MART…quando l’arte scende in strada!

mart livornoFina da bambina sono stata sempre attratta da manifesti, scritte, disegni che ricoprivano i muri della città. Lasciare le tracce di un pensiero e condividerlo con tutti credo sia una forma d’arte a tutti gli effetti. A Livorno da qualche giorno sui muri della Venezia ed in centro sono apparsi dei cuori con dentro i volti di artisti (la tecnica usata è quella dello stencil) firmati “Mart”. L’identità dell’artista livornese rimane segreta. Da Modigliani a Pollock, da Van Gogh a Munch, da Bacon a Dalì, tutti accompagnati dallo slogan “Art is disease” ovvero “l’arte è una malattia”. Provocare per spingere a riflettere e stimolare la voglia di creare. Questo il messaggio che Mart vuole trasmettere e devo dire che la scelta di farlo alla sua maniera il segno lo lascia ed è bello giare un angolo e trovarsi davanti il volto di un grande artista. E chissà se Zeb, sentendone parlare, non ritorni a casa!

 

Foto: LivornoDailyPhoto

Ciao astronave…

stefano pilato, valerio michelucci, piazza mazzini

Non è bello svegliarsi una mattina fare una passeggiata e non trovare più la bellissima installazione di Stefano Pilato e Valerio Michelucci (sulla quale avevo scritto un post questa estate http://virgiliolivorno.myblog.it/archive/2012/07/29/eccoci-strane-presenze-in-p-zza-mazzini.html) in p.zza mazzini. Oramai io e la mia bambina ci eravamo abituate a quella strana presenza e quella collocazione mi sembrava il luogo ideale per il tipo di lavoro dei due artisti livornesi, ma l’amministrazione comunale ha deciso che lì non ci può più stare…non sto in questa sede a dirvi le motivazioni anche perchè di senso ne hanno veramente poco! Ora l’opera si trova a pisa ai navicelli…e chissà che un giorno si innalzi da terra e possa riprendere la via del mare e sorvolare sui nidi di cicogna che, per fortuna ancora resistono sugli alberi!

 

http://www.youtube.com/watch?v=8nz17-OUiqo

Le luci colorate di Gino Marotta in mostra a Livorno

galleria peccolo, gino marotta, sinagogaAncora una volta la Galleria Peccolo è stata protagonista di un evento artistico di altissimo livello; sabato scorso si è inaugurata la mostra di Gino Marotta dal titolo Metacrilati 2003-2010 e Luci colorate 2011-12. Un percorso suggestivo di luci e colori ha accolto i visitatori. Artista, Gino Marotta, che fin dai suoi esordi negli anni ’60 ha utilizzato il metacrilato (materiale della cartellonistica e dei pannelli pubblicitari) per ri-creare in arte la fauna e la flora

di una nuova “natura artificiale”. Il legame che questo artista ha nei confronti della nostra città lo portò nel 1960-61 alla realizzazione della decorazione della facciata per la ricostruita Sinagoga di piazza Benamozegh. In questa sua prima personale a Livorno utilizzando sempre scarti di metacrilato trasparente e colorato ha dato vita ad una “quadreria artificiale” colorata: sagome plastiche trasparenti dai toni leggeri e dall’atmosfera rarefatta in cui sono riconoscibili piccoli paesaggi immaginari o sognati, quasi istantanee panoramiche o memorie lontane di viaggi esotici. Con i metacrilati colorati di questi ultimi anni sono esposte anche alcune opere della nuova serie “Le Luci colorate” dove all’interno delle lastre trasparenti sono inseriti disegni virtuali e sagome luminose di sue sculture e animali realizzati nel passato. Un momento di lavoro che riprende e ripropone il tema di fondo di una ricerca artistica che Marotta ancora oggi continua.

La mostra sarà esposta fino al 16 ottobre con il seguente orario 10/13 – 16/20 esclusi festivi e lunedì.

