Appuntamenti di capodanno e nuovo anno

logo liperli.jpgEd eccoci anche all’ultimo giorno di questo 2010! Auguri a tutti per il nuovo anno, proseguo con le buone tradizioni indicandovi qui sul blog alcuni appuntamenti che vado a pescare da Li per Li. Come potrete immaginare stasera ci saranno moltissime cose da fare, non solo a Livorno. Ve ne indico soltanto alcune e vi invito per tutti gli altri eventi a visitare Li per Li, anche se con il traffico di questi ultimi giorni dell’anno il nostro povero server è un po’ in crisi… Abbiate pazienza…

Venerdì Cenone in Jazz @ Paradosso

Venerdì MGZ – L’ultimo profeta @ Ex Cinema Aurora

Venerdì Buon anno a Livorno @ Livorno

Venerdì Licantropi @ Collesalvetti

Venerdì Gatti mezzi @ Teatro C

Sabato Tuffo di Capodanno @ Rotonda

 

 

Campagna abbonamenti Senza Soste

senzasoste.jpgAnche quest’anno volevo segnalare qui sul blog la nuova campagna abbonamenti di Senza Soste. Io sono abbonato ormai da tre anni e continuo a rinnovare sempre più convinto. Anche se non sempre sono d’accordo con la linea del giornale – ci mancherebbe! – Senza Soste rimane sicuramente la lettura più interessante che si possa fare a Livorno, sia sui fatti cittadini che su quelli nazionali ed internazionali.

Il sito è sempre più denso di contenuti, non solo testuali e non solo prodotti da Senza Soste e, novità di quest’anno, c’è anche la Newsletter per gli aggiornamenti settimanali.

Ribadisco nuovamente -se ce ne fosse bisogno- che non ho percentuali sulle vendite né ho particolari legami con la redazione del giornale. E ribadisco nuovamente che si tratta di un’iniziativa editoriale totalmente indipendente e totalmente autofinanziata e che quindi si regge solo sulle vendite e sugli abbonamenti; quindi, se vi interessa che il giornale continui a vivere non sbirciate solo il sito ma comprate anche il giornale in edicola o, meglio ancora, abbonatevi!

 

Nocchi fan club

nocchi.jpgOggi in atmosfera ancora natalizia, volevo presentare anche qui sul Blog il mitico “Nocchi”. Con il massimo rispetto per lui e la sua famiglia, senza nessuna volontà di prendere in giro, presento il Nocchi in quanto istituzione labronica.

Massimiliano Nocchi lo conoscono tutti, gira tranquillo in bicicletta per il centro e ti chiede una moneta senza mai esagerare. O quasi… Tutti lo conoscono e lui conosce e saluta tutti. Massimiliano è tossicodipendente da anni e ormai la città l’ha definitivamente adottato. Credo riesca a tirar su una bella cifretta ogni giorno e se non si bucasse potrebbe viverci comodamente…

Lui in cambio della generosità labronica regala alla città grandi perle di saggezza, episodi storici che si raccontano nei bar, aneddoti ormai leggenda. Insomma il Nocchi sta entrando definitivamente nel mito. Ora su Facebook hanno aperto un gruppo e un fan club; non so gestiti da chi ma sicuramente non da lui che credo non abbia mai acceso un computer…

Metto qui di seguito uno degli episodi più famosi e divertenti che qualcuno ha scritto su facebook. Non so se sia vero o leggenda; non è importante, perché rappresenta perfettamente il Nocchi.

