La terrazza in autunno

terrazza mascagniCari amici, nel mio primo post da blogger vi ho parlato della terrazza Mascagni, luogo ma me amato per la sua luce, i suoi colori, i suoi grandiosi spazi, le sue geometrie perfette. In questi giorni d’autunno grigi e ventosi, pieni di atmosfera felliniana è un toccasana per mente e corpo trovare il tempo per una passeggiata…il mare spesso ne prende possesso inondandola fino ad impedire l’accesso, ma lo spettacolo “naturale” prende il sopravvento ed al tramonto non si rinuncia! Io non sono mai stata una romanticona ma vedere e vivere la terrazza in questa stagione mi porta una sottile e pungente commozione mista a nostalgici ricordi cinematografici che hanno accompagnato la mia vita e che mi legano a questa particolare città che mi tiene stretta a sé, nonostante alla quale in alcuni giorni non mi sento di appartenere. Allora prendo la bicicletta, copro bene la mia bambina e ci godiamo la nostra piccola “meravigliosa” vita lì, in quell’angolo unico tra cielo, terra e mare!

Quando il tifo colora le strade

livorno calcio, striscioni amaranto, curva nordUna delle grandi passioni della città di Livorno è da sempre l’attaccamento alla gloriosa squadra di calcio e alla maglia amaranto che la contraddistingue. Città e squadra sono sempre state fortemente legate l’una all’altra e lo Stadio Comunale di Ardenza, poi intitolato ad “Armando Picchi”, è sempre stato il luogo eletto per esprimere e ciclicamente rinsaldare questo legame.

Negli ultimi anni, per varie ragioni che non sto qui ad affrontare, questo legame sembra essersi un po’ indebolito ed allo stadio da tempo ormai non si vedono più i pienoni di una volta: i gradoni e gli spalti spesso regalano scorci tristi e desolanti.

Ad ogni modo, il campionato del Livorno Calcio (che ai meno e alle meno avvezze ricordiamo che gioca in Serie B) è ripartito con una convincente vittoria in trasferta e stasera (si è lunedì.. ma ormai è da anni che il calcio non è più appuntamento esclusivo della domenica: la legge della tv commerciale è implacabile) la squadra amaranto gioca la prima di campionato in casa.

Vuoi perchè è lunedì sera, vuoi perchè il meteo sembra promettere nuvole e pioggia, non credo che stasera l’Armando Picchi si riempia, ma sono sicura che il vero cuore pulsante dello stadio (e diciamolo, a volte sembra esserlo anche dell’intera città) ovvero la Curva Nord regalerà una cornice di pubblico dignitosa ed orgogliosa dei propri colori.

Da circa una settimana infatti molte strade della città sono state “colorate” d’amaranto (il blitz notturno è scattato tra lunedì e martedì) con bandierine, cartelli e striscioni che incitano la squadra e soprattutto invitano i livornesi a svegliarsi e tornare allo stadio.

Una iniziativa promossa da quel che resta del tifo caldo labronico, da quel che resta dei cosiddetti “ultras” amaranto, una iniziativa che ha suscitato naturalmente grande attenzione e clamore ed innescato immancabili polemiche da tastiera: già, perchè da dietro un computer criticare i gesti altrui è sempre molto comodo.

A me ha fatto piacere girare per la città ed imbattermi in questi cartelli e striscioni che speriamo davvero contribuiscano a riaccendere una passione collettiva che è davvero troppo importante, al di là del calcio in se, per Livorno e la sua storia.

Che dire, ci vediamo allo stadio!

 

 

Più giochi per tutti!

parco centro città, p.zza magentaHo sempre sognato vivere in una città a misura di bambino, dove il verde prenda il sopravvento sugli altri colori e dove non si deve fare gli slalom tra le macchine per spingere il passeggino (ultimamente infatti sto girando spesso in bicicletta con la quale la vivibilità degli spazi urbani migliora anche se solo per certi versi).


