Carlo Azeglio Ciampi

250px-Messaggio_Ciampi,_07-01-2003.jpgRiprendiamo con i famosi concittadini e oggi presentiamo un grande uomo di Stato livornese: il Presidente Ciampi. Una vita veramente intensa, iniziata in Corso Amedeo.

Vado con le notizie ufficiali e formali da Wikipedia, invitando ancora una volta alla partecipazione nei commenti per chi avesse qualcosa da aggiungere di più particolare: ricordi, esperienze, aneddoti.

Carlo Azeglio Ciampi (Livorno, 9 dicembre 1920) è un economista e politico italiano, decimopresidente della Repubblica dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 2006.

È stato governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993, presidente del Consiglio dei ministri eministro del turismo e dello spettacolo ad interim (1993-1994) e ministro del tesoro e del bilancio(1996-1999). Con la fine del suo mandato presidenziale è diventato senatore a vita. Primo presidente del Consiglio e primo capo dello Stato non parlamentare nella storia della Repubblica, Ciampi fu anche il secondo presidente eletto dopo essere stato governatore della Banca d’Italia preceduto da Luigi Einaudi nel 1948.

Dopo una militanza giovanile nel Partito d’Azione, Ciampi non ha più aderito ad alcun partito.

Figlio di Pietro Ciampi e di Maria Masino. Dopo aver conseguito la laurea in lettere nel 1940 allaScuola Normale di Pisa, dove aveva frequentato, rimanendone affascinato, le lezioni del filosofoGuido Calogero e dove aveva conosciuto anche Franca Pilla, la futura moglie, fu chiamato alle armi nello stesso anno come sottotenente dell’esercito in Albania.

Quando venne siglato l’armistizio dell’8 settembre 1943, Ciampi, che si trovava in Italia con un permesso, rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò e si rifugiò a Scanno, in Abruzzo, col suo maestro Guido Calogero, esponente di primo piano del pensiero liberalsocialista e vicino alPartito d’Azione.

Il 24 marzo 1944 Ciampi, con un gruppo di una sessantina di persone, fra cui lo stesso Calogero, altri antifascisti, prigionieri sfuggiti alla Wermacht e con l’aiuto della guida locale Alberto Pietrorazio,[3] partendo da Sulmona si mise in marcia per raggiungere gli Alleati, attraversando il massiccio della Majella.

Si trattava di un viaggio difficile e pericoloso, in mezzo alla neve e a temperature molto basse, lungo un percorso che attraversava le linee tedesche passando per il Guado di Coccia:

  « Si progredisce molto lentamente in alcuni punti, dovendo camminare quasi a quattro gambe perché i soli piedi non fanno presa (specie io che non ho i chiodi)

(…) Qualcuno comincia a scoppiare, cerco di aiutare insieme ad un altro un prigioniero che non ce la fa più: avvertiamo Alberto, ma questo dice che non può rallentare la marcia in quanto che si deve giungere al Guado di Coccia prima dell’alba, pena la sicurezza della spedizione

(…) Alle quattro ormai del 25 marzo siamo al Guado[4] »

L’itinerario, che tocca Taranta Peligna e Campo di Giove, condusse infine i sopravvissuti a Casoli. Il gruppo, che perde una decina di componenti, stremati dal freddo e dalla fatica, incontra per primo i Patrioti della Brigata Maiella.[5]

Ciampi riesce quindi ad arrivare a Bari, dove consegna a Tommaso Fiore il testo manoscritto del «catechismo liberalsocialista del Partito d’azione» datogli da Calogero, si arruola nel rifondato esercito italiano e si iscrive al Partito d’Azione.

Nel 1946 sposa Franca Pilla (nata il 19 dicembre 1920), consegue la seconda laurea in giurisprudenza presso l’Università di Pisa e, su pressione della moglie[senza fonte], partecipa al concorso che lo fa entrare come impiegato in Banca d’Italia, dove rimarrà per 47 anni (14 da governatore).