stamani ero nella mi salviano (quartiere anche del nocchi) saosa so nata a parioli!!! ‘nzomma ero dalla verduraia che poveraccia era in compagnia di du merde in borghese…. FINANZA! Le stavano compilando un bel verbale perchè la povera verduraia non aveva fatto lo scontrino a una donnetta che aveva comprato 1 kg di patate…
a un certo punto… eccolo… entra lui… il mitico Nocchi in piena forma!! 
Si presenta con: PRENDO UNA BANANA.. è TANTO CHE UN VENGO, MI SPETTA NA BELLA BANANA E mentre la verduraia un arza nemmen l’occhi e annuisce, lui s’avvicina al cesto delle banane nonchè al finanziere con la ghigna più a culo che lo guarda dall’alto in basso!!
il nocchi lo guarda da 20 cm e ni fa: KE KAZZO C’HAI DA GUARDA TE?
il finanziere boriosissimo : PERCHE NON TI POSSO GUARDARE?
e ‘r nocchi: NO! UMMI POI GUARDA’ …E MI DAI NOIA!
alkè lui ancora più borioso e disgustoso, sfodera il tesserino della finanza nelo piazza davanti all’ occhi ed esordisce con…
GUARDA UN PO’… QUESTO TI DA NOIA?
ti puoi immaginare la gioia che ho provato ad assistere a una scena del genere…
il mitico nocchi che guarda con ironia il povero finanziere capitato proprio male e gli risponde:
AAAH C’HAI IR DISTINTIVO?? MA X ME LO SAI DOVE TE LO POI STIOCCà?!!…. NER CULO! …ADDA LULIDDE… MI FA VEDE’ IR DISTINTIVO.. MA LO SAI CHI SONO IO? …IR NOCCHI! ORA PIGLIO STA BELLA BANANA E MENE VO… BONA BELLO!!!
Un ti dio la ghigna della merdaccia, del suo collega e della verduraia che godeva come una maiala!!
ma non finisce qui… l’ebete ancora convinto di fare il furbo l’ha rincorso fuori dal negozio e il nocchi mentre saltava in sella gli ha urlato:DINNE A TU AMICI CHE HAI BECCATO IR NOCCHI… CI FAI UN MONTE DI FIGURA… e mentre pedalava in piedi con una mano ribadiva il concetto del distintivo ner culo indicandosi il proprio “sederino” e urlando IL DISTINTIVO STIOCCATELO VI!!

 

Appuntamenti di Natale

logo liperli.jpgTantissimi auguri a tutti per questo Natale! Per chi non volesse stare troppo in casa anche per le feste comandate, vi propongo alcuni eventi per questo weekend molto speciale, sempre dal nostro Li per Li.

Venerdì TONY HUMPHRIES @ King

Sabato Kardabros @ Controcorrente

Sabato Raindogs @ La Boteguita

Sabato Natale XZone @ Le Badie

Weekend Natale @ Fortezza

Domenica Fiabesque @ Peccioli

 

 

 

 

 

 

La battaglia della Meloria

meloria.jpgNel 1284 lo scoglio della Meloria fu teatro di un’epica battaglia navale tra la Repubblica di Pisa e quella di Genova. La disfatta in quello scontro dei pisani – come dicono i libri di storia – fu l’inizio del declino della Repubblica marinara pisana.

Celebriamo dunque questo evento, caro a tutti i livornesi, riportanto un resoconto dettagliato della battaglia, come sempre tratto da Wikipedia.

Evidentemente però la mazzata non era bastata se qualche anno dopo Dante rimprovera ai vicini di esser lenti a punire Pisa e si augura che “muovasi la Capraia e la Gorgona, e faccian siepe ad Arno in su la foce, si ch’elli annieghi in te ogne persona!”. Tanto per non rischiare insomma…

Antefatto.

 

Dopo i grandi contrasti verificatisi nei secoli precedenti tra la Repubblica di Genova e la repubblica marinara di Pisa, l’occasione per lo scontro definitivo avvenne nel 1284. Parte della flotta genovese era ormeggiata presso Porto Torres, in Sardegna, allora territorio conteso tra le due repubbliche.

Il piano dei pisani era di colpire in netta superiorità (settantadue galee) la flotta ligure per poi affrontare la rimanenza e chiudere per sempre il conto con i genovesi.

Benedetto Zaccaria, futuro doge di Genova, che comandava quella parte di flotta (venti galee), eluse lo scontro, fingendo una ritirata verso il Mar Ligure. La flotta pisana lo incalzò, ma fu raggiunta dalla restante parte della flotta genovese (68 galee), e ripiegò verso Porto Pisano, non senza lanciare una provocazione ai genovesi, sotto forma di una pioggia di frecce d’argento.[1]

La Battaglia

La flotta della Repubblica di Genova raccolse la sfida, e il giorno 6 agosto 1284, giorno di San Sisto, patrono di Pisa (che da quel giorno non fu più festeggiato) salpò verso Porto Pisano.