Anche se Livorno, da questo punto di vista, lascia molto a desiderare…

Nel mio quartiere c’è un piccolo parco pubblico, il “Parco centro Città”, molto frequentato soprattutto nella stagione invernale (certi pomeriggi pare di essere a Woodstock!). Due altalene ed uno scivolo solo gli unici giochi. In primavera, per iniziativa dei gestori del chiosco-bar all’interno del parco, sono state raccolte le firme per potenziare l’area giochi (oltre che una maggiore cura e pulizia) e credo che siano state davvero tante! Finalmente i nuovi giochi sono arrivati, come anche in un’altra zona della città fino ad ora sprovvista, P.zza Magenta (dietro il palazzo della Coin). Anche se si continuerà a fare la fila per l’altalena si farà con un altro spirito…qualcosa si è mosso e ne vale sempre la pena farsi sentire e domani un giro sull’altalena me lo faccio anche io!

Siuski…un tuffo tutto labronico

siuskiLa prima volta che ho sentito la parola “siuski” mai avrei potuto pensare che si trattasse di un tuffo tipicamente livornese. Sì, perchè figurati se a Livorno non inventavano anche i tuffi! Siuski è un suono onomatopeico, quello che fà il corpo quando entra in acqua (urlando siuski fino allo schianto finale rigorosamente pieno di schizzi). E’ vero! Gli stabilimenti balneari sono la patria del siuski (quì è stato inventato), dove vere e proprie gare prendono vita sui moletti o scogli, perchè d’estate ci si trasferisce sui bagni (ci manca solo di dormirci la notte!). Secondo me i livornesi raccoglierebbero le firme perchè i bagni restassero aperti anche di notte, magari per un siuski al chiar di luna. Chissà che un giorno non succeda davvero!

 

 

Foto: da “Siuski. Livorno in 21 tuffi”, Ed. Erasmo (2009)

Miracolo a La Vela

baracchina la vela, Accademia, Bobo Rondelli, Paolo VirzìQualche anno fa su questo blog vi abbiamo parlato di una delle poche spiaggette libere di Livorno (città anomala per quanto riguarda l’accessibilità libera al mare, un po’ per conformazione fisica, un po’ per interessi), ovvero della spiaggia della Vela, subito dopo gli scogli dell’Accademia e prima dei Bagni Fiume. Spiaggetta libera che è “assistita” dall’omonima baracchina/bar che dal 2008 mette a disposizione dei bagnanti il noleggio di lettini da spiaggia.

Il noleggio dei lettini in questi anni è diventato così un appuntamento fisso per molti e le ultime estati sembra davvero essere diventato un must. Direte voi, che c’è di così strano o interessante?

Beh, provate ad andare sulla spalletta dietro La Vela e dare un’occhiata verso il mare: quello che vedrete non è poi così usuale. Per chi non fosse in zona poi basta che si riguardi il documentario su Bobo Rondelli che ha fatto Paolo Virzì nel 2009, L’uomo che aveva picchiato la testa, che inizia e finisce proprio in questo tratto di costa labronica.

A parte rare eccezioni infatti quasi tutti i lettini non trovano collocazione sulla spiaggetta che vi dicevo sopra ma sono sparpagliati sulla spianata rocciosa a raso del mare (elemento tipico del litorale labronico, ve ne ho parlato anche a proposito del Palio Marinaro), praticamente in mezzo al mare, su una sorta di secca, tra pesci e favolli. Ed allora vedi persone (grandi e piccini) più o meno cariche di borse, a piedi nudi o con ciabatte, asciugamani e vivande che quasi “miracolosamente” (a vederli sembrano camminare letteralmente sull’acqua) raggiungere i punti più improbabili ed impervi. Ma fidatevi, ne vale la pena. Quindi, che fa anche rima, tutti alla Vela!

 

“ECCOCI” …STRANE PRESENZE IN P.ZZA MAZZINI

 

