La chiesa degli Olandesi

Livorno,_chiesa_olandese_nel_2008.jpgPer la serie “cantieri permanenti”, dopo il Palazzo di Giustizia, presentiamo oggi la Chiesa degli Olandesi. La chiesa è chiusa da tempo immemore e il cantiere -con tanto di ponteggio- sulla strada serve evidentemente per evitare crolli…

La chiesa è situata sugli Scali degli Olandesi, ai quali appunto dà il nome, non lontano da Piazza Cavour.

Riporto qui alcune notizie sulla chiesa da Wikipedia, con la speranza – da non abbandonare mai – che prima o poi si faccia qualcosa per il recupero di questo patrimonio artistico e culturale della città.

La presenza di fiamminghi e tedeschi è attestata a Livorno sin dalle origini della città, quando nei primi anni del XVII secolo fu istituita la Congregazione olandese alemanna, un’associazione ancora oggi operante, sebbene abbia ripreso la propria attività dopo la ricostituzione avvenuta nel 1997

Questa comunità inizialmente era cattolica ed aveva un altare nella chiesa della Madonna, assieme a quelli delle altre nazioni straniere. Successivamente prevalse la parte riformata calvinista e pertanto si rese necessario un nuovo spazio per il seppellimento dei propri defunti e per le celebrazioni religiose, che si tennerò quindi in una sala ubicata in via del Consiglio.

Con l’Unità d’Italia fu indetto un concorso per il progetto di un tempio vero e proprio, al quale partecipò anche Giuseppe Cappellini, ma vincitore risultò il disegno di Dario Giacomelli: i lavori furono avviati nel1862 e terminarono nel 1864. Pochi anni dopo, la crisi economica legata all’abolizione del porto franco portò ad un declino della Congregazione, che però, nel 1903, non esitò a munire la chiesa di un mirabile organo della ditta Agati-Tronci, definito senza uguali in Toscana.

L’edificio fu risparmiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma fu depredato dell’organo e nel dopoguerra, per la sua ottima acustica, ospitò numerosi concerti. Lo scioglimento della Congregazione (1953) fece precipitare il Tempio in un lento ed inesorabile stato di degrado: presso l’absidefu persino autorizzata la costruzione di un incombente palazzo, nell’area un tempo occupata dalle scuole della comunità, mentre l’apparato ornamentale cominciò pericolosamente a disgregarsi, a cominciare dagli eleganti pinnacoli che adornavano la facciata. [5]

Alcuni anni fa, a seguito del ricostituirsi della Congregazione proprietaria della chiesa, sono stati apportati alcuni restauri alla copertura e alle vetrate, ma attualmente la volta interna è semicrollata sommergendo le antiche panche lignee (molte delle quali ottocentesche), il pavimento ligneo è sfondato in diversi punti, mentre numerosi distacchi di materiale lapideo interessano il prospetto principale. [6] Inoltre, il grave degrado del complesso è accentuato dal mancato restauro dell’antistante terrapieno del Fosso Reale, crollato negli ultimi anni del Novecento e ancora lasciato in calcestruzzo a vista.

Il Tempio degli Olandesi Alemanni è una bella costruzione neogotica, una delle poche opere in questo stile presenti a Livorno e certamente la più grande e significativa. La facciata, oggi pericolante, presenta tre rosoni dalla geometria raffinata: quello centrale, più grande e posto sopra la porta d’ingresso, è decorato con un motivo floreale ed è affiancato da due rosoni dal disegno fiammeggiante.

L’interno è una vasta aula a pianta rettangolare, preceduta da una tribuna posta sopra il vestibolo d’ingresso e chiusa mediate una grande abside circolare. Qui Giacomelli fuse insieme elementi della tradizione gotica con altri di matrice classica: lungo la navata è possibile infatti osservare l’alternarsi di lesene classicheggianti, sulle quali si aprono gli archi a sesto acuto che inquadrano le finestre ogivali.

Foto e notizie: Wikipedia

La guerra degli ultimi

1283414894888_440__po8.jpgCome ogni venerdì, oggi avrei dovuto presentare alcuni appuntamenti del weekend, ma non riesco a non commentare con tristezza quello che è successo ieri l’altro.

I fatti si conoscono. Dopo un diverbio, due cittadini romeni picchiano due livornesi, e la folla si scatena. Circa 500 persone -a quanto si legge- si riuniscono per farsi giustizia da sè… vogliono il sangue dello straniero… La casa dove si sono rintanati i romeni viene assediata per ore, fino all’arrivo della polizia che salva i romeni, arrestandoli. Anche su internet si scatena una corsa al commento più becero e bestiale.

La città ha perso la sua innocenza e da oggi non sarà più possibile descrivere Livorno come la città solidale e aperta che sempre viene descritta. Questa città non esiste più se mai è esistita.

Perché non mi si venga a dire che i romeni avevano picchiato a sangue freddo i livornesi. Non mi si venga a dire che tutto era nato dall’inciviltà dei suddetti romeni che stavano lasciando una lavatrice in strada. Perché tutti i giorni si sente di vicini italiani che si sciagattano dalle botte; tutti i giorni la gente lascia di tutto per la strada. Ma questo non suscita mai la rivolta del popolo con i bastoni…

La cosa che mi fa più tristezza è vedere come la rabbia si sfoghi contro lo straniero, il diverso e che questo schema sia da sempre stato usato dal potere per distogliere la gente dalle cose importanti per cui sarebbe giusto ribellarsi. Il lavoro diventa precario, le città più invivibili, i servizi sociali sempre più inefficienti, il potere ingrassa alle nostre spalle, e la colpa di tutto questo è dello straniero, del diverso, dell’ultimo. E questa io la chiamo idiozia.

O forse, anche inconsciamente, contro lo straniero possiamo almeno sfogare la nostra rabbia magari consapevoli che i problemi siano altri, perché questo è lo schema che va bene al potere… E questa io la chiamo viltà.

Questa è la cosa che mi fa più tristezza. A Livorno, come a Milano, Roma e ovunque. Livorno non è diversa.

Foto: il Tirreno

 

Modigliani in Mostra

Amedeo_Modigliani,_Nu_couché_de_dos.jpg“Ma che bella maniera è questa che un artista bisogna celebrare soltanto il giorno dopo che morì!” Così cantano i nostri Carneigra del grande Modigliani e della sua sfortunata vita.

Anche Vinicio Capossela aveva espresso lo stesso concetto ricordando che “Livorno dà gloria soltanto all’esilio e ai morti la celebrità”.

Qui però mi sembra che non si dia celebrità neppure ai morti! Non c’è una mostra permanente del nostro più grande artista, non c’è neppure un piccolo museo nella casa natale per ricordarlo. Niente di niente…

Allora tocca accontentarsi di questa mostra che inizia il 5 settembre alla Galleria San Barnaba, nell’ambito della Giornata europea della Cultura ebraica.

L’esposizione durerà solo una settimana, quindi chi fosse interessato si muova…

Foto: Wikipedia