La terrazza in autunno

terrazza mascagniCari amici, nel mio primo post da blogger vi ho parlato della terrazza Mascagni, luogo ma me amato per la sua luce, i suoi colori, i suoi grandiosi spazi, le sue geometrie perfette. In questi giorni d’autunno grigi e ventosi, pieni di atmosfera felliniana è un toccasana per mente e corpo trovare il tempo per una passeggiata…il mare spesso ne prende possesso inondandola fino ad impedire l’accesso, ma lo spettacolo “naturale” prende il sopravvento ed al tramonto non si rinuncia! Io non sono mai stata una romanticona ma vedere e vivere la terrazza in questa stagione mi porta una sottile e pungente commozione mista a nostalgici ricordi cinematografici che hanno accompagnato la mia vita e che mi legano a questa particolare città che mi tiene stretta a sé, nonostante alla quale in alcuni giorni non mi sento di appartenere. Allora prendo la bicicletta, copro bene la mia bambina e ci godiamo la nostra piccola “meravigliosa” vita lì, in quell’angolo unico tra cielo, terra e mare!

Siuski…un tuffo tutto labronico

siuskiLa prima volta che ho sentito la parola “siuski” mai avrei potuto pensare che si trattasse di un tuffo tipicamente livornese. Sì, perchè figurati se a Livorno non inventavano anche i tuffi! Siuski è un suono onomatopeico, quello che fà il corpo quando entra in acqua (urlando siuski fino allo schianto finale rigorosamente pieno di schizzi). E’ vero! Gli stabilimenti balneari sono la patria del siuski (quì è stato inventato), dove vere e proprie gare prendono vita sui moletti o scogli, perchè d’estate ci si trasferisce sui bagni (ci manca solo di dormirci la notte!). Secondo me i livornesi raccoglierebbero le firme perchè i bagni restassero aperti anche di notte, magari per un siuski al chiar di luna. Chissà che un giorno non succeda davvero!

 

 

Foto: da “Siuski. Livorno in 21 tuffi”, Ed. Erasmo (2009)

Corti di Sabbia…piccoli film in riva al mare!


corti di sabbia, bagni vittorio emanuele, calambrone, diego collaveri, paolo e marco bruciati, marco sisiCome sapete questo blog è dedicato a Livorno. Beh, per una volta sconfiniamo… ed arriviamo al Calambrone, (provincia di Pisa per ora), località di Mare tra Livorno e Tirrenia (nota per le ex Colonie di Mare, molte delle quali negli ultimi anni, ripristinate od in via di riqualificazione). Non siamo ai Caraibi, è chiaro. Ma ci sono comunque il mare, la sabbia e questi sì, splendidi tramonti.

Perché vi sto “portando” al Calambrone?

Perché è li che si trovano (lungo la via Tirreno al n. 68 i Bagni Vittorio Emanuele, stabilimento balneare che ospita la prima edizione del Festival Corti di Sabbia, iniziativa dedicata al cortometraggio cinematografico e all’audiovisivo breve in genere promossa dall’Associazione Stranamente di Livorno (che credevate.. questo blog è imprescindibile da Livorno) nell’ambito di una più vasta progettualità, attivata dall’iniziativa di Patrizia Romano e Veronica Socci, che spazia dalla letteratura (“Scritti sulla Sabbia”) al teatro (“Palcoscenico sulla Sabbia”), all’espressività artistica (“Color Sabbia”) denominata BIANCO SABBIA, organizzata in collaborazione proprio con la gestione dei Bagni V.E.

Il Festival, che è poi un Concorso con tanto di Bando, giuria popolare e giuria tecnica (anche questa tutta labronica: dal regista e montatore Marco Sisi, allo scrittore e sceneggiatore Diego Collaveri, ai videomakers Paolo e Marco Bruciati), è partito domenica 29 Luglio e si è articolato nelle altre due domeniche successive d’Agosto: in queste tre serate sono stati proiettati sia i corti in concorso che altri lavori fuori concorso.

Domenica prossima, 19 agosto, si tireranno invece le somme durante la serata finale del Festival, durante la quale saranno proiettati i corti finalisti e naturalmente poi decretati e poi premiati i vincitori.

Una serata quindi da non perdere e consigliata vivamente a tutti ed a tutte le amanti del cinema, dell’audivisivo, e dello star bene in generale.