piazza mazzini, johnny paranza, stefano pilato, art pesce frescoAndare in vacanza per qualche settimana, tornare a Livorno e scoprire sempre qualcosa di nuovo. Da qualche giorno non passavo da P.zza Mazzini e la Notte Bianca di sabato scorso (28 giugno) è stata l’occasione per  tornare ad assaggiare il buon fritto di Johnny Paranza. E proprio avvicinandomi al magico chiosco di sapori che da anni ormai anima quell’angolo rinnovato della P.zza, delimitato sull’imbocco di Corso Mazzini dallo storico e colorito Bar Sirena, nei pressi di ciò che resta dell’antica Fonte Guglia, l’Obelisco-Fontana  realizzata da Pasquale Poccianti nel 1836, noto sulla destra una strana sagoma. Mi avvicino in curiosità.. ed eccoci. Sì “Eccoci”, è questo il nome dell’istallazione artistica realizzata dal duo Valerio Michelucci e Stefano Pilato, che tornano a collaborare con questo nuovo intervento in P.zza Mazzini: lo scorso anno infatti a giugno presentarono l’originale “Cico cico on the trees”, i nidi di cicogne che ancora possiamo godere passeggiando tra gli alberi della piazza, dando un’occhiata in alto naturalmente. Questa nuova creatura dal titolo Eccoci è stata presentata nel corso di una serata molto partecipata e coinvolgente, una sorta di ready made, il 14 luglio scorso, come ho saputo da vari amici ed amiche che erano presenti che hanno visto pian piano comparire questa strana astronave insetto composta utilizzando materiale di recupero e rifiuti in genere (ventilatori, cassette di attrezzi, grate, etc. etc.), secondo il percorso che contraddistingue l’arte ed il lavoro di ricerca di Stefano Pilato (Art Pesce Fresco), assemblata con grande ingegno, cura e perizia dai due.

Due marziani? No, due umani con il cuore pulsante di creatività.

 

http://www.artpescefresco.com/eccoci/

La minestra “sui” favolli

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Una delle parole più utilizzate d’estate a Livorno è sicuramente la parola “favollo”.  Il favollo è un grosso granchio peloso che di questo periodo non ha vita facile…orde di ragazzini (e spesso anche più cresciuti!) passano le giornate a cacciare tra gli scogli armati (con attrezzi fai da te che mettono in mostra, facendo a gara a chi ne prende di più) di tutto punto, sognando un piatto di minestra. Sì, perché la minestra “sui” favolli (così è che i livornesi chiamano questo piatto), ancora una volta conferma lo spirito fantasioso e godereccio di questa città. Senza dimenticare anche un’altra accezione del termine favollo soprattutto utilizzata sui Bagni o sugli scogli per indicare una persona particolarmente palestrata, con appunto un petto da favollo da sfoggiare. E devo dire che il questo caso l’immagine rende bene l’idea!

Ingredienti

500 gr. di favolli , 350 gr. di spaghetti, 500 gr. di pomodori pelati e un cucchiaio di concentrato di pomodoro, 1/2 bicchiere d’olio d’oliva extravergine, 1/2 bicchiere di vino rosso, 2 spicchi d’aglio , qualche foglia di salvia e sale

In un tegame largo mettete l’olio, la salvia e fate appena soffriggere insieme al trito d’aglio , togliete la salvia, unite i favolli ridotti in pezzi. Fate rosolare per pochi secondi a fuoco vivo, aggiungete il vino, lasciate sfumare, quindi unite i pomodori schiacciati con una forchetta e il concentrato diluito in poca acqua ; salate, coprite e fate cuocere a fuoco lento per circa 20 minuti; nel frattempo cuocete al dente gli spaghetti e fateli saltare nel sugo di favollo.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Palio Marinaro, una tradizione lunga 85 anni

 

palio marinaro livorno, terrazza mascagni, piazza mazzini, ovosodoDal 1927 nello specchio di mare di fronte alla Terrazza Mascagni, uno dei luoghi più suggestivi, amati e fotografati della città, si svolge la competizione per eccellenza della tradizione remiera labronica che insieme alla Risiatori ed alla Barontini costituisce il cosiddetto “Trittico”, ovvero il Palio Marinaro.

Ancora una volta confrontandosi con l’elemento dell’acqua i vari equipaggi che rappresentano i rioni o zone della città si sfidano sui caratteristici ed ormai familiari “gozzi” a 4 e 10 remi.

Ieri, Domenica 8 luglio, è andata in scena l’edizione 2012 (arricchita da una serie di eventi che hanno preceduto e contornato, sia per attirare turisti e forestieri, sia per coinvolgere gli stessi livornesi che spesso hanno perso il contatto con i quartieri ai quali non si sentono più legati) del Palio vero e proprio. Nella gara delle gozzette a 4 remi ha trionfato l’equipaggio rosso-verde dell’Ardenza, mentre il Palio a 10 remi è stato vinto a sorpresa (favorito infatti era il Venezia) dai bianco-gialli dell’Ovosodo che hanno vogato in boa 3 (8 sono le boe, alcune più vicine a terra altre più verso il largo, quindi entrano in gioco varie componenti ambientali: per questo il posto in boa viene sorteggiato il giorno prima del Palio). Da segnalare poi il successo nella categoria femminile dell’equipaggio del Labrone, una delle nuove sezioni nautiche nata dalla fusione di due storiche cantine Fabbricotti e Shangay-Torretta.

