Alfredo Muller a Livorno

restauration_arlequin.jpgBellissima mostra ai granai di Villa Mimbelli dedicata al grande artista livornese Alfredo Muller. La mostra rimarrà in allestimento fino al 25 aprile ed è addirittura ad ingresso gratuito.

Vi consiglio di farci una capatina, ne vale davvero la pena. Bello il luogo, bello l’allestimento, bellissime e numerose le opere dell’artista. L’unico appunto è la mancanza di panche o sedie per gustare i dipinti e l’atmosfera del luogo con calma da seduti. Per il resto una cosa veramente ben fatta e forse poco pubblicizzata.

Visto che non sono un esperto d’arte vi riporto di seguito il comunicato stampa di presentazione e vi rimando al sito ufficiale della mostra e dell’artista: http://www.alfredomuller.info/

Curata da Francesca Cagianelli la mostra dedicata a Alfredo Müller (Livorno, 1869–Parigi 1939) costituisce nel panorama della storia dell’arte italiana un evento di assoluta eccellenza: è infatti la prima volta che l’artista livornese, amico di Cézanne, Renoir e Pissarro, oscurato da decenni di indifferenza critica, approda a Livorno documentato da un percorso espositivo antologico di circa 130 opere, tra dipinti e opere grafiche, in larga parte inediti. 

Il ruolo ricoperto da Müller nel complesso panorama artistico tra Ottocento e Novecento investe le problematiche del rapporto tra Italia e Francia in merito alla diffusione di un linguaggio europeo, dapprima quello del simbolismo e quindi dell’impressionismo e del postimpressionismo, che a tutti gli effetti vede nell’artista un protagonista di sorprendente intuito e di ineguagliabile autonomia espressiva. 

Sulla scorta di una visuale internazionale Müller saprà tuttavia condurre negli anni Dieci le sue riflessioni in margine all’estetica cézanniana, senza incorrere in accademismi subalterni, e soprattutto senza trattenere neppure per un istante il ritmo della propria vertigine creativa, così da poter continuare a trasfondere nei pur aggiornati esiti espressivi della sua produzione pittorica quella leggerezza decorativa e quella grazia cromatica che lo sorressero fino alla stagione delle Arlecchinate e, ancora oltre, fino alle ultime impalpabili invenzioni di campagne e di marine. 

Il 1922, data della mostra alla Galleria Pesaro di Milano, è anche l’occasione per Ugo Ojetti di celebrare non tanto l’opera, quanto il ruolo pioneristico di Müller che a seguito del ventennale soggiorno francese e dell’intimità con artisti quali Cézanne, Pissarro, Degas, Renoir, Toulouse-Lautrec, “per primo li ha fatti conoscere ed amare dai giovani pittori toscani (giovani allora), e adesso a Firenze, con un linguaggio rapido ed affilato, puro toscano o puro parigino, è il più arguto biografo di quelli eroi, santi e santoni della pittura moderna e dei loro profeti, apostoli ed accoliti”. 

Sono in pochi tuttavia ad accreditare all’artista quell’intelligenza critica che negli anni Trenta aveva consentito di citare l’impressionismo mülleriano nei termini di una categoria creativa attuale, finemente psicologica, e universalmente colta, riferibile alle stigmate del dandy: si tratta di Raffaello Franchi che evoca Müller tra “gli ineffabili dandies del romantico impressionismo francese”. 
Si tratta con questa mostra di riavviare una più giusta ed equilibrata prospettiva storica rispetto a quella confezionata nei decenni passati dai vari esegeti dell’opera mulleriana, nel tentativo di reimpostare graduatorie di merito e verità biografiche finora mai ricondotte a una corretta impalcatura storiografica. 

Se infatti la critica si era mossa finora pressoché unicamente in direzione di una rilettura della produzione mülleriana in chiave di un cézannismo privo di autonomia espressiva, in quest’occasione le numerossisime opere riaddebitate al corpus originario dimostrano esattamente il contrario: non solo l’artista aveva trasformato le grigie colorazioni del maestro di Aix in un exploit di solarità mediterranea, ma il suo innato talento decorativo le aveva plasmate nel vortice di un arabesco riannodato sulle fila di un’emotività assolutamente personale. 

Meglio di ogni altra opera conferma tale internazionalismo lo straordinario ciclo delle Arlecchinate, per decenni fraintese e ricondotte dalla critica ad uno snobistico riciclaggio della più superficiale e civettuola arte da salon e ora finalmente reinterpretate alla luce di una coraggiosa scelta avanguardista, tra permanenze cézanniane e illuminazioni fauves, nell’ambito del revival della Commedia dell’Arte e dell’aggiornamento sui Balletti Russi in voga nell’Europa dei primi due decenni del Novecento. 

La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno in collaborazione con il Comune di Livorno, l’Associazione Archivi e Eventi, gli Amici dei Musei e dei Monumenti Livornesi, è un’iniziativa sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il Patrocinio di Ministero degli Affari Esteri, Ministero dei Beni Culturali, Ambasciata di Francia, Consolato di Francia, Regione Toscana, Provincia di Livorno, e con il contributo di Montenovi srl (Roma), Nobili Pubblicità (Livorno), DOC, Parole e Libri (Livorno). 

L’ampio catalogo, curato da Francesca Cagianelli, edito da Polistampa (Firenze), costituisce a tutti gli effetti la prima monografia ragionata dell’artista, e comprende i saggi critici di Franco Sborgi, Hélène Kohel, Francesca Cagianelli, Emanuele Bardazzi, e inoltre la biografia e la bibliografia a cura di Azzurra Conti. 

Info: 0586.826111 – info@fondazionecariliv.it

Granai di Villa Mimbelli 
via Sant’Jacopo Acquaviva, 65 – Livorno 
Orario: Venerdì 10 – 13 /16 – 19, Sabato 10 – 13 /16 – 19 
Domenica 10 – 13 /16 – 19, Domenica 24 aprile 17 – 19 
Lunedì 25 aprile 10 – 12 / 17 – 19 
Ingresso: gratuito

Foto http://www.alfredomuller.info/

 

 

Alfredo Muller a Livornoultima modifica: 2011-03-28T08:30:00+02:00da admin
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