L’ammiraglio genovese Oberto Doria, imbarcato sulla San Matteo, la galea di famiglia, guidava una prima linea di 63 galee da guerra composta da otto “Compagne” (antico raggruppamento dei quartieri di Genova): Castello, Macagnana,Piazzalunga e San Lorenzo, schierate sulla sinistra (più alcune galee al comando di Oberto Spinola), e Porta, Borgo, Porta Nuova e Soziglia posizionate sulla destra.

Benedetto Zaccaria comandava invece una squadra di trenta galee, lasciate volutamente in disparte per prendere di sorpresa la flotta pisana. Parte di essa era ormeggiata dentro Porto Pisano, mentre un’altra parte sostava poco fuori dal porto.

Si narra che durante la tradizionale benedizione delle navi, la croce d’argento del Bastone dell’Arcivescovo di Pisa, si staccò. I pisani non si curarono di questa premonizione negativa: dopotutto era il giorno del loro patrono, San Sisto, anniversario di tante gloriose vittorie, e quella era un’ottima occasione per eliminare definitivamente i genovesi: contando 63 legni genovesi, i pisani forti di 9 navi in più decisero di uscire dal porto.

Secondo le consuetudini del Governo Potestale, i pisani avevano scelto un forestiero come Podestà, Morosini da Venezia. I Veneziani com’è noto erano da sempre in rivalità contro Genova, ma in questo frangente avevano rifiutato l’appoggio alla repubblica toscana. Assistevano il Morosini: il Conte Ugolino della Gherardesca (celebre perché cantato da Dante nel XXXIIIcanto dell’Inferno nella Divina Commedia) e Andreotto Saraceno.

I Pisani dopo una prima esitazione, decisero di attaccare la flotta genovese e si lanciarono sulla prima linea. Entrambe le flotte erano in formazione a falcata ovvero a mezzo arco. Lo scontro era dunque frontale. I famosi balestrieri genovesi, al riparo dietro le loro pavesate, tiravano contro i legni pisani, mentre questi tentavano, secondo le tattiche dell’epoca, di speronare le navi con il rostro per poi abbordarle. Qualora l’abbordaggio non avesse luogo, gli equipaggi si colpivano con ogni sorta di munizione scagliata da macchine belliche o dalle nude mani, come sassi, pece bollente e addirittura calce in polvere.

Le sorti della battaglia furono decise dopo ore dai trenta legni dello Zaccaria, che piombarono sul fianco pisano, colto completamente impreparato dalla manovra, ed ignaro della stessa esistenza di quelle galee: fu uno sfacelo di legno, corpi e sangue. Dell’intera flotta pisana, solo venti galee, quelle comandate dal Conte Ugolino, si salvarono. L’accusa di vigliaccheria, se non di tradimento, non impedirà al conte di conquistare la signoria de facto e di restare al vertice del governo della città fino alla sua deposizione (1288) ed alla celebre morte per inedia (1289).

Alcuni storici riferiscono che il contingente di rinforzo genovese fosse nascosto dietro l’isolotto della Meloria (allora un basso scoglio sopra il livello del mare), ma si tratta probabilmente di un fraintendimento, dato che una squadra navale, anche piccola, non avrebbe assolutamente potuto evitare di essere visto. Secondo un’altra ipotesi le navi sarebbero state in realtà nascoste alla fonda di un’isola dell’arcipelago.[senza fonte]

Un’altra ragione della sconfitta pisana deve essere individuata nell’ormai obsoleto armamento navale e individuale; le navi pisane, più vecchie e più pesanti, imbarcavano anche truppe armate con armature complete, nonostante la calura agostana, e durante la lunghissima battaglia i genovesi, muniti di armature ridotte e più leggere ne furono chiaramente avvantaggiati.

La gloria della Repubblica Pisana s’inabissò in quel giorno nelle acque della Meloria perdendo tra colate a fondo o cadute in mano nemica oltre 49 galere.