 

Foto: Galleria Peccolo

“ECCOCI” …STRANE PRESENZE IN P.ZZA MAZZINI

 

piazza mazzini, johnny paranza, stefano pilato, art pesce frescoAndare in vacanza per qualche settimana, tornare a Livorno e scoprire sempre qualcosa di nuovo. Da qualche giorno non passavo da P.zza Mazzini e la Notte Bianca di sabato scorso (28 giugno) è stata l’occasione per  tornare ad assaggiare il buon fritto di Johnny Paranza. E proprio avvicinandomi al magico chiosco di sapori che da anni ormai anima quell’angolo rinnovato della P.zza, delimitato sull’imbocco di Corso Mazzini dallo storico e colorito Bar Sirena, nei pressi di ciò che resta dell’antica Fonte Guglia, l’Obelisco-Fontana  realizzata da Pasquale Poccianti nel 1836, noto sulla destra una strana sagoma. Mi avvicino in curiosità.. ed eccoci. Sì “Eccoci”, è questo il nome dell’istallazione artistica realizzata dal duo Valerio Michelucci e Stefano Pilato, che tornano a collaborare con questo nuovo intervento in P.zza Mazzini: lo scorso anno infatti a giugno presentarono l’originale “Cico cico on the trees”, i nidi di cicogne che ancora possiamo godere passeggiando tra gli alberi della piazza, dando un’occhiata in alto naturalmente. Questa nuova creatura dal titolo Eccoci è stata presentata nel corso di una serata molto partecipata e coinvolgente, una sorta di ready made, il 14 luglio scorso, come ho saputo da vari amici ed amiche che erano presenti che hanno visto pian piano comparire questa strana astronave insetto composta utilizzando materiale di recupero e rifiuti in genere (ventilatori, cassette di attrezzi, grate, etc. etc.), secondo il percorso che contraddistingue l’arte ed il lavoro di ricerca di Stefano Pilato (Art Pesce Fresco), assemblata con grande ingegno, cura e perizia dai due.

Due marziani? No, due umani con il cuore pulsante di creatività.

 

http://www.artpescefresco.com/eccoci/

Via Michon…tra arte e vintage

 

velocemente casuario, valentina restivo, maurizio biagini, via michon, centro arteVia Michon è una piccola strada secondaria di Livorno intitolata all’omonima famiglia. Si sviluppa in parallelo alla più nota e trafficata via Verdi e come questa trova sbocco nella centralissima P.zza Cavour. Non è molto frequentata e generalmente è conosciuta perchè ci sono gli uffici dell’ACI dove chi ha auto e/o moto o scooter deve andare a pagare il famigerato “bollo” almeno una volta all’anno. Eppure in Via Michon si trova un pezzo di storia di Livorno, la sala cinematografica più antica della città ancora attiva, per quanto da anni ormai dedicata alla programmazione “a luci rosse”, ovvero l’ex Salone Margherita aperto nel 1913, poi diventato Cinema Jolly.

E negli ultimi anni questa piccola via del centro è tornata a farsi conoscere e connotarsi per la sua valenza culturale. Già da tempo al civico 18 ad esempio trova sede la Rotini Art Gallery, famosa per essersi dedicata da sempre alla pittura dell’Ottocento Toscano. Qualche “numero” più in là al 24 trova invece spazio un altro luogo dedicato all’arte declinata nelle sue forme più moderne e d’avanguardia la Factory Design, accanto alla quale da poco è aperto anche un carinissimo negozio di abbigliamento vintage.

Ancora qualche passo ed arriviamo ai due fondi 36/38 che ospitano il Centro Michon che ospita da alcuni anni mostre di giovani artisti locali e non. Come è accaduto lo scorso venerdì con l’inaugurazione di “VelocementeCasuario” una mostra bi-personale degli artisti Maurizio Biagini e Valentina Restivo allestita in collaborazione con Alessandro Bulgini che ha avuto l’idea di esporre le loro opere in modo particolare. Le xilografie e ineleumgrafie di Valentina Restivo estratte dalla sua collezione “NewSovietPosters” a cui sta lavorando da più di un anno hanno infatti trovato spazio sulle pareti bianche delle due sale del Centro Michon, mentre i ritratti ed i paesaggi (olio e smalto su carta da pacchi) di Maurizio Biagini sono diventati, protetti da lastre di plexiglas, il pavimento stesso del Centro: naturalmente vietati quindi incauti tacchi a spillo. Le opere sono state gustate da molti amici, visitatori e colleghi artisti che si sono accompagnati convivialmente con del buon vino rosso e dello stuzzicante pane e salame. Ultima nota per il titolo della mostra, completamente privo di senso, come ci ha svelato la stessa Valentina: Maurizio ha scelto “velocemente” e io “Casuario” (uccello simile allo struzzo che vive nell’area oceanica, “abita nelle zone più fitte delle foreste pluviali e tropicali standosene nascosto per buona parte della giornata”). La mostra rimarrà allestita fino al 13 luglio. Un invito per tutti e tutte a visitarla.

