Ciao astronave…

stefano pilato, valerio michelucci, piazza mazzini

Non è bello svegliarsi una mattina fare una passeggiata e non trovare più la bellissima installazione di Stefano Pilato e Valerio Michelucci (sulla quale avevo scritto un post questa estate http://virgiliolivorno.myblog.it/archive/2012/07/29/eccoci-strane-presenze-in-p-zza-mazzini.html) in p.zza mazzini. Oramai io e la mia bambina ci eravamo abituate a quella strana presenza e quella collocazione mi sembrava il luogo ideale per il tipo di lavoro dei due artisti livornesi, ma l’amministrazione comunale ha deciso che lì non ci può più stare…non sto in questa sede a dirvi le motivazioni anche perchè di senso ne hanno veramente poco! Ora l’opera si trova a pisa ai navicelli…e chissà che un giorno si innalzi da terra e possa riprendere la via del mare e sorvolare sui nidi di cicogna che, per fortuna ancora resistono sugli alberi!

 

http://www.youtube.com/watch?v=8nz17-OUiqo

C’era una volta…la libreria Gaia Scienza

libreria gaia scienza, libreria feltrinelli livornoLa nostra città ha subito molti cambiamenti in questi ultimi anni, molti cinema hanno chiuso i battenti (magari diventando parcheggi o gallerie di negozi di catene di abbigliamento), negozi storici si sono ritrovati a calare la saracinesca sopraffatti da altre realtà che oramai hanno preso il sopravvento, i quartieri stanno diventando anonimi (menomale abito in un quartiere che ancora cerca di resistere a questa omologazione generale!)…qualche giorno fa è stata inaugurata la libreria Feltrinelli, i locali sono quelli della libreria Gaia Scienza, quindi una libreria che non ha chiuso ma è diventata altro (di catena)…senza nulla togliere alla Feltrinelli che da sempre si distingue in ambito librario con una qualità al di sopra della media, questo cambiamento non riesco ad accettarlo. Ho sempre sognato di vivere in una città dove nei posti che scegli ti senti a casa (così era nella libreria di via di Franco) e dove, con le persone che incontri riesci a condividere passioni, progetti e a non vedere il mondo tutto uguale. Qualcuno è ancora rimasto in città, per fortuna!

Quì una volta c’era la libreria Gaia Scienza…è stato un luogo importante per la città e tante belle persone sono passate di lì…” ,“ e poi mamma?…racconta ancora…”.

Quando i cinema diventano parcheggi

Cinema Odeon, Gran Guardia Flashmob 4 agosto 2012, Virgilio Marchi, Parco Centro CittàA proposito di Cinema che chiudono e di ex Cinema illustri. La scorsa settimana ho scritto a proposito della chiusura dell’Cinema Jolly (Ex Salone Margherita) e vi ho segnalato il Flash Mob di sabato 4 agosto per salutare con un bacio collettivo (guarda video) l’ex Cinema Teatro Gran Guardia, attualmente in fase di sventramento e prossimo ad ospitare uno store H&M (per quanto ci siano dei progetti per dedicare parte del volume dell’edificio ad attività culturali: si era parlato di una piccola sala e di una mediateca.. vedremo). Mi ero dimenticata invece di registrare a metà luglio del Parcheggio dell’Ex Cinema Odeon. Inutile qui ribadire che l’Odeon, dell’architetto Virgilio Marchi, era un’edificio di altro valore storico architettonico, del quale è rimasta solo la facciata (in quella parte dell’edificio dovrebbe trovare collocazione una galleria commerciale.. che novità). Volevo invece soffermarmi su un aspetto, che ancora una volta sottolinea l’approssimazione o peggio la non curanza e l’indifferenza di chi progetta certi interventi senza tener conto di come interagiscono con l’ambiente circostante.

Da sempre di fianco all’ex cinema Odeon c’era un percorso attraverso il quale si poteva accedere al Parco Centro Città. Naturalmente durante tutto il periodo dei lavori (anni ed anni) quell’accesso era stato chiuso ed al parco si poteva accedere o dall’ingresso di Via San Carlo (praticamente da un parcheggio: non esiste infatti un corridoio pedonabile, nonostante accanto all’ingresso ci sia anche una scuola) o dal passaggio di via Ricasoli, quello di pertinenza del Condominio Astoria, un accesso privato quindi, ma dove era stata riservata una “corsia” pubblica per pedoni.

