Un quartiere sull’acqua: la Venezia livornese tra realtà e finzione


Livorno-il-quartiere-Venezia-a18712894.jpgC’è un quartiere a Livorno che è diverso da tutti gli altri, il quartiere Venezia, per la sua caratteristica di essere collocato sull’acqua.

Questo venne realizzato agli inizi del ‘700 come ampliamento dell’allora Castello di Livorno (la Fortezza Vecchia) e del nucleo cittadino delimitato dal fossato pentagonale ideato da Bernardo Buontalenti. Vero centro storico della città, il quartiere Venezia si snoda attraverso numerosi canali dove le chiatte facevano la spola tra i velieri ormeggiati in porto e la città. E’ il canale dei Navicelli ad attraversare il quartiere secondo un piano redatto dall’architetto senese Giovanni Battista Santi che pensò un nucleo a prevalente vocazione commerciale con magazzini e abitazioni situate alle spalle del porto. L’uso di tecniche tipiche della laguna veneta fece sì che il quartiere prendesse il nome di “Venezia Nuova”. I vecchi magazzini che ospitavano le merci oggi sono stati portati a nuova vita ospitando locali e ristoranti, facendo del quartiere il luogo della città con più presenza di posti dove è possibile mangiare ed ascoltare della ottima musica dal vivo.

Le più belle passeggiate le ho fatte quì, tra i fossi, in diverse ore del giorno quando la luce del sole, che si riflette sull’acqua, disegna effetti unici sui palazzi che si specchiano nei fossi insieme a cielo e nuvole, con i loro colori caratteristici. La Venezia che si sdoppia tra terra e acqua ci racconta la sua unicità.

Curioso è un aneddoto cinematografico che vede Luchino Visconti girare il film Le notti bianche tra i canali livornesi (la storia è originariamente ambientata a San Pietroburgo). E’ Suso Cecchi D’amico, sceneggiatrice (recentemente scomparsa) a raccontare come nacque l’idea del film: “…Stavamo tutti da me, a Castiglioncello. Luchino era ospite da me e arrivò Marcello. E cercavamo questa cosa piccola, piccola, piccola… Andavamo a Livorno, dove una parte della città è fatta di canali, e mi venne in mente che poteva essere l’ambiente per un racconto di Dostoevskij, con solo due personaggi. Mio padre suggerì “Le notti bianche”. Affare fatto… Mi feci mandare subito il libro…”. (da Scrivere di Cinema a cura di Orio Caldiron e Matilde Hochkofler). In realtà poi il quartiere fu ricostruito in studio a Cinecittà, dunque una Venezia tanto “finta”, quanto suggestiva tra la nebbia (per realizzarla e rendere la sensazione di immobilità e falsità furono utilizzati chilometri di tulle). Ancora Suso Cecchi D’amico “…mi sembra che la Livorno de Le notti bianche corrisponde al ricordo che, la mattina dopo, ognuno ha del paesaggio notturno di una città nella quale si è girato a lungo durante le ore piccole. Nella memoria tutto resta indeterminato, indistinto, strade, piazze vicoli si compenetrano gli uni negli altri, le persone non hanno più fisionomie precise, ma diventano forme, volumi, macchie di colore”. Ed è proprio così, girando nel quartiere, che ci si perde scoprendo storie, rumori e suoni di una città fatta d’acqua.

http://www.youtube.com/watch?v=oUmfC5Z9iaM&feature=related

foto: http://www.fotocommunity.it/pc/pc/display/18712894

Un quartiere sull’acqua: la Venezia livornese tra realtà e finzioneultima modifica: 2012-01-16T09:00:00+01:00da admin
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