 

Foto: Valentina Restivo

 

 

 

“Art Pesce Fresco”…quando riciclare diventa creatività

Stefano Pilato, Art Pesce Fresco, borgo cappuccini, Fin da bambina ho sempre trascorso le mie estati al mare, sulla spiaggia passavo le mie giornate raccogliendo conchiglie, pezzi di legno, vetri, pezzi di mattonelle colorate, sassi, oggetti restituiti dal mare. Scegliere Livorno come città dove vivere ha rappresentato una continuità emotiva nel legame verso il mare. C’è un piccolo laboratorio nel quartiere dove abito (Borgo dei Cappuccini), al numero civico 71, dove ho ritrovato pezzi della mia vita. Dal 1993 Stefano Pilato (livornese classe ’65) lavora alla produzione artistica alla quale ha dato il nome di “Pesce Fresco”. Dall’assemblaggio di oggetti (soprattutto legno) recuperati sulle spiagge etrusche prendono vita creature marine (pesci, balene, polpi, granchi e tanti altri personaggi che popolano il mare). Entrare nella bottega di Stefano (stracolma di oggetti) è come sedersi ad ascoltare una fiaba tramandata da generazioni, un mondo fantastico dove i materiali rivivono una nuova vita diventando occhi, pinne, code, tentacoli. Queste favole portano l’immaginazione verso mondi lontani e raccontano storie sempre nuove.

 

http://www.artpescefresco.com/

 

foto: artpescefresco

 

video: Carneigra “La Nave” (2009)

http://virgiliolivorno.myblog.it/archive/2011/02/02/la-nave.html

 

video: Ottavo Padiglione “In Vacanza” (1999)

http://www.youtube.com/watch?v=n7TNPIkRnvY

 

 

 

70m2 che lasciano il segno!

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Nel cuore di questa strana e contraddittoria città d’adozione che è Livorno, a due passi dall’Attias ed ancora meno da P.zza della Vittoria, è nato pochi anni fa su iniziativa di 3 architetti lo studio d’architettura nonché spazio espositivo 70m2, un luogo che da subito si è connotato come contenitore capace di adattarsi al contenuto ospitato all’insegna della contaminazione tra ambiti, arti e differenti discipline, espressi da individui e gruppi accomunati dalla creatività e dalla ricerca. Nei 70 metriquadrati di Via Poggiali 10 (questo l’indirizzo preciso) si sono incontrati nel tempo architettura, cibo, design, fotografia, musica, e spesso calici di buon vino.

Recentemente 70m2 ha dato spazio ad una delle tante discipline artistiche che hanno forte tradizione in città in termini di esperienza e talento espresso, ovvero il fumetto (comprendendo l’illustrazione in genere, quindi anche declinato alla vignetta, alla satira: non a caso Livorno è la casa madre del mensile satirico di respiro nazionale Il Vernacoliere), con l’allestimento “Lasciare il segno”, strutturato sull’esposizione di alcune tavole inedite e non di 4 autori che hanno animato due differenti appuntamenti nelle ultime due settimane di aprile. Il 20 gli ospiti sono stati due punte di diamante della scena satirica (e non) di origine labronica, Daniele Caluri ed Emiliano Pagani, ovvero i Paguri, padri di molti antieroi del Vernacoliere prima e di altri progetti poi in proprio (tra le altre cose Caluri ha collaborato anche per alcuni albi Bonelli). Il 27 invece è stata la volta del duo Francesco Ripoli Gianfranco Maffei entrambi autori per la casa editrice Becco Giallo, che da anni dà spazio al fumetto declinato all’impegno sociale ed alla salvaguardia della memoria storica del nostro paese. Ripoli, livornese di nascita ma cresciuto in provincia a Rosignano Solvay, nel 2007 ha esordito con il volume Ilaria Alpi: Il Prezzo della Verità (scritto da Marco Rizzo); Maffei, anche lui toscano “di mare”, ma della vicina Viareggio, nel 2011 ha presentato Viareggio. Una strage annunciata, graphic novel dedicata alla drammatica strage del 29 giugno 2009. 