Con la riapertura del Parcheggio Odeon e con la contestuale riqualificazione (l’unica cosa positiva di tutta l’operazione al momento e che si poteva fare a prescindere dal parcheggio) di Largo dei Valdesi il percorso d’accesso al parco è stato ripristinato (è chiuso nel frattempo quello di Via Ricasoli ovviamente). Penserete, bene, un bel percorso pedonale esclusivo e sicuro per mamme, babbi, bimbi e nonni vari, che porta fin dentro il Parco.. Quasi, perchè sia chi esce dal parco che chi vi entra deve attraversare delle strisce pedonali, perchè subito fuori in cancellino del Parco scorrono le corsie di accesso (entrata ed uscita) alla rampa del parcheggio silos blu. Della serie, soprattutto per chi scende dalla ripida rampa, che non scappi mai la frizione..

Ma dopo tanti anni e tanto denaro non si poteva prevedere una zona d’accesso al parco solo per pedoni? Era così complicato?

D’altra parte se si progetta e programma lo spazio urbano e la viabilità in funzione delle macchine è normale che a certe esigenze sempre più spesso non penserà nessuno…

 

 

Dalle luci rosse alle luci spente

via michon, cinema jolly, via verdi, piazza cavourVi ricordate che qualche settimana fa vi ho scritto a proposito di Via Michon? Quella piccola strada che corre parallela a Via Verdi e che da Via Adua sbuca nella centralissima P.zza Cavour.

In quell’occasione ricordai, volendo sottolineare la vocazione “culturale” della Via (che ospita varie realtà che si occupano di arte), la presenza di un edifico storico importante, ad angolo con Via degli Apostoli, ovvero dell’Ex Cinema Salone Margherita, poi noto come Cinema Jolly, la sala cinematografica in attività più vecchia di Livorno: fu aperta al pubblico il 18 maggio del 1913.

Da anni ormai era gestito come cinema “a luci rosse” con programmazione per soli adulti, grazie alla costanza del vecchio proprietario, scomparso anche lui recentemente, Ilario Ferri (alcuni anni fà perse l’occasione di garantire continuità futura al cinema rifiutando la proposta di un altro noto amante del Cinema e a sua volte esercente, Serafino Fasulo).

Beh, da alcune settimane anche quelle luci rosse si sono spente. Sulle due ante del portone di accesso, coperte dall’interno da carta bianca, dal 5 Luglio campeggiano due cartelli: a sinistra CHIUSO a destra CESSATA RIPRODUZIONE CINEMATOGRAFICA.

Un altro pezzo di storia della città che finisce. Anche se c’è da augurarsi che l’edifico venga salvaguardato nella sua integrità strutturale e nella sua vocazione spettacolare e culturale. Per quanto l’edifico, esempio di stile liberty,  sia privato per la sua storia è di fatto patrimonio collettivo. E la collettività, la città, dai singoli, alle associazioni culturali, alle istituzioni, dovrebbero imparare a farsene carico.

Arriverderci Salone Margherita.

 

Segnaliamo anche:

http://ondamarmugi-livorno.blogautore.repubblica.it/2012/07/08/la-chiusura-del-porno-cinema-jolly/

 

 

Quei Bidoni della vergogna

 

bidoni tossici livorno, vertenza livorno, togliete quei bidoniDi solito su questo blog cerco di raccontare soggettivamente le cose belle di questa città. Ma naturalmente neanche Livorno è il Paradiso, è come molte città, soprattutto in questa fase storica di crisi ha le sue pecche.

Tra le più gravi, anche sul piano simbolico, perché interessa quell’elemento naturale che caratterizza la città e la sua storia, ovvero il mare, c’è la questione dei rifiuti tossici dispersi dal 17 dicembre del 2011. Una questione denunciata in sordina che è esplosa all’inizio del 2012 grazie all’attenzione dei militanti ecologisti e dei cittadini più sensibili raggruppati nella sigla Vertenza Livorno che gridarono subito al disastro ambientale: si viene a sapere infatti che l’eurocargo Venezia mentre era in navigazione da Catania a Genova, a circa 15 miglia al largo dell’Isola della Gorgona, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, in quello che e’ il Santuario internazionale dei Cetacei, durante una mareggiata perde più di 200 bidoni contenenti catalizzatori, insomma sostanze tossiche, più o meno 40 tonnellate di rifiuti tossici. Ma nonostante la denuncia la città non si mobilitò subito ed iniziò da una parte il solito balletto delle responsabilità e competenze da parte di Armatori ed Istituzioni e dall’altra la stigmatizzazione degli ecologisti ritenuti come sempre “inguaribili pessimisti”.