 

 

 

 www.facebook.com/CortidiSabbia

 

Foto: www.bagnivittorioemanuele.it

 

Miracolo a La Vela

baracchina la vela, Accademia, Bobo Rondelli, Paolo VirzìQualche anno fa su questo blog vi abbiamo parlato di una delle poche spiaggette libere di Livorno (città anomala per quanto riguarda l’accessibilità libera al mare, un po’ per conformazione fisica, un po’ per interessi), ovvero della spiaggia della Vela, subito dopo gli scogli dell’Accademia e prima dei Bagni Fiume. Spiaggetta libera che è “assistita” dall’omonima baracchina/bar che dal 2008 mette a disposizione dei bagnanti il noleggio di lettini da spiaggia.

Il noleggio dei lettini in questi anni è diventato così un appuntamento fisso per molti e le ultime estati sembra davvero essere diventato un must. Direte voi, che c’è di così strano o interessante?

Beh, provate ad andare sulla spalletta dietro La Vela e dare un’occhiata verso il mare: quello che vedrete non è poi così usuale. Per chi non fosse in zona poi basta che si riguardi il documentario su Bobo Rondelli che ha fatto Paolo Virzì nel 2009, L’uomo che aveva picchiato la testa, che inizia e finisce proprio in questo tratto di costa labronica.

A parte rare eccezioni infatti quasi tutti i lettini non trovano collocazione sulla spiaggetta che vi dicevo sopra ma sono sparpagliati sulla spianata rocciosa a raso del mare (elemento tipico del litorale labronico, ve ne ho parlato anche a proposito del Palio Marinaro), praticamente in mezzo al mare, su una sorta di secca, tra pesci e favolli. Ed allora vedi persone (grandi e piccini) più o meno cariche di borse, a piedi nudi o con ciabatte, asciugamani e vivande che quasi “miracolosamente” (a vederli sembrano camminare letteralmente sull’acqua) raggiungere i punti più improbabili ed impervi. Ma fidatevi, ne vale la pena. Quindi, che fa anche rima, tutti alla Vela!

 

Quei Bidoni della vergogna

 

bidoni tossici livorno, vertenza livorno, togliete quei bidoniDi solito su questo blog cerco di raccontare soggettivamente le cose belle di questa città. Ma naturalmente neanche Livorno è il Paradiso, è come molte città, soprattutto in questa fase storica di crisi ha le sue pecche.

Tra le più gravi, anche sul piano simbolico, perché interessa quell’elemento naturale che caratterizza la città e la sua storia, ovvero il mare, c’è la questione dei rifiuti tossici dispersi dal 17 dicembre del 2011. Una questione denunciata in sordina che è esplosa all’inizio del 2012 grazie all’attenzione dei militanti ecologisti e dei cittadini più sensibili raggruppati nella sigla Vertenza Livorno che gridarono subito al disastro ambientale: si viene a sapere infatti che l’eurocargo Venezia mentre era in navigazione da Catania a Genova, a circa 15 miglia al largo dell’Isola della Gorgona, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, in quello che e’ il Santuario internazionale dei Cetacei, durante una mareggiata perde più di 200 bidoni contenenti catalizzatori, insomma sostanze tossiche, più o meno 40 tonnellate di rifiuti tossici. Ma nonostante la denuncia la città non si mobilitò subito ed iniziò da una parte il solito balletto delle responsabilità e competenze da parte di Armatori ed Istituzioni e dall’altra la stigmatizzazione degli ecologisti ritenuti come sempre “inguaribili pessimisti”.

Passano così i mesi, i bidoni restano sul fondo. Ed un po’ tutti, con il tempo, cominciano a preoccuparsi davvero. Poi a giugno parte la campagna promossa da alcuni cittadini “importanti” con la raccolta firme “Togliete quei bidoni”. Probabilmente tardiva, ma meglio tardi che mai, perché grazie a questa petizione molti cittadini (anche quelli illustri come Paolo Virzì) comprendono la gravità del problema ed anche le stesse Istituzioni (dal Comune, alla Provincia, alla Regione Toscana) cominciano a pretendere di più (anche se non si capisce da chi, detto tra noi). Nel frattempo nella prima settimana di giugno vengono recuperati 36 fusti su 95 (e gli altri?).

Ed a questo punto interviene, invocata a più voci, anche la Marina Militare con una specifica unità idrografica la Magnanghi che, dallo scorso 11 luglio (per venti giorni), ha ripreso la ricerca di questi bidoni davvero tanto ingombranti quanto inquietanti per il nostro mare e quindi per la nostra stessa salute.