Tra i cinque e i seimila furono i morti, e quasi undicimila furono i prigionieri (alcune fonti citano fino a venticinquemila perdite tra morti e prigionieri) tra cui proprio il podestà Morosini, che fu portato con gli altri a Genova nel quartiere che da allora si sarebbe chiamato “Campo Pisano”. Tra i prigionieri anche l’illustre Rustichello che aiutò Marco Polo a scrivere il suoMilione, nelle prigioni genovesi. Solo un migliaio di prigionieri pisani tornò a casa dopo tredici anni di prigionia. Gli altri morirono tutti e sono sepolti sotto il quartiere genovese che tristemente porta ancora il loro nome. La deportazione forzata di tante migliaia di prigionieri, depauperò spaventosamente la repubblica pisana non solo della sua popolazione maschile, ma anche di gran parte del proprio esercito, lasciandola così indebolita e spopolata da causarne la progressiva decadenza. In tale occasione, proprio in riferimento all’ingente numero di prigionieri pisani a Genova, nacque il detto ” se vuoi veder Pisa vai a Genova”.

Conseguenze

Pisa firmò la pace con Genova nel 1288, ma non la rispettò: fatto che costrinse Genova ad un’ultima dimostrazione di forza. Nel 1290, Corrado Doria, salpò con alcune galee verso Porto Pisano, trovando il suo accesso sbarrato da una grossa catena tirata tra le torri Magnale e Formice. Fu il fabbro Noceto Ciarli (il cognome è spesso riportato anche come Chiarli) ad avere l’idea di accendere un fuoco sotto di essa per renderla incandescente in modo da spezzarla con il peso delle navi. Il porto fu raso al suolo e sulle sue rovine fu sparso il sale, come accadde per Cartagine ai tempi di Scipione, la campagna circostante devastata e saccheggiata.

Con questo evento e, con la definitiva presa della Sardegna pisana da parte Aragonese nel 1324, il potere sul mare di Pisasi spense definitivamente. Nel 1406 la città fu infine assoggettata da Firenze per la prima volta, ma solo dopo un lungo assedio che si concluse con la vendita della città da parte del pavido Capitano del Popolo Giovanni Gambacorta. I danni apportati da questi novant’anni di dominazione fiorentina furono incalcolabili per la città.
La grande catena del porto di Pisa fu portata a Genova, spezzata in varie parti che furono appese come monito a Porta Soprana a Genova ed in varie chiese e palazzi della città fino alla loro restituzione dopo l’Unità d’Italia (Chiese di S. Maria delle Vigne, S. Salvatore di Sarzano, S. Maria Maddalena, S. Ambrogio dei Gesuiti, S. Donato,, S. Giovanni in Borgo di Prè, S. Torpede, S. Maria di Castello, S. Martino in Val Polcevera, S. Croce di Riviera di Levante; ponte di S. Andrea, Porta di Vacca, Palazzo del Banco di S. Giorgio, Piazza Ponticello). Sono attualmente conservati nel Camposanto Monumentale di Pisa. Uno degli anelli è ancora presente a Moneglia, borgo ligure, che partecipò con sue imbarcazioni alla battaglia.

 

 

 

 

Intercettazioni telefoniche

stadio.jpgVenerdì pomeriggio

  • Oh, ciao bello, Checco! Com’è? Tutt’apposto?

  • Sì, tutt’apposto. Senti un po’, allora si va alla partita domani?

  • Boia, con questa neve… e fa freddo!…

  • Vieni, fa freddo, dai… Domani comunque c’è il sole dice.

  • Vai, allora andata, grandissimo! Ci si sente domattina ci si mette d’accordo vai…

 

Sabato Mattina ore 11,00

  • Oh, Checco so’ io. Sono qui da Tototerzo; lo piglio anche per te il biglietto allora?

  • Vai, grazie. A che ora ci si vede?

  • Mah, facciamo alle due e un quarto, ci si piglia r caffettino…

  • Vai, passo io da te allora, si va in macchina che c’è ghiaccio sulla strada, ok?

  • Vai, a dopo. Ciao grande.

