esasperati. La piazza dopo anni di semi abbandono avrebbe dovuto finalmente rinascere con lo spostamento del mercatino americano, su cui scrissi qualche settimana fa paventando uno stato d’abbandono ancora peggiore. Finalmente il mercatino era stato spostato, ma la piazza non si riesce a ripulire.

Io mi chiedo solo come sia possibile… Mancano autorizzazioni? Ma questi lavori non erano previsti da mesi? Come si può iniziare un’opera del genere senza che sia tutto a posto?

Le baracche per ora sono sempre lì, distrutte. Seguiremo l’evolversi della situazione.

Fiaccolata per Marcello Lonzi

carcere.jpegMarcello Lonzi è morto ufficialmente per cause naturali. Aveva 29 anni ed era detenuto nel carcere delle Sughere da sei mesi.

Per un tentato furto doveva scontare otto mesi di reclusione.

Il medico ha certificato una disfunzione cardiaca. Era l’11 luglio 2004.

Non posso mostrarvi le foto del cadavere su questo blog – si possono comunque trovare facilmente su internet – ma basta vederle per capire che di naturale questa morte sembra avere davvero poco… In più ci sono testimonianze, confidenze, ritrattazioni, intimidazioni che contribuiscono a dubitare ancora di più delle conclusioni ufficiali.

Due procedimenti si sono chiusi con altrettante archiviazioni.

Stasera a Livorno c’è una fiaccolata che parte da Piazza della Repubblica per non dimenticare Marcello Lonzi e chiedere giustizia. Ritrovo ore 20,30, partenza ore 21,00.

Per chi volesse approfondire può farlo qui, qui e qui.

Caciucco alla livornese

Dobbiamo parcaciucco.jpglare di Livorno! Oggi scriviamo di Caciucco alla livornese…

Copio/incollo questa bella ricetta da www.ricettenostrane.it

e buon appetito!…

 

Ingredienti:
Ingredienti per 6 persone:
500 gr. di seppie nostrali
500 gr. di polpi di scoglio
300 gr. di palombo fresco
500 gr. di pesce da zuppa (gallinella, cappone, scorfano)
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
olio extra vergine d’oliva
aglio
salvia
peperoncino
12 fette di pane posato (dei giorni precedenti) e arrostito, pepato e agliato.
Per incantare ancor più chi non è livornese, nei ristoranti locali, aggiungono gr. 500 di frutti di mare (mitili/cozze, vongole) e gr. 500 di gamberi, scampi, cicale.

 

Procedimento:
Casseruola. Fondo d’olio d’oliva, agli e salvia. Accendere. Soffriggere. Mettere polpi e seppie tagliati a troccoli. Bagnare con vino bianco da cucina, aggiungere il concentrato e cuocere per 20 minuti, rimestando. Mano a mano rovesciare i pezzi da zuppa e il palombo tagliato a rotelle. Le teste dei pesci, per migliorare la qualità del cacciucco, vanno cotte in brodo con gli odori e passate nel passaverdure. Il ricavato abbastanza denso, versato nella casseruola, accresce sostanza e sapore. Intanto sorvegliate la cottura a fuoco lento ma energico. Quando polpi e seppie sono diventati teneri, spegnete. Rimane solo da porre sul fondo delle terrine o delle scodelle, se preferite, il pane agliato e abbrustolito, a attingere pesce sugo dalla casseruola. Per un cacciucco bello da vedere (anche l’occhio vuole la sua parte) rovesciate crostacei e frutti di mare con i loro gusci nella casseruola mentre polpi e seppie stanno diventando teneri. Appena mitili/cozze e vongole si aprono togliete dal fuoco.
I ristoranti raffinati servono le polpe ben calde in un vassoio e il sugo rosso-amaranto è già pronto nelle terrine di portata. Anche i crostini agliati sono a parte in modo da poterli intingere nel sugo a volontà senza provocare il solito guazzabuglio mangia-e-bevi del cacciucco tradizionale. Altrettanto fanno i buoni ristoratori francesi con la bouillabaisse.