Nello stesso anno si iscrive anche alla CGIL e ne conserva la tessera fino al 1980.[6]

Nel 1960 fu chiamato all’amministrazione centrale della banca di cui nel 1970 assunse la direzione. Nel 1973 diventò segretario generale, vice direttore generale nel 1976 e direttore generale nel 1978. Nell’ottobre del 1979 fu nominato governatore della Banca d’Italia e presidente dell’Ufficio italiano dei cambi nel pieno della bufera che aveva travolto l’istituzione dopo il crack di Michele Sindona e gli arresti del governatorePaolo Baffi e del vicedirettore Mario Sarcinelli. Ciampi ha dichiarato che «Appena nominato Governatore andai a rendere omaggio al Capo dello Stato e dissi chiaramente che se Mario Sarcinelli avesse dovuto lasciare la Banca d’Italia, mi dovevano considerare dimissionario»[7]. Ricoprì l’incarico fino al 1993.

Dall’aprile 1993 al maggio 1994 fu il presidente del Consiglio di un governo tecnico di transizione, il primo presidente del Consiglio non parlamentare della storia della Repubblica. Non sono mancate anche in tal senso polemiche, che, sebbene minoritarie vedono una carenza di rappresentatività popolare negli organi costituzionali, non avendo egli mai ricoperto cariche elettive.

Nel giugno 1994 fu chiamato a ricoprire la carica di vice-presidente della Banca dei Regolamenti Internazionali,[9] ruolo che detenne fino al maggio 1996.

In seguito è stato ministro del tesoro (dall’aprile 1996 al maggio 1999) nei governi Prodi I eD’Alema I. In questo periodo, la sua opera è stata caratterizzata dal contenimento dell’enorme debito pubblico italiano in vista del rispetto dei parametri di Maastricht, per garantire l’accesso dell’Italia alla moneta unica europea. Ha avviato il processo di risanamento delle Poste italiane.

È autore di alcuni libri, tra i quali si ricordano: Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993 (finito di stampare nel1994); Sfida alla disoccupazione: promuovere la competitività europea e Un metodo per governare, entrambi del 1996.

La sua candidatura viene avanzata da un vasto schieramento parlamentare e in particolare dall’allora Presidente del Consiglio D’Alema che ottiene, durante le trattative, il benestare dell’opposizione di centro-destra, anche se Ciampi, che non era iscritto in alcun partito, era molto vicino all’Ulivo. Considerato come figura fondamentale per l’entrata nell’Euro e come uno dei ministri più popolari del governo gode anche dell’appoggio del mondo economico e finanziario oltre che della stima dei dirigenti dell’Unione Europea. Il 13 maggio 1999 venne eletto alla prima votazione, con una larga maggioranza (707 voti su 1010), decimo presidente della Repubblica. In questa veste, egli ha cercato di trasmettere agli italiani quel patriottico sentimento nazionale che deriva dalle imprese del Risorgimento e della Resistenza e che si manifesta nell’Inno di Mameli e nella bandiera tricolore.

Ciampi è stato un Presidente che, come avvenuto con Sandro Pertini, ebbe sempre un alto indice di gradimento popolare nei sondaggi fatti dai vari Istituti italiani, con una media oscillante tra il 70 e l’80% (il minimo si registrò con il 67% relativo al nord-est del Paese, ossia dove la Lega Nord è più forte). Rimanendo sempre, perciò, una delle figure nelle quali gli italiani riponevano la loro fiducia e rafforzando con la sua figura istituzionale lo stesso ruolo del Presidente della Repubblica.

Come Pertini, anche Ciampi ha assistito ad una finale calcistica dell’Italia, infatti il 2 luglio 2000 l’ex Capo dello Stato era presente allo StadioDe Kuip di Rotterdam nella sfortunata Finale di Euro 2000 persa dagli azzurri ai supplementari per 2-1 contro la Francia.