Davvero, togliete quei bidoni e ridateci (ridatevi) dignità!

Questo è il link per firmare la petizione: http://www.firmiamo.it/togliete-quei-bidoni-1

 

Foto: greenreport.it

 

 

 

 

La minestra “sui” favolli

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Una delle parole più utilizzate d’estate a Livorno è sicuramente la parola “favollo”.  Il favollo è un grosso granchio peloso che di questo periodo non ha vita facile…orde di ragazzini (e spesso anche più cresciuti!) passano le giornate a cacciare tra gli scogli armati (con attrezzi fai da te che mettono in mostra, facendo a gara a chi ne prende di più) di tutto punto, sognando un piatto di minestra. Sì, perché la minestra “sui” favolli (così è che i livornesi chiamano questo piatto), ancora una volta conferma lo spirito fantasioso e godereccio di questa città. Senza dimenticare anche un’altra accezione del termine favollo soprattutto utilizzata sui Bagni o sugli scogli per indicare una persona particolarmente palestrata, con appunto un petto da favollo da sfoggiare. E devo dire che il questo caso l’immagine rende bene l’idea!

Ingredienti

500 gr. di favolli , 350 gr. di spaghetti, 500 gr. di pomodori pelati e un cucchiaio di concentrato di pomodoro, 1/2 bicchiere d’olio d’oliva extravergine, 1/2 bicchiere di vino rosso, 2 spicchi d’aglio , qualche foglia di salvia e sale

In un tegame largo mettete l’olio, la salvia e fate appena soffriggere insieme al trito d’aglio , togliete la salvia, unite i favolli ridotti in pezzi. Fate rosolare per pochi secondi a fuoco vivo, aggiungete il vino, lasciate sfumare, quindi unite i pomodori schiacciati con una forchetta e il concentrato diluito in poca acqua ; salate, coprite e fate cuocere a fuoco lento per circa 20 minuti; nel frattempo cuocete al dente gli spaghetti e fateli saltare nel sugo di favollo.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Palio Marinaro, una tradizione lunga 85 anni

 

palio marinaro livorno, terrazza mascagni, piazza mazzini, ovosodoDal 1927 nello specchio di mare di fronte alla Terrazza Mascagni, uno dei luoghi più suggestivi, amati e fotografati della città, si svolge la competizione per eccellenza della tradizione remiera labronica che insieme alla Risiatori ed alla Barontini costituisce il cosiddetto “Trittico”, ovvero il Palio Marinaro.

Ancora una volta confrontandosi con l’elemento dell’acqua i vari equipaggi che rappresentano i rioni o zone della città si sfidano sui caratteristici ed ormai familiari “gozzi” a 4 e 10 remi.

Ieri, Domenica 8 luglio, è andata in scena l’edizione 2012 (arricchita da una serie di eventi che hanno preceduto e contornato, sia per attirare turisti e forestieri, sia per coinvolgere gli stessi livornesi che spesso hanno perso il contatto con i quartieri ai quali non si sentono più legati) del Palio vero e proprio. Nella gara delle gozzette a 4 remi ha trionfato l’equipaggio rosso-verde dell’Ardenza, mentre il Palio a 10 remi è stato vinto a sorpresa (favorito infatti era il Venezia) dai bianco-gialli dell’Ovosodo che hanno vogato in boa 3 (8 sono le boe, alcune più vicine a terra altre più verso il largo, quindi entrano in gioco varie componenti ambientali: per questo il posto in boa viene sorteggiato il giorno prima del Palio). Da segnalare poi il successo nella categoria femminile dell’equipaggio del Labrone, una delle nuove sezioni nautiche nata dalla fusione di due storiche cantine Fabbricotti e Shangay-Torretta.

Come ho scritto più volte ogni gara del cosiddetto “trittico” si svolge in un contesto particolare che determina una differente fruizione da parte di chi guarda. Il Palio, come accennato, si svolge completamente in mare aperto, ma a due passi dalla terra. Alcuni, come per la Risiatori seguono la gara dal mare su piccole e medie imbarcazioni godendo di una prospettiva particolare, con il sole alle spalle che illumina gli spalti e le bandiere posizionate sulla Terrazza Mascagni  (come recita Wikipedia è un grande piazzale delimitato verso il mare da una sinuosa balaustra formata da 4.100 eleganti colonnine in conglomerato cementizio; il pavimento è costituito da una scacchiera di 8.700 metri quadrati formata da 34.800 piastrelle bianche e nere) che si fondono nel gioco della prospettiva e degli zoom fotografici con lo sfondo costitutito dalle facciate dei palazzi del Viale Italia.Ma il grosso del pubblico segue la gara da terra, disposto appunto sulle spallette e le tribune montate sulla Terrazza (come familiarmente la chiamano i livornesi), ma anche disposti sulle “punte” dei vicini Bagni Pancaldi, direttamente in costume ed infradito.