 

Che bellezza, la neve per terra in Piazza Mazzini illuminata dal sole, il biglietto appena comprato per tornare allo stadio dopo un po’ di tempo, il Livorno che sta giocando anche bene e si preannuncia una bella partita. Andare allo stadio per me ha sempre avuto a che fare con il tornare bimbi: quella gioia per cose semplici e rituali; quel non pensare ad altro che a vedere il campo verde, la palla che corre, i colori sugli spalti, i cori, i gol sotto la curva… O col mio babbo o con qualche amico è sempre una cosa quasi magica…

Così è andata anche questo Sabato, ero già pronto a un bellissimo pomeriggio con il mio amico Francesco a gioire come i bimbi alla partita, battere il Padova e salire in classifica… Cammino leggero in Via Nazario Sauro e canticchio “Livorno, tu sei la mia vita…” e mi interrompo per fare un’altra telefonata.

Sabato ore 14,30

  • Oh babbo, ciao, dove sei?

  • A casa.

  • Come a casa? Non sei allo stadio? Ti chiamavo perché sono qui, allo stadio, ho preso il biglietto all’ultimo con Francesco.

  • No, non si gioca.

  • Cosa? Perché non si gioca??… (oh, Fra! Dice non si gioca…) (Come non si gioca?)….

  • Mah, dice il Padova è arrivato tardi per la neve, e insomma son stanchi e non si gioca…

  • No, ma scherzi, dai…

  • No, davvero… davvero… Ma sarà quel (omissis) di Spinelli che avrà da chiedere qualche favore al Padova o alla Lega, e avrà detto, va bene vai non si gioca…

  • No, ma non ci posso credere…

  • Eh, credici…

  • (omissis) (omissis) va be’, ci si sente dopo, vai…

  • Ok, ciao ciao…

 

In effetti, il posto alla Barriera si era trovato con sospetta facilità… Nulla, non si gioca perché il Padova ha fatto tardi ad arrivare a Livorno per via della neve sulla strada…

Campo praticabile e partita rinviata. Una cosa mai vista. Dopo questo precedente si potrà chiedere di rinviare partite per un guasto del pullman, per la rottura delle docce durante gli allenamenti, per l’influenza della figlia dell’allenatore…

Una volta se non si riusciva a raggiungere lo stadio in tempo per il fischio d’inizio si perdeva la partita. Questo è il normale lavoro e la normale responsabilità dei direttori sportivi; che sono anche ben pagati per fare questo (diciamo) lavoro e assumersi queste responsabilità… Se era prevista neve, partite prima. Se sbagli i conti, paghi… Il Padova Calcio sembra che sia comunque arrivato a Livorno almeno un paio d’ore prima del fischio di inizio. Quindi qui non si vede proprio il punto…

Ai signori che hanno deciso questa cosa, dico solo che devono avere più rispetto delle persone. Se il rispetto viene richiesto ai tifosi, i tifosi lo pretendono alla stessa maniera.

Rinviare una partita per un motivo che non sia di forza maggiore è una grave mancanza di rispetto, per chi ha preso il biglietto, per chi andava allo stadio contento come un bimbo, per chi ha l’abbonamento da sempre a 70 e passa anni e non si perde una partita…

Nulla di così grave intendiamoci, i problemi sono altri, ma voi, signori del calcio, dovete avere più rispetto. E vergognarvi anche un po’…

 

 

Appuntamenti del Weekend

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Ultimo weekend prima di Natale, se dovete ancora fare i regali cercate di muovervi… Intanto vi elenco qui qualche cosa da fare fino a questa Domenica, come sempre estratte da Li per Li.