La bianca linearità delle pareti di 70m2 si è così incrociata perfettamente con le chine ed i colori di quel linguaggio espressivo che è il fumetto, linguaggio che può essere utilizzato in diverse forme e modi e che varia da autore ad autore, garantendo diversi risultati mantenendo sempre l’efficacia della narrazione per immagini del nostro stesso mondo.

Ogni volta che si passeggia in questa città si scopre sempre qualcosa, angoli e posti interessanti…è così che ho scoperto questo studio un pomeriggio di qualche anno fà girovagando in bicicletta.

 

Informazioni generali

arch. Lucia Posarelli: lucia@70m2.it
arch. Marco Lulli: marco@70m2.it
arch. Marta Righeschi: marta@70m2.it
dott.ssa Alessandra Dini Hidalgo (resp. comunicazione)

 

https://www.facebook.com/pages/70m2/189063258660

 

http://www.70m2.it/filosofia.htm


foto: 70m2

 

Stills. Quando la fotografia racconta il cinema

foto, cinema, villa fabbricotti, virzì, bruni, gabriellini, Terrazza Mascagni 30 giugno 1896, sei mesi dopo la nascita del cinematografo, la Settima Arte arriva a Livorno con i fratelli Lumière e, grazie alla sua fama turistica e culturale, il legame che la città ha con il cinema è fin da subito molto forte. Legame che  ancora una volta viene sottolineato e celebrato grazie all’allestimento della mostra fotografica (organizzata dalla cooperativa Itinera in collaborazione con il Comune di Livorno) dal titolo “Stills Fotografie per il Cinema” di Paolo Ciriello che dal 31 marzo (si è conclusa ieri domenica 29 aprile) è stata ospitata nei locali della Bibiloteca Labronica F.D Guerrazzi, nella splendida cornice della Villa Fabbricotti, vero e proprio polmone verde della città. Ventiquattro scatti realizzati dal livornese Ciriello come fotografo di scena sui set dei film “La prima cosa bella” di Paolo Virzì del 2009; “Scialla” di Francesco Bruni del 2010; “I più grandi di tutti” di Carlo Virzì (proiettato in anteprima nazionale la sera stessa del 31 marzo a Livorno) ed “I padroni di casa” di Edoardo Gabriellini in uscita nelle sale. Quella di Paolo è una passione coltivata fin da bambino (padre e nonno noti professionisti in città) che con il passare degli anni si è arricchita di esperienze proprio in campo cinematografico al seguito di registi non solo livornesi. Tra bianco e nero e colore i fotogrammi dei film rivivono grazie all’occhio che ferma l’immagine cogliendo la naturalezza dell’espressione, conservando nella staticità quello che spesso attraverso il movimento della macchina da presa sfugge. Volti, situazioni, luci, colori, oggetti, luoghi riscrivono il film raccontandolo da un differente punto di vista, cogliendo momenti e prospettive spesso più singolari di quelle registrare dall’inquadratura della macchina da presa. Ma con la fotografia Ciriello racconta “per il Cinema” il suo stesso farsi narrando per immagini il set ed i suoi protagonisti, dagli attori e registi naturalmente, ma anche operatori, truccatori, macchinisti, ovvero coloro che rendono materialmente e tecnicamente possibile l’artificio del cinema.

Da sottolineare come il percorso fotografico sia stato arricchito dall’esposizione in apposite bacheche di volumi tematici sul rapporto tra cinema e fotografia, cogliendo così l’occasione per valorizzare parte di quel prezioso tesoro custodito proprio dalla Biblioteca ospitata nella Villa, ovvero il Fondo Bibliografico “Athos Rinadi”  (5.000 e più volumi sul cinema donati alla biblioteca Labronica).

Livorno ed il Cinema, un legame indissolubile che persiste nel tempo, attraverso le pagine ingiallite di un libro come nell’opaca patina di un ingrandimento in bianco e nero.