Poi c’è una terza categoria di spettatori, diciamo anfibi, tra i quali rientro anche io, ovvero coloro che seguono la gara da quella zona naturale caratterizzata da pozze d’acqua intervallate da piccoli scogli e secche che separano la Terrazza dal mare fondo. Ognuno si dispone dove vuole o può in connaturale disordine, chi in piedi, chi arroccato con l’asciugamano su qualche sperone roccioso, chi andando in su e giù rischiando la più classica delle “figurette” ovvero scivolare sulle alghe vischiose che ricoprono tipo muschio questi scogli a pelo d’acqua.

Personalmente preferisco scegliermi la mia pozza d’acqua e godermi con i piedi a mollo ed il corpo ristorato da una lieve brezza lo spettacolo in controluce  (che non è solo la gara ma anche la stessa cornice di atipico pubblico) del Palio Marinaro ovviamente in compagnia dei miei RayBan very very vintage.

Così ho fatto anche quest’anno per poi concedermi sulla strada di ritorno a casa, percorsa rigorosamente in bicicletta, una cena-sosta in P.zza Mazzini a base di totani fritti e buon vino bianco. Ma sarà  bello il Palio Marinaro?

 

foto: La Nazione

 

“Art Pesce Fresco”…quando riciclare diventa creatività

Stefano Pilato, Art Pesce Fresco, borgo cappuccini, Fin da bambina ho sempre trascorso le mie estati al mare, sulla spiaggia passavo le mie giornate raccogliendo conchiglie, pezzi di legno, vetri, pezzi di mattonelle colorate, sassi, oggetti restituiti dal mare. Scegliere Livorno come città dove vivere ha rappresentato una continuità emotiva nel legame verso il mare. C’è un piccolo laboratorio nel quartiere dove abito (Borgo dei Cappuccini), al numero civico 71, dove ho ritrovato pezzi della mia vita. Dal 1993 Stefano Pilato (livornese classe ’65) lavora alla produzione artistica alla quale ha dato il nome di “Pesce Fresco”. Dall’assemblaggio di oggetti (soprattutto legno) recuperati sulle spiagge etrusche prendono vita creature marine (pesci, balene, polpi, granchi e tanti altri personaggi che popolano il mare). Entrare nella bottega di Stefano (stracolma di oggetti) è come sedersi ad ascoltare una fiaba tramandata da generazioni, un mondo fantastico dove i materiali rivivono una nuova vita diventando occhi, pinne, code, tentacoli. Queste favole portano l’immaginazione verso mondi lontani e raccontano storie sempre nuove.

 

http://www.artpescefresco.com/

 

foto: artpescefresco

 

video: Carneigra “La Nave” (2009)

http://virgiliolivorno.myblog.it/archive/2011/02/02/la-nave.html

 

video: Ottavo Padiglione “In Vacanza” (1999)

http://www.youtube.com/watch?v=n7TNPIkRnvY

 

 

 

A passeggio con.. i Risi’atori

Coppa Risi'atori, Coppa Barontini, Palio Marinaro, Scali Novi Lena, Borgo dei Cappuccini, La meloria, Piazza MazziniOgni anno, nel periodo estivo, a Livorno si volgono le tradizionali gare remiere che rinsaldandano il forte legame che la città ha con il mare.

Domenica scorsa, 3 giugno, con la “Coppa Risi’atori” si è infatti aperto il cosiddetto “mese del remo”, durante il quale si svolgeranno le altre due tradizionali gare che formano il “trittico”, ovvero la “Coppa Barontini” e il “Palio Marinaro”. Tre diverse manifestazioni sportive con protagonisti i “gozzi” (imbarcazioni a 4 e 10 remi) dei vari quartieri cittadini che riempiranno diversi specchi d’acqua della città.