Come ho scritto più volte ogni gara del cosiddetto “trittico” si svolge in un contesto particolare che determina una differente fruizione da parte di chi guarda. Il Palio, come accennato, si svolge completamente in mare aperto, ma a due passi dalla terra. Alcuni, come per la Risiatori seguono la gara dal mare su piccole e medie imbarcazioni godendo di una prospettiva particolare, con il sole alle spalle che illumina gli spalti e le bandiere posizionate sulla Terrazza Mascagni  (come recita Wikipedia è un grande piazzale delimitato verso il mare da una sinuosa balaustra formata da 4.100 eleganti colonnine in conglomerato cementizio; il pavimento è costituito da una scacchiera di 8.700 metri quadrati formata da 34.800 piastrelle bianche e nere) che si fondono nel gioco della prospettiva e degli zoom fotografici con lo sfondo costitutito dalle facciate dei palazzi del Viale Italia.Ma il grosso del pubblico segue la gara da terra, disposto appunto sulle spallette e le tribune montate sulla Terrazza (come familiarmente la chiamano i livornesi), ma anche disposti sulle “punte” dei vicini Bagni Pancaldi, direttamente in costume ed infradito.

Poi c’è una terza categoria di spettatori, diciamo anfibi, tra i quali rientro anche io, ovvero coloro che seguono la gara da quella zona naturale caratterizzata da pozze d’acqua intervallate da piccoli scogli e secche che separano la Terrazza dal mare fondo. Ognuno si dispone dove vuole o può in connaturale disordine, chi in piedi, chi arroccato con l’asciugamano su qualche sperone roccioso, chi andando in su e giù rischiando la più classica delle “figurette” ovvero scivolare sulle alghe vischiose che ricoprono tipo muschio questi scogli a pelo d’acqua.

Personalmente preferisco scegliermi la mia pozza d’acqua e godermi con i piedi a mollo ed il corpo ristorato da una lieve brezza lo spettacolo in controluce  (che non è solo la gara ma anche la stessa cornice di atipico pubblico) del Palio Marinaro ovviamente in compagnia dei miei RayBan very very vintage.

Così ho fatto anche quest’anno per poi concedermi sulla strada di ritorno a casa, percorsa rigorosamente in bicicletta, una cena-sosta in P.zza Mazzini a base di totani fritti e buon vino bianco. Ma sarà  bello il Palio Marinaro?

 

foto: La Nazione

 

Arene estive…quando il cinema è sotto le stelle

 

Arena Fabbricotti, Arena Ardenza, Arena La metaIn questi giorni il caldo si fa sentire…e le serate all’aria aperta portano un po’ di refrigerio, meglio se accompagnate dalla visione di un buon film! Sì perchè, nella nostra città il cinema all’aperto d’estate funziona ancora (per fortuna!). Tre sono le arene estive: Arena Fabbricotti, Arena Ardenza e Arena La meta.

La programmazione (tutte le sere) accontenta un po’ tutti, dalla commedia al film drammatico, dal thriller al vernacolo ed anche serate particolari con musica dal vivo a fare da sottofondo alla visione della pellicola. Allora non mi resta che augurarvi buona visione e magari se sarete fortunati riuscirete a vedere una stella cadente o qualche lucciola! Ah dimenticavo, se volete stare più comodi e godere a pieno dello spettacolo portate un cuscino da casa e un antizanzare.

Questo è il link dove trovare tutta la programmazione:

 

http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2012/06/23/news/livorno-il-programma-delle-arene-estive-giugno-luglio-1.5306939


foto: Marco Bruciati

 

In giro nella Notte Blu, tra Caproni e Barontini

Coppa Barontini, Borgo Cappuccini, Bodeguita, Barrocciaia, Quartiere Venezia, notte blu livorno, fortezza vecchia, P.zza Cavallotti, pentagono buontalenti,Per il secondo anno consecutivo uno dei tradizionali appuntamenti della vita dei Livornesi, la “Coppa Ilio Barontini”, gara remiera a cronometro che si svolge lungo i fossi medicei, è stato organizzato in contemporanea con altro evento di socializzazione (e rilancio commerciale) dell’estate della provincia labronica, ovvero la Notte Blu, con negozi aperti fino a tarda sera e spettacoli sparsi in vari angoli della città.