Passano così i mesi, i bidoni restano sul fondo. Ed un po’ tutti, con il tempo, cominciano a preoccuparsi davvero. Poi a giugno parte la campagna promossa da alcuni cittadini “importanti” con la raccolta firme “Togliete quei bidoni”. Probabilmente tardiva, ma meglio tardi che mai, perché grazie a questa petizione molti cittadini (anche quelli illustri come Paolo Virzì) comprendono la gravità del problema ed anche le stesse Istituzioni (dal Comune, alla Provincia, alla Regione Toscana) cominciano a pretendere di più (anche se non si capisce da chi, detto tra noi). Nel frattempo nella prima settimana di giugno vengono recuperati 36 fusti su 95 (e gli altri?).

Ed a questo punto interviene, invocata a più voci, anche la Marina Militare con una specifica unità idrografica la Magnanghi che, dallo scorso 11 luglio (per venti giorni), ha ripreso la ricerca di questi bidoni davvero tanto ingombranti quanto inquietanti per il nostro mare e quindi per la nostra stessa salute.

Davvero, togliete quei bidoni e ridateci (ridatevi) dignità!

Questo è il link per firmare la petizione: http://www.firmiamo.it/togliete-quei-bidoni-1

 

Foto: greenreport.it

 

 

 

 

C’era una volta la Casa della Cultura

casa della cultura, cisternino, cisternino 2020In fondo a via Grande (in fondo partendo dal mare), subito prima di P.zza della Repubblica, sul lato sinistro c’è uno storico edificio neoclassico che da ormai troppo tempo è rimasto chiuso ed inaccessibile a tutti coloro che in maniera stabile o fuggevole vivono qui a Livorno: il Cisternino di Città.

Edificato nella prima metà dell’800 su progetto di Pasquale Poccianti nel contesto del compimento dell’Acquedotto Leopoldino (per quanto come serbatoio per ragioni storiche non abbia mai funzionato), il Cisternino ha avuto un ruolo importantissimo nella seconda metà del ‘900, quando nel dopoguerra diventò uno dei luoghi simboli della rinascita sociale e culturale della città martoriata dai bombardamenti, ovvero la Casa della Cultura. Funzionando, con mostre d’arte, attività, laboratori, iniziative, convegni, almeno fino a tutti gli anni ’80; negli anni ’90 iniziò prima un periodo di gestione a singhiozzo al quale seguì la definitiva chiusura.

Poi, in seguito anche a continui appelli e mobilitazioni per la sua riapertura, finalmente nel 2008 la vecchia Casa della Cultura torna all’attenzione di tutta la città con un apposito processo partecipativo legato alla riqualificazione funzionale della struttura, il cosiddetto Cisternino 2020, un percorso lungo ed articolato che ha coinvolto centinaia di livornesi e non che si sono espressi sul “Cosa fare” della ex Casa della Cultura. Percorso che trovava il suo compimento formale nel 2009 con l’approvazione da parte della Giunta Comunale del Testo Unico per la gestione del Cisternino di Città. Ma a distanza ormai di più di tre anni e di decine di migliaia di euri spesi (tra riqualificazione e progetto) i portoni della Casa della Cultura restano inesorabilmente chiusi. Si dice che non ci siano soldi. Non stento a crederci, chiaro, ma l’impressione è che oltre alla mancanza di soldi ciò che ancora tiene chiusi quei portoni è la mancanza di idee e prospettiva da parte di coloro che per volontà popolare e competenze sono stati scelti per amministrare questa città. Non riuscite a risolvere il problema a trovare soluzioni alternative, ma almeno accettate questo piccolo sfogo.

foto: wikipedia

Giù le mani dalla Cala del Leone!

cala del leone, mare,Non è stato un bel risveglio quello che i livornesi hanno ricevuto qualche giorno fà: “La Cala del Leone (spiaggia cult della costa labronica), in parte, diventerà zona privata a pagamento con tutte le attrezzature adeguate, lettini sdraio e ombrelloni. Questa è una notizia che in città proprio non si riesce a buttare giù “come l’ovo sodo”! Subito è partita una protesta sul web in perfetto stile livornese con tanto di commenti esilaranti e battute, senza però tralasciare l’amarezza per la perdita di un angolo di mare libero. Certo scendere alla cala e vedere una fila di ombrelloni “stile bagni” tutti uguali piazzati non fà un bell’effetto per chi da anni e da generazioni è legato a quel pezzo di terra e di mare. Speriamo solo che ci sia una convivenza pacifica tra chi utilizzerà i nuovi servizi e chi continuerà a stendere l’asciugamano sulla spiaggia e magari vedere meno spazzatura (negli ultimi anni stava diventando un problema lo smaltimento dei rifiuti). Staremo a vedere, fatto sta che un pezzo di storia livornese si è conclusa e sempre meno sono luoghi di mare ad accesso libero cosa che, alla fine, dovrebbe essere un diritto.

