C’era una volta la Casa della Cultura

casa della cultura, cisternino, cisternino 2020In fondo a via Grande (in fondo partendo dal mare), subito prima di P.zza della Repubblica, sul lato sinistro c’è uno storico edificio neoclassico che da ormai troppo tempo è rimasto chiuso ed inaccessibile a tutti coloro che in maniera stabile o fuggevole vivono qui a Livorno: il Cisternino di Città.

Edificato nella prima metà dell’800 su progetto di Pasquale Poccianti nel contesto del compimento dell’Acquedotto Leopoldino (per quanto come serbatoio per ragioni storiche non abbia mai funzionato), il Cisternino ha avuto un ruolo importantissimo nella seconda metà del ‘900, quando nel dopoguerra diventò uno dei luoghi simboli della rinascita sociale e culturale della città martoriata dai bombardamenti, ovvero la Casa della Cultura. Funzionando, con mostre d’arte, attività, laboratori, iniziative, convegni, almeno fino a tutti gli anni ’80; negli anni ’90 iniziò prima un periodo di gestione a singhiozzo al quale seguì la definitiva chiusura.

Poi, in seguito anche a continui appelli e mobilitazioni per la sua riapertura, finalmente nel 2008 la vecchia Casa della Cultura torna all’attenzione di tutta la città con un apposito processo partecipativo legato alla riqualificazione funzionale della struttura, il cosiddetto Cisternino 2020, un percorso lungo ed articolato che ha coinvolto centinaia di livornesi e non che si sono espressi sul “Cosa fare” della ex Casa della Cultura. Percorso che trovava il suo compimento formale nel 2009 con l’approvazione da parte della Giunta Comunale del Testo Unico per la gestione del Cisternino di Città. Ma a distanza ormai di più di tre anni e di decine di migliaia di euri spesi (tra riqualificazione e progetto) i portoni della Casa della Cultura restano inesorabilmente chiusi. Si dice che non ci siano soldi. Non stento a crederci, chiaro, ma l’impressione è che oltre alla mancanza di soldi ciò che ancora tiene chiusi quei portoni è la mancanza di idee e prospettiva da parte di coloro che per volontà popolare e competenze sono stati scelti per amministrare questa città. Non riuscite a risolvere il problema a trovare soluzioni alternative, ma almeno accettate questo piccolo sfogo.

foto: wikipedia

Chiesa Anglicana

250px-Chiesa_San_Giorgio,_Interno,_Livorno.jpgRiprendiamo i nostri percorsi storici e artistici livornesi e torniamo a occuparci delle Chiese delle diverse comunità nazionali che hanno trovato accoglienza a Livorno nel corso dei secoli.

La chiesa di San Giorgio, più conosciuta come Chiesa Anglicana, era appunto la Chiesa della comunità inglese di Livorno, e si trova circa a metà di Via Verdi.

Vado come sempre con alcune notizie da Wikipedia, con la speranza che qualcuno voglia migliorare la voce inserendo altre notizie nei commenti al post.

La chiesa di San Giorgio è una chiesa, attualmente consacrata al rito cattolico, ubicata nell’area del Cimitero degli Inglesi di via Verdi, a Livorno.

In origine questa chiesa era destinata al culto della comunità anglicana, da sempre molto numerosa nella città labronica, come testimoniato dalla presenza di uno dei più antichi cimiteri acattolici d’Italia ancora esistente nel cancello antistante la chiesa.

Storia

L’origine della presenza inglese a Livorno può essere fatta risalire già alXVII secolo, quando, dopo l’ampliamento del porto su progetto dell’anglosassone sir Robert Dudley, la marina inglese fece di Livorno la sua base per il pattugliamento delle rotte del Mediterraneo.