La Risi’atori, come spiegano a chi proprio di Livorno non è, i vari siti istituzionali e non, “è stata ideata per ricordare le mitiche gesta di coloro che nei secoli scorsi, su fragili imbarcazioni, andavano per mare, spesso in burrasca, a portare soccorso ad altri marinai sfortunati che stavano naufragando nelle acque di fronte al nostro porto e spesso proprio nelle secche della Meloria da dove parte la gara. Erano chiamati risi’atori, dal verbo risicare (rischiare) e da questi coraggiosi nasce la storia della città, del porto e della economia di Livorno”.

E quest’anno il mare in burrasca c’è stato da vero, con onde ingrossate dal forte vento di scirocco.

Già perchè ¾ della gara si svolge in mare aperto, con partenza dalle secche della Meloria per finire alla linea d’arrivo nella Darsena Nuova, nello specchio d’acqua davanti agli Scali Adriano Novi Lena dietro ai quali si estende il quartiere popolare di Borgo dei Cappuccini. Più di 7000 i metri del percorso per i gozzi a 10 remi (quelli a 4 hanno un percorso più breve, circa 2500 m, stesso l’arrivo ma differente il luogo di partenza anche se sempre in mare aperto, vicino alla diga che protegge l’ingresso al porto).

Molti tradizionalmente seguono la gara proprio in mare aperto con imbarcazioni private (che spesso però creano intralcio sia ai gozzi che alle imbarcazioni di supporto alla gara), ma il grosso attende gli equipaggi, ognuno sperando che quello che rappresenta il proprio quartiere arrivi prima degli altri, a terra, disponendosi sulle “spallette” e moletti in un continuo spaziale che forma una sorta di abbraccio della Darsena Nuova: da Via del Molo Mediceo, ponte mobile compreso (dal quale la prospettiva è magicamente suggestiva ed il mare quasi acceca riflettendo la luce del sole nel quale si perdono i profili e le sagome delle imbarcazioni che entrano in porto), passando da Via Cialdini, fino a tutti gli Scali Novi Lena, che finiscono la dove comincia la P.zza Mazzini: che per l’occasione ospita un “caotico” e colorato mercatino.

In attesa che arrivino i gozzi così, aggiornati dallo speaker che gracchia dagli altoparlanti sparsi lungo gli Scali incorniciati dallo sventolio delle bandiere con i colori dei vari quartieri, è piacevole passeggiare dalla città fino alla punta dei Piloti e viceversa, magari gustandosi un gelato o una bibita fresca, nel caos tipico di queste occasioni scoprendo i mille scorci e le mille facce che questa città, se la si osserva bene, sà regalare.

 

Per la cronaca, nella gara a 10 remi ha vinto il gozzo bianco-rosso del Venezia, una delle “cantine” più forti ed attrezzate. Nelle gozzette a 4 remi si è invece imposto l’Ardenza.

L’appuntamento con i “gozzi”(da disciplina anzi, mondo esclusivamente maschile negli ultimi anni si è aperta anche ad equipaggi femminili che gareggiano però naturalmente a parte), è per il prossimo 16 Giugno, con la Coppa Barontini, intitolata al famoso partigiano labronico, che animerà le spallette lungo i Fossi Medicei, ovvero i canali d’acqua che circondano l’antica pianta pentagonale della città.

 

 

Foto:

http://livornodailyphoto.blogspot.it

Giù le mani dalla Cala del Leone!

cala del leone, mare,Non è stato un bel risveglio quello che i livornesi hanno ricevuto qualche giorno fà: “La Cala del Leone (spiaggia cult della costa labronica), in parte, diventerà zona privata a pagamento con tutte le attrezzature adeguate, lettini sdraio e ombrelloni. Questa è una notizia che in città proprio non si riesce a buttare giù “come l’ovo sodo”! Subito è partita una protesta sul web in perfetto stile livornese con tanto di commenti esilaranti e battute, senza però tralasciare l’amarezza per la perdita di un angolo di mare libero. Certo scendere alla cala e vedere una fila di ombrelloni “stile bagni” tutti uguali piazzati non fà un bell’effetto per chi da anni e da generazioni è legato a quel pezzo di terra e di mare. Speriamo solo che ci sia una convivenza pacifica tra chi utilizzerà i nuovi servizi e chi continuerà a stendere l’asciugamano sulla spiaggia e magari vedere meno spazzatura (negli ultimi anni stava diventando un problema lo smaltimento dei rifiuti). Staremo a vedere, fatto sta che un pezzo di storia livornese si è conclusa e sempre meno sono luoghi di mare ad accesso libero cosa che, alla fine, dovrebbe essere un diritto.

 

 

Foto: Quercianella info