 

Foto: Paolo Ciriello

Gianfranco Baruchello alla Galleria Peccolo…quando l’arte passa da Livorno!

Gianfranco-Baruchello.jpgC’è un posto a Livorno, in p.zza della Repubblica al numero 12, dove da anni passa il meglio dell’arte contemporanea grazie all’attenta ricerca che Roberto Peccolo, con grande passione e competenza, dedica a questo settore. Sabato 10 dicembre è stata inaugurata un’importante mostra omaggio a Gianfranco Baruchello, artista nato a Livorno nel 1924, con opere realizzate tra il 1961 e il 2011 (già nel 1978 la Galleria Peccolo aveva ospitato una mostra personale “L’altra casa”, nel 1997 una mostra “Fuori Campo” era stata esposta nei locali di Villa Mimbelli e nel 2003 nuovamente la Galleria Peccolo aveva presentato alcune opere del periodo 1964-2002 e realizzato un piccolo libro autobiografico “Breve storia della mia pittura”).

Per la prima volta Livorno ospita opere mai viste attraverso cinquanta anni di lavoro dell’artista: dipinti su tela e alluminio, assemblaggi in scatole di plexiglass e legno, film, video (la ricerca di Baruchello, fin dall’inizio, è sempre stata diretta verso l’utilizzo di diversi materiali che poi trovano significato nell’assemblaggio e nel collage). Piccoli mondi che piano piano si definiscono attraverso verifiche dell’ immaginario dell’uomo-artista. La pittura è il luogo dove fare confluire pensieri, ricordi, esperienze, sentimenti, emozioni, montati insieme come i fotogrammi di un film. Importante è infatti anche il lavoro video di Baruchello; la sperimentazione dei media, da sempre, ha accompagnato il suo excursus artistico. Ho conosciuto l’artista a Roma nel 2001. Andai a trovarlo nella sua casa-studio a Monteverde per una intervista-chiacchierata e fù incredibile, come entrando, avvertii subito che sarebbe stato un incontro importante, unico. Conservo ancora un ricordo piacevole del tempo che scorreva e nello stesso momento sembrava fermarsi improvvisamente quando gli occhi incontravano oggetti, materiali, gesti, il bianco delle pareti e la luce che entrava dalle finestre disegnava nuovi percorsi sulle cose e nuovi stimoli visivi. Decifrare, scoprire, scandagliare, scavare, verificare, contaminare diventa attività primaria nel percorso dell’artista.

La mostra livornese è accompagnata da un catalogo in cui è pubblicata un’ intervista a cura di Cristina Olivieri nella quale Baruchello traccia le linee del suo lavoro e, parlando, è come se nuovamente si mettesse all’opera assemblando materiali che diventano altre cose e raccontano altre storie in una ricerca infinita di significati.

L’esposizione durerà fino al 20 gennaio 2012.  Orari di apertura: dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20, esclusi festivi e lunedì. Per informazioni telefono e fax (0586 888509) oppure email galleriapeccolo@libero.it

 

Foto: www.osservatoriofotografia.it

Renato Guttuso

119.jpgPer la serie grande arte, segnalo questa interessante mostra alla Galleria Guastalla dedicata a uno dei miei pittori preferiti: Renato Guttuso.

La mostra ha inaugurato già a fine maggio ma durerà fino al 10 di settembre, così c’è tutto il tempo per un bel giro.

Riporto di seguito il comunicato di presentazione della mostra e ricordo a tutti che la Galleria Guastalla si trova in Via Roma, 45

La Galleria Guastalla Centro Arte rende omaggio a Renato Guttuso nell’anno del centenario della nascita con una mostra dove saranno presenti circa 40 opere fra dipinti, tecniche miste, disegni e opere grafiche originali.

Guttuso nasce nella cittadina siciliana di Bagheria il 26 dicembre 1911,e inizia appena tredicenne a dipingere e a firmare i propri quadri; dopo gli studi liceali e universitari la sua formazione artistica si modella sulle correnti figurative europee, ispirandosi in particolare ad artisti quali Courbet, Van Gogh e Picasso e dopo aver rifiutato ogni canone accademico s’inserisce nel movimento artistico di “Corrente”, che con atteggiamenti scapigliati, sul finire degli anni ’30 s’oppose alla cultura ufficiale connotandosi di una forte opposizione antifascista.