Ha ricevuto, nel 2005, il premio Carlo Magno dalla città tedesca di Aquisgrana per il suo impegno volto a garantire l’idea di Europa unita e pacifica;[10] sempre nel 2005, ha anche ricevuto honoris causa il David di Donatello per la sua volontà di rilanciare il cinema italiano.

In un intervento al Parlamento europeo è stato vivacemente contestato da alcuni europarlamentari della Lega, tra cui Mario Borghezio, scontenti per l’ingresso dell’Italia nella Moneta comune Europea, l’Euro, citato nel discorso del Presidente della Repubblica.

Durante il settennato Ciampi e Signora hanno posto la loro residenza presso il palazzo del Quirinale.

La consorte del Presidente, come raramente accadde in passato, è stata spesso presente agli incontri che il marito ebbe in Italia ed all’estero; “donna Franca”, come è stata chiamata, ha fatto alcune dichiarazioni “fuori dal protocollo”: hanno fatto discutere le sue esternazioni riguardo alla “TV deficiente”, alla bontà e all’affetto dei napoletani (“La gente del sud è più buona e intelligente”).

Da più parti a Ciampi è stato chiesto di rimanere Capo dello Stato per un secondo mandato ma egli, seppur lusingato, ha escluso l’ipotesi di un Ciampi bis al Quirinale. Sia il centro destra, sia il centro sinistra, lo hanno più volte ringraziato per il suo operato super partes e come garante istituzionale.

Il 10 febbraio 2006 ha aperto, come da protocollo, i Giochi olimpici invernali di Torino 2006.

Il 3 maggio 2006 con una nota ufficiale dal Quirinale Ciampi ha confermato la sua indisponibilità ad un settennato-bis: i motivi che l’hanno spinto a questa decisione sono l’età avanzata e la convinzione che “il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato”.[11] In effetti, è stato osservato che nessun Presidente della Repubblicaè mai stato investito di un secondo mandato.

Appuntamenti del Weekend

logo liperli.jpgCon un giorno di ritardo siamo qui a riportare alcuni appuntamenti da non perdere per questo weekend. Tra le notizie più importanti dal punto di vista culturale le visite guidate alla casa di Modigliani. Ogni info su www.liperli.org

Sabato Visite @ Casa Modigliani 

Weekend Eventi in cantiere @ Mercato Coperto 

Sabato Emergenza Rock @ Cage 

Sabato Tutti sul Palco @ CSA Godzilla

Sabato Rock3 @ Ex Cinema Aurora 

Weekend FestAurora @ Ex Cinema Aurora 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiesa Anglicana

250px-Chiesa_San_Giorgio,_Interno,_Livorno.jpgRiprendiamo i nostri percorsi storici e artistici livornesi e torniamo a occuparci delle Chiese delle diverse comunità nazionali che hanno trovato accoglienza a Livorno nel corso dei secoli.

La chiesa di San Giorgio, più conosciuta come Chiesa Anglicana, era appunto la Chiesa della comunità inglese di Livorno, e si trova circa a metà di Via Verdi.

Vado come sempre con alcune notizie da Wikipedia, con la speranza che qualcuno voglia migliorare la voce inserendo altre notizie nei commenti al post.

La chiesa di San Giorgio è una chiesa, attualmente consacrata al rito cattolico, ubicata nell’area del Cimitero degli Inglesi di via Verdi, a Livorno.

In origine questa chiesa era destinata al culto della comunità anglicana, da sempre molto numerosa nella città labronica, come testimoniato dalla presenza di uno dei più antichi cimiteri acattolici d’Italia ancora esistente nel cancello antistante la chiesa.

Storia

L’origine della presenza inglese a Livorno può essere fatta risalire già alXVII secolo, quando, dopo l’ampliamento del porto su progetto dell’anglosassone sir Robert Dudley, la marina inglese fece di Livorno la sua base per il pattugliamento delle rotte del Mediterraneo.