Venerdì Sinfonico Honolulu @ London Pub

Venerdì-Sabato-Domenica Programmazione @ Teatro C

Venerdì-Sabato-Domenica Enrico IV @ Grattacielo

Venerdì Jam Session @ Paradosso

Sabato La somma e la differenza @ Teatro C

Sabato Livorno – Padova @ Stadio

 

 

 

 

Nido del Cuculo

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Nido del Cuculo a Livorno vuol dire sopratutto doppiaggi… da schiantarsi dal ridere…

La formula è semplicissima: si prende un film, un telefilm o qualsiasi altra cosa, e con due microfoni si ri-doppiano le voci originali. E così Rocky sembra cresciuto sul pontino. In realtà non è per nulla semplice… perché per far ridere ci vuole vero talento e Paolo e Lorenzo -i nostri eroi – fanno veramente ridere…

Hanno provato a imitarli in molti, con tutti i tipi di dialetti italiani: sarò campanilista ma non c’è davvero storia… Hanno iniziato per gioco e ora infatti riempiono i teatri in tutta Italia con queste incredibili boiate…

Paolo è diventato anche una vera star, di quelle che fanno i film coi Vanzina per dire (anche se ha dimostrato di essere un attore vero con Paolo Virzì) ma la cosa per cui passerà alla storia saranno sicuramente i doppiaggi. Lorenzo invece, se lo incontri per strada, sembrerebbe anche una persona seria…

Insieme sono ancora una coppia di comici unica.

I miei personaggi preferiti sono il perenne fuoricorso frequentatore di aperitivi Magnum P.I., Stallone in tutte le sue versioni e gli splendidi e gaissimi Teletubbies… Cercateli su Youtube…

 

 

 

 

 

Storia di Livorno – Fortezza Vecchia

LivornoFortezzaVecchia.jpgOggi riprendiamo il nostro percorso storico e ripartiamo dalla Fortezza Vecchia. La Fortezza, che è forse la prima cosa che vede chi arriva dal mare, rappresenta uno dei simboli di Livorno, anche se avrebbe sicuramente bisogno di qualche seria opera di restauro… Per ora teniamocela così, con tutto il suo fascino dei secoli visibili a occhio nudo, e speriamo regga ancora per qualche secolo…

Fonte sempre da Wikipedia.

La Fortezza Vecchia presenta una forma asimmetrica ed è costituita da tre bastioni (l’Ampolletta rivolto verso la città, la Canaviglia verso il porto e la Capitana verso nord est), sebbene inizialmente ne fosse previsto anche un quarto rivolto a nord ovest, verso il mare aperto. I bastioni che, come le cortine murarie, sono rivestiti in mattoni hanno la caratteristica forma “a cuore” sperimentata dai fratelli Sangallo. Sugli angoli dei bastioni della Canaviglia e dell’Ampolletta, ora sostituiti da copie in marmo, erano apposti due grossi mascheroni in bronzo in forma di teste leonine (attualmente esposti nell’ingresso del Palazzo Granducale), opera diPietro Tacca ed allievi, alle cui campanelle venivano ormeggiate le galee capitane dei cavalieri di Santo Stefano.

In origine si accedeva al complesso fortificato solo via mare, grazia anche allo scavo di un canale tra il 1522 e il 1523 in modo da isolarlo completamente. Una piccola chiatta, trainata da una fune tesa tra la fortezza e l’antico scalo, ancora esistente della scomparsa Piazza S. Trinita, conduceva all’ingresso est, in adiacenza all’orecchione del bastione dell’Ampolletta. Sbarcati al piccolo attracco, ci si trova di fronte ad un imponente portale incassato nella scarpata muraria. Il suo arco è ornato da pietre di Vada tagliate a cuneo per adeguarle alla strombatura; l’ingresso è chiamato “Porta del Duca”. Sopra al portone un’iscrizione marmorea con stemma mediceo riporta il motto del duca Alessandro: “Sotto una fede et legge un Signor solo”. Oltre il robusto portone si apre una galleria coperta con una caditoia centrale al soffitto ed una saracinesca in ferro per la difesa. Vi si trovava il posto di guardia e immediatamente dopo il “Cortile d’Arme” a pianta quadrata.

Infatti, oltre questo ingresso, rivolto verso la città, sono identificabili ancora oggi i resti del cortile di guardia porticato, composto da pilastri ottagonali e archi a tutto sesto. Da qui una rampa, ad uso dei cavalli e carriaggi, fiancheggiata da scalini per i pedoni, conduce al piano superiore della fortezza, dominato dal Mastio di Matilde, dal Palazzo di Francesco I e da altri edifici minori, compresa la chiesa di San Francesco. Quest’ultima, un tempo inglobata all’interno di una costruzione più grande, è attualmente preceduta da una incongrua facciata realizzata a seguito delle devastazioni belliche. Sul piazzale affacciavano anche gli alloggi della guarnigione, che potevano ospitare fino a cinquemila persone, il palazzo di Cosimo I e la cisterna dell’acqua, purificata con un ingegnoso sistema di filtraggio naturale.