Non senza difficoltà, legate all’opposizione del clero cattolico, nelSettecento fu concesso al console inglese il permesso di avere in casa un ecclesiastico anglicano, ma la costruzione di un tempio vero e proprio fu avviata solo nel 1839, secondo il disegno dell’architetto Angiolo della Valle. La chiesa, dedicata appunto al santo protettore dell’Inghilterra, fu completata nel 1844.

Danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, nel 1956 passò alla Confraternita della Misericordia che, dopo la perdita della chiesa di Santa Barbara, la restaurò e la consacrò al culto cattolico.

Descrizione

La chiesa di San Giorgio è un elegante edificio neoclassico, caratterizzato da un pronao composto da quattro colonne d’ordine ionico[1], sul quale è impostata la semplice trabeazione col frontone. L’edificio si eleva su un alto basamento in pietra che lo separa dal piano stradale. Un piccolo campanile sul lato meridionale è provvisto di tre campane dedicate a Santa Barbara, al Santissimo Crocifisso, e a San Francesco.

L’interno, dotato di un’ottima acustica, è costituito da un’aula centrale sormontata da una calotta e decorata con bassorilievi a stucco e da lesene di stile ionico. Corrado Michelozzi eseguì il dipinto di San Giorgio, mentre le vetrate dipinte dell’abside furono realizzate da Mino Rosi in sostituzione di quelle antiche eseguite ad Edimburgo e distrutte durante la guerra. Sulle tre vetrate, soffiate a Monaco di Baviera, sono rappresentati la Madonna della Misericordia, San Giovanni Battista e San Francesco. Appena varcato l’ingresso si notano a destra ed a sinistra due dipinti ad olio rappresentanti la Madonna della Misericordia eSanta Barbara compatrona dell’associazione. Il dipinto della Madonna con i piedi i santi Francesco e Tobia è opera delPassignano e dono della granduchessa Cristina di Lorena alla Misericordia tra il 1601 e il 1606. Il quadro era posto sull’altare maggiore nell’antica chiesa dell’arciconfraternita in via Grande, prima delle distruzioni belliche. Il quadro è ricordato anche dal Targioni-Tozzetti nel suo Viaggio in Toscana: “Nella Compagnia della MIsericordia vi è una tavola dell’Altar Maggiore, con dentro una Madonna che apre il manto, sotto il quale, in fondo al piedistallo ove posa la Vergine, sono a man diritta San Tobia, alla sinistra San Francesco, e una figura di femmina che abbraccia un bambino nudo, che può esser sia ritratto della stessa moglie del Passignano, del quale è opera un Crocifisso dentro la sagrestia di detta Chiesa”. Il dipinto che raffigura Santa Barbara è opera del livornese Corrado Michelozzi e rappresenta la santa con lo sfondo dellaFortezza Vecchia, divenua compatrona della Misericordia livornese dopo il 1786 quando fu acquisita dalla Compagnia dei Bombardieri la chiesa di Santa Barbara di via Grande che divenne la nuova sede.

Sulle pareti laterali, sopra i due altari minori, vi sono due grandi bassorilievi in stucco opera di Giulio Guiggi come i vari bozzetti della Via Crucis. Il bassorilievo di destra rappresenta le opere della Misericordia, quello di sinistra il lavoro dell’uomo. Agli angoli sono posti il grande e antico Crocifisso dei Giustiziati, opera tardo manieristica, con la quale, velato, si accompagnavano in processione i condannati, e il dipinto della Madonna della Fontanella, antica icona della Compagnia che originariamente era posta in un tabernacolo angolare sopra una fonte pubblica in via San Francesco della scuola diCosimo Rosselli.

Nelle lunette laterali sono poste le belle statue marmoree delle quattro Virtù Cardinali, opera di Raffaello Romanelli, provenienti dalla dismessa cappella Bastogi del cimitero della Misericordia. Sotto la mensa dell’altare maggiore è stato collocato l’antico paliotto in legno intagliato e dorato e all’altare maggiore è posto un antico tabernacolo del XVIII secolo in legno dorato con l’emblema della Misericordia di Livorno.