Non senza difficoltà, legate all’opposizione del clero cattolico, nelSettecento fu concesso al console inglese il permesso di avere in casa un ecclesiastico anglicano, ma la costruzione di un tempio vero e proprio fu avviata solo nel 1839, secondo il disegno dell’architetto Angiolo della Valle. La chiesa, dedicata appunto al santo protettore dell’Inghilterra, fu completata nel 1844.

Danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, nel 1956 passò alla Confraternita della Misericordia che, dopo la perdita della chiesa di Santa Barbara, la restaurò e la consacrò al culto cattolico.

Descrizione

La chiesa di San Giorgio è un elegante edificio neoclassico, caratterizzato da un pronao composto da quattro colonne d’ordine ionico[1], sul quale è impostata la semplice trabeazione col frontone. L’edificio si eleva su un alto basamento in pietra che lo separa dal piano stradale. Un piccolo campanile sul lato meridionale è provvisto di tre campane dedicate a Santa Barbara, al Santissimo Crocifisso, e a San Francesco.

L’interno, dotato di un’ottima acustica, è costituito da un’aula centrale sormontata da una calotta e decorata con bassorilievi a stucco e da lesene di stile ionico. Corrado Michelozzi eseguì il dipinto di San Giorgio, mentre le vetrate dipinte dell’abside furono realizzate da Mino Rosi in sostituzione di quelle antiche eseguite ad Edimburgo e distrutte durante la guerra. Sulle tre vetrate, soffiate a Monaco di Baviera, sono rappresentati la Madonna della Misericordia, San Giovanni Battista e San Francesco. Appena varcato l’ingresso si notano a destra ed a sinistra due dipinti ad olio rappresentanti la Madonna della Misericordia eSanta Barbara compatrona dell’associazione. Il dipinto della Madonna con i piedi i santi Francesco e Tobia è opera delPassignano e dono della granduchessa Cristina di Lorena alla Misericordia tra il 1601 e il 1606. Il quadro era posto sull’altare maggiore nell’antica chiesa dell’arciconfraternita in via Grande, prima delle distruzioni belliche. Il quadro è ricordato anche dal Targioni-Tozzetti nel suo Viaggio in Toscana: “Nella Compagnia della MIsericordia vi è una tavola dell’Altar Maggiore, con dentro una Madonna che apre il manto, sotto il quale, in fondo al piedistallo ove posa la Vergine, sono a man diritta San Tobia, alla sinistra San Francesco, e una figura di femmina che abbraccia un bambino nudo, che può esser sia ritratto della stessa moglie del Passignano, del quale è opera un Crocifisso dentro la sagrestia di detta Chiesa”. Il dipinto che raffigura Santa Barbara è opera del livornese Corrado Michelozzi e rappresenta la santa con lo sfondo dellaFortezza Vecchia, divenua compatrona della Misericordia livornese dopo il 1786 quando fu acquisita dalla Compagnia dei Bombardieri la chiesa di Santa Barbara di via Grande che divenne la nuova sede.

Sulle pareti laterali, sopra i due altari minori, vi sono due grandi bassorilievi in stucco opera di Giulio Guiggi come i vari bozzetti della Via Crucis. Il bassorilievo di destra rappresenta le opere della Misericordia, quello di sinistra il lavoro dell’uomo. Agli angoli sono posti il grande e antico Crocifisso dei Giustiziati, opera tardo manieristica, con la quale, velato, si accompagnavano in processione i condannati, e il dipinto della Madonna della Fontanella, antica icona della Compagnia che originariamente era posta in un tabernacolo angolare sopra una fonte pubblica in via San Francesco della scuola diCosimo Rosselli.

Nelle lunette laterali sono poste le belle statue marmoree delle quattro Virtù Cardinali, opera di Raffaello Romanelli, provenienti dalla dismessa cappella Bastogi del cimitero della Misericordia. Sotto la mensa dell’altare maggiore è stato collocato l’antico paliotto in legno intagliato e dorato e all’altare maggiore è posto un antico tabernacolo del XVIII secolo in legno dorato con l’emblema della Misericordia di Livorno.