Da questo livello, un’altra rampa porta poi alla galleria inferiore che si apre lungo le mura prospicienti la Darsena Vecchia e che collega tra loro i bastioni dell’Ampolletta e della Canaviglia; una seconda galleria parte invece dalla Canaviglia e si insinua fino alla Quadratura dei Pisani, mentre un terzo passaggio si sviluppa sul lato settentrionale del forte. Esse, oltre ad essere utilizzate per la distribuzione e il deposito delle attrezzature, servivano per il controllo dei danni subiti durante i conflitti a fuoco.

Caratteristico inoltre è il Bastione della Capitana, al cui interno si trovava una polveriera che esplose durante l’ultima guerra mondiale, causando una traslazione verticale del bastione stesso e il crollo parziale della volta di copertura interna.

Infine, all’interno del Mastio di Matilde, sono conservati alcuni stemmi dei comandanti che hanno prestato servizio nella fortezza che in origine erano chiamati Sopracciò della Fortezza; tali stemmi sono quelli sopravvissuti alle distruzioni dei Francesi del 1799. Qui era situata anche una cappella affrescata, dove, nel maggio del 1790, si tenne una prima messa.

I danni riportati nell’ultimo conflitto bellico hanno cancellato gran parte delle costruzioni presenti all’interno, ma hanno lasciato sostanzialmente intatta la cortina muraria cinquecentesca. Per migliorare l’accessibilità dell’interno, i restauratori hanno installato una caratteristica passerella metallica, che copre l’intero perimetro del fortilizio, permettendo una suggestiva vista dall’alto anche della “Quadratura dei Pisani” e della annessa torre quadrata.

Storia.

Sin da epoche remote la zona della Fortezza Vecchia fu interessata da numerosi insediamenti, dei quali ancor oggi restano alcune testimonianze, quali ad esempio i resti di un abitato di capanne risalenti al passaggio tra l’Età del bronzo e l’Età del ferro, al di sopra dei quali si trova uno strato di reperti di epoca etrusca e romana. [1]

In età medioevale il nucleo originario della fortezza era costituito da una torre quadrata posta ai margini di Porto Pisano, il grande scalo portuale che si estendeva tra Pisa e l’allora villaggio labronico. Tale manufatto, sia pure sbassato nella sua altezza è ancora visibile. Successivamente, a breve distanza dalla prima, fu innalzata una seconda torre a pianta circolare, che la tradizione vuole costruita per volontà di Matilde di Canossa, pur senza effettivi riscontri storici. Dopo la seconda metà del Trecento le due torri furono unite da una cinta muraria voluta dalla Repubblica di Pisa, la cosiddetta “Quadratura dei Pisani” (o “Rocca Nuova”), probabilmente in sostituzione di una precedente palizzata lignea.

La Quadratura dei Pisani fu eretta intorno al 1377, benché alcuni storici la facessero risalire alla costruzione delle mura di Livorno castello (1392). Fu detta, appunto, anche “Rocca Nuova” per distinguerla dalla “Rocca Vecchia”, una fortificazione quadrata non distante dall’attuale Fortezza Vecchia, nell’area in cui ora sorge il Monumento dei Quattro mori. Secondo alcuni fu costruita dai pisani Puccio di Landuccio e Francesco di Giovanni Giordani. Con il “Mastio di Matilde” adiacente aveva funzione di cittadella sul mare a difesa dell’ingresso meridionale di quanto restava dell’insabbiato Porto Pisano e della limitrofa cala labronica (Pamiglione). Era quindi la sede della guarnigione del porto, venendo successivamente inglobata nella Fortezza Vecchia. La Quadratura era costituita da una fortificazione di forma quasi quadrata, misurando i suoi lati circa metri 25x25x28x18 e composta da una serie di alloggi e locali ad uso di magazzini ed aveva un livello medio sul mare di circa 4,80 metri. Le mura in mattoni, come si vedono ancora oggi, erano merlate con i camminamenti della ronda in giro. Nel1405, quando Livorno passò sotto il potere di Genova, vi furono costruiti tre fortini sui tre lati del mare per alloggiarvi le bombarde ed altre bocche da fuoco su tutti i lati; inoltre, le mura sul lato di terra vennero rastremate e rinforzate all’esterno con scarpate per sostenere il fuoco nemico, mentre la merlatura fu sostituita da merloni stondati, tagliati nel parapetto, più adatti a deviare i colpi delle bombarde e spingarde. Attualmente costituisce l’avancorpo aggettante verso il mare su cui s’innesta il bastione della Canaviglia alla Bocca della Darsena. Vi si accede dall’ingresso attualmente usato per le visite turistiche.