L’artista non cesserà mai di lavorare sui temi delle nature morte, degli oggetti delle case umili della sua terra, degli squarci di paesaggio del Golfo di Palermo, dei quartieri di Bagheria. Puntualmente torna a stupire, alternando la visione luminosa e piena di colore di quadri che ritraggono la città natale a dipinti più impegnati, come la  “Battaglia al ponte dell’Ammiraglio” del 1952, e ancora con una serie di dipinti dal vero che trovano ispirazione dalle lotte contadine per l’occupazione delle terre , gli zolfatari, o squarci di paesaggio fra cactus e ficodindia, ritratti di amici e uomini di cultura.

Affascinato dal modello dantesco, dal ‘59 al ‘61 l’artista concepisce una serie di opere che poi verranno pubblicate in un volume edito da Mondadori, “Il Dante di Guttuso”, in cui i personaggi dell’Inferno vengono rivisitati come esemplari della storia del genere umano, confermando la versatilità dell’ingegno dell’artista.

Anche la figura femminile diventerà poi dominante nella sua pittura come lo fu nella vita privata. La mostra vuole offrire lo spunto per una riflessione sull’artista con opere che richiamano alcuni dei temi che hanno contraddistinto la carriera artistica di Guttuso.

Apre la mostra  il dipinto del 1939 “Cestino con frutta” (olio su compensato, cm 30×40) : una delle straordinarie nature morte che Guttusorealizza dal ’37 al ’39 e che oggi sono di difficile reperibilità.

“La stalla”, 1951 (olio su tela cm 113,5×133,5) è uno di quei grandi dipinti che Guttuso realizza negli anni ’50, di chiaro stampo neorealista e di denuncia sociale: quest’opera partecipò alla Biennale di Venezia del 1952, ed era ritenuta così importante dall’artista stesso, che sul retro scrive di suo pugno “non vendibile mai”.

Rientra invece nella serie di dipinti ispirati alla sua terra natia il quadro “Tetti di Palermo”, del 1976 (olio su tela cm 81×70), dove la ricerca del senso del colore e l’assoluta libertà della prospettiva rendono il dipinto di grande qualità e piacevolezza, come anche “Edera e falce” del 1962 (olio su tela cm 60×73) dove il soggetto apparentemente semplice diventa in realtà il pretesto per mostrare la sua grande abilità pittorica: questo dipinto, già appartenuto alla collezione di Giovanni Testori, fu esposto all’importante mostra antologica al Palazzo della Pilotta di Parma del 1963/64.

L’ immaginazione esplorativa di Guttuso non si esercita solo sull’attuale ma sente il bisogno di estendersi ai “testi” in virtù della propria vocazione culturale; è così che nascono le illustrazioni  eseguite negli anni ’60 per il volume ”Il Dante di Guttuso” (ed.Mondadori). In mostra sono esposte alcune di queste rare tecniche miste, dove personaggi dell’attualità si possono scorgere nei vari gironi danteschi.

Due raffinate tecniche miste del 1973, fanno  invece parte delle illustrazioni delle “Lettere persiane”, celebre romanzo di Montesquieu che critica la società europea non risparmiando né chiesa né istituzioni politiche.

Il “Cavolo”, del 1972 (disegno a china e acquarello cm 51×69) e “Polli al gancio”del ’74 (disegno a china cm 66×56) sono disegni preparatori per il grande e celebre quadro della “Vucciria” che sarà invece visibile nella sua interezza nella versione grafica stampata dall’artista nel 1985 presso la stamperia d’arte Graphis Arte di Livorno.

In mostra sarà esposta anche l’opera “Omaggio a Amedeo Modigliani” del 1984, attualmente esposta presso la Casa Natale dell’artista: è la litografia originale a colori eseguita in omaggio al grande artista livornese nel centenario della nascita su invito della galleria Guastalla-Graphis Arte di Livorno, presso la quale furono anche organizzate alcune importanti mostre negli anni settanta. 

Sarà visibile in mostra anche una selezione di disegni e di opere grafiche tra le più rappresentative realizzate da Guttuso oltre a vari volumi a lui dedicati.