 

 

Foto: Quercianella info

 

Neve di Marzo

PIC123.jpgTermometro vicino allo zero, vento diaccio e addirittura neve!… Una cosa incredibile, ieri fiocchi grossi come pezzi di cotone, oggi bordi delle strade imbiancate e nuvole che non promettono ancora nulla di buono.

Siamo quasi a metà marzo, a un paio di settimane da primavera, e sta nevicando… Non ho parole… Qualche giorno fa gioivo del fatto che si sentiva nell’aria un inizio di caldo e invece sono stato subito punito. La prossima volta sto zitto.

Non so se l’avevate capito… adoro l’estate! e odio il freddo inverno… Non ce la faccio più. Chiudo qui, disperato. Scusate l’evidente inutilità di questo post.

Nella foto: baracchine sotto la neve prese al volo dal finestrino della macchina.

Videocracy – basta apparire…

videocracy.jpgPrendo lo spunto da questo film, già di per sé piuttosto avvilente, per parlare di qualcosa di ancor più avvilente e preoccupante. Il fatto è che sono andato a vedere Videocracy – di cui si è parlato parecchio – al multisala Grande, unico cinema in cui veniva proiettato in città, il secondo giorno di uscita, un sabato sera allo spettacolo delle 18.30, e oltre a me e ai miei due amici, c’erano… quattro persone, quattro!…
Videocracy è stato presentato al festival di Venezia come evento speciale; era un film sul nostro paese di cui si parlava da settimane… se proprio non mi immaginavo di fare la coda, avevo pensato di dover arrivare un po’ prima per non dovermi ritrovare in qualche posto laterale – detto per inciso, odio la sala sbilenca di quel cinema; e invece… cinque minuti prima dell’inizio del film siamo ancora noi tre… nessun problema di posto…
Vado con una breve recensione: tante volte a qualcuno venisse voglia di vederlo!…
Videocracy è un documentario molto ben fatto sull’Italia televisiva creata da Berlusconi, uno stato dell’arte di questo paese visto da un ottimo punto d’osservazione. Nel senso che è fatto da un italiano (Erik Gandini) che vive, credo da sempre, all’estero. Il fatto di essere italiano dà la possibilità all’autore di conoscere i caratteri e le passioni del suo popolo; abitare e lavorare all’estero gli dà invece la distanza giusta per stupirsi ancora di quello che a noi sembra ormai normale perché ci viviamo dentro.
Non il solito film contro Berlusconi insomma, ma molto di più. Uno spaccato di questo paese e soprattutto dei suoi giovani.
I giovani che dovrebbero essere la forza vitale e propulsiva di una nazione che invece qui da noi, cresciuti a pane, tv, tette e culi, non hanno altra prospettiva che quello di trovare la via più breve per arrivare al successo. Soldi, donne e potere facili, senza fatica: basta passare per la tv. Non hanno altra prospettiva proprio perché conoscono solo quella.
Certo l’Italia non è tutta così ma la situazione è grave… e vista dalla sala vuota del cinema Grande ancora di più…

Padellini

Rottafoto casco.jpgmate il padellino! Ragazzi, non aspettate che ci sia la prossima campagna con le prossime manifestazioni sull’onda del dolore (http://www.acilivorno.it/articolo_news.asp?ID=189). Prendete un casco vero e tenetelo sempre ben allacciato!

Fa ancora caldo ma se picchiate la testa sull’asfalto vi fate male, diobono!… ieri sera ai semafori ci ho fatto un po’ caso: più del cinquanta per cento dei ragazzi più giovani con questo finto casco e diversi addirittura slacciato, portato come un cappellino.

Avete voglia a stare attenti e ad andar piano poi… Con quel casco ci si fa male anche a trenta all’ora… Se qualcuno vi taglia la strada, se passa un gatto, se succede qualsiasi cosa non vi rendete nemmeno conto e siete per terra e il casco portato così non serve quasi a nulla.

Se vi dà fastidio il casco, usate la bici!!

Foto: Toxel.com (la foto è brutta lo so, ma bisogna che si vedano ogni tanto)