La fortezza vera e propria risale tuttavia al XVI secolo, quando i Medici, divenuti padroni del castello di Livorno, avviarono un’importante trasformazione delle strutture preesistenti. I lavori iniziarono nel 1519 su progetto di Antonio da Sangallo il Vecchio e si conclusero nel 1534, sotto il duca Alessandro de’ Medici, come riportato in una lastra commemorativa ancora conservata sulle mura dello stesso fortilizio (Alex. Med. Dux Flor. Anno D. 1534, die prima Aprilis W. Semper).

Pochi anni dopo, il granduca Cosimo I de’ Medici volle realizzarvi un palazzo per farne la propria residenza durante le sue frequenti visite alla città; l’edificio, completato intorno al 1546, sorgeva al di sopra della “Quadratura dei Pisani” e dominava per la sua imponenza il profilo della fortezza. Lo stesso granduca volle edificare, all’esterno della fortificazione, una residenza per il suo seguito (attuale Palazzo Mediceo).

Il suo successore, Francesco I, innalzò invece una palazzina rivolta verso il mare e, sul lato opposto, una piccola cappella dedicata a san Francesco, dove nel 1606 si svolsero le solenni cerimonie per l’elevazione di Livorno al rango di città. [2]

Con la fine della dinastia medicea e il passaggio del Granducato di Toscana ai Lorena, la Fortezza Vecchia divenne sede di una caserma militare (1769) per nobili, al fine di formarli ufficiali dellesercito toscano. Successivamente diviene l’alloggio degli ultimi schiavi e “bonavoglie” liberati dopo la soppressione del Bagno penale. Durante l’occupazione napoleonica, ibastioni furono sopraelevati con un alto muro di coronamento con feritoie per fucileria e l’apertura di numerose e caratteristiche bocche per i cannoni. Nello stesso periodo sulla sommità del Mastio fu posto un telegrafo visivo.

Parzialmente adibita a prigione (vi sarà recluso per breve tempo anche Francesco Guerrazzi) e inglobata successivamente nell’area doganale del porto, la fortezza, negli anni che vanno dalla metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento, subì numerose modifiche con l’apertura di nuovi varchi interni ed esterni alla cortina muraria.

La seconda guerra mondiale causò danni ingentissimi, distruggendo quasi completamente il Palazzo di Cosimo e la maggior parte degli edifici presenti sugli spalti, ad esclusione del possente Mastio di Matilde. A partire dagli anni settanta è stato avviato un impegnativo programma di restauro, che ha recentemente riconsegnato gran parte della complesso alla cittadinanza.

Foto: Hotelitaliani.it

 

Appuntamenti del Weekend

logo liperli.jpgEcco l’immancabile post del venerdì con un estratto da Li per Li per segnalare alcuni degli appuntamenti di questo weekend livornese che va a iniziare. Di Li per Li vi ricordo che potete consultare anche il motore di ricerca e il calendario e non solo la home!

Venerdì Zumpallà @ Edison

Sabato Gospel Festival @ Goldoni

Sabato Inaugurazione Carlo Zauli @ Galleria Peccolo

Sabato Le nostre stelle di Natale @ La Goldonetta

Sabato Gift @ Ex-Cinema Aurora

Venerdì-Sabato-Domenica Programma @ Teatro C