Come ricordavo in un post di un paio di settimane fà, le gare remiere sono occasioni per riscoprire ogni anno la natura acquatica della città. Nello specifico la Coppa Barontini, intitolata al livornese Ilio Barontini (leggendario comandante partigiano, membro della Assemblea costituente e Senatore della Repubblica, scomparso nel 1951) e giunta quest’anno alla 45esima edizione, ci permette di godere dei percorsi e specchi d’acqua dei “Fossi” (canali scavati a partire dal XVI secolo su iniziativa di Cosimo I dei Medici), la cintura d’acqua che partendo dalla Darsena Nuova abbraccia il cosiddetto pentagono del Buontalenti (la pianta storica della città, diciamo il centro storico, per quanto atipico rispetto al canonico centro storico dell’immaginario comune, soprattutto della Toscana) e che si perde nei canali del Quartiere Venezia per poi ricongiungersi al mare sotto la Fortezza Vecchia, di fianco alla Darsena Vecchia.

Andare a vedere la Barontini vuol dire quindi innanzitutto godersi i percorsi e gli scorci insoliti della città di sera, che cambiano a seconda da dove si arrivi e dove si voglia arrivare (perchè la coppa la si può seguire da molti posti diversi). Percorsi e scorci da due anni arricchiti dall’incrocio con gli eventi della Notte Blu, che se da una parte distoglie l’attenzione dalla gara, dall’altra porta molte più persone in strada, anche chi è meno affezionato ai gozzi e che magari, vogliamo sperare, ne abbia per caso, attraversando un ponte o sostando su una spalletta in Venezia, scoperto la forza e la magia.

Io sono partita dal quartiere dove vivo Borgo dei Cappuccini, risalendo la lunga Via Verdi ed attraversando la Piazza Cavour in direzione degli Scali Olandesi.. ma per l’occasione mi sono permessa una deviazione nella vicina e raccolta P.zza Caproni, uno spicchio di città intitolata ad un suo immenso personaggio, il poeta Giorgio Caproni, dove era stata organizzata una maratona notturna di letture. Giusto il tempo per godere in silenzio della lettura di alcuni suoi versi che poi mi hanno accompagnata per tutto il resto della serata, attraversando il ponte davanti a Via Novelli, passando di fianco al Mercato Centrale per risalire gli Scali Saffi prima e San Cosimo poi per poi curvare, godendo di un suggestivo scenario naturale, a sinistra verso P.zza della Repubblica, ovvero un immenso e largo ponte di fatto, sotto al quale passano infatti i gozzi dei vari rioni che si contendono la Coppa e che sbucano dall’altra parte nello specchio d’acqua che circonda la Fortezza Nuova. Dalle grate nel mezzo alla P.zza si possono sentire le voci e vedere i remi dei vogatori nel massimo del loro sforzo da una prospettiva davvero speciale. E poi ancora perdersi nei colori e riflessi dei palazzi degli Scali delle Cantine, che dal Pontino portano seguendoli in Venezia, dove la Coppa viene seguita da ponti e spallette tra un ponce, una birra o il celebre mojito della Bodeguita, uno dei tanti locali del caratteristico quartiere.

E proprio da P.zza dei Domenicani (giusto sopra la Bodeguita) dove spicca la cupola ottagonale della Chiesa di Santa Caterina, in direzione di Via della Madonna e transitando da P.zza Cavallotti, ancora animata dai musicisti dell’Orchestrina e da chi ancora mangia e beve ai tavoli della mitica Barrocciaia me ne torno stanca verso casa. Stanca ma vincitrice, già, perchè nel frattempo mi sono scordata di dirvi che questa 45esima edizione della Barontini durante la quale si è ricordato la scomparsa recente (6 aprile) di un grande livornese amante dello sport Gino Calderini (presidente provinciale del Coni) l’ha vinta proprio l’armo bianconero a 10 remi del Borgo Cappuccini.

Cosa volere di più da una notte blu?


Foto: Martina Bacci