Ricetta dolce della Pasqua livornese. La stiacciata

schiacciata.jpgManca meno di un mese alla Pasqua, allora cosa c’è di meglio che iniziare a preparare qualche dolcino della tradizione?

Dolce tipico è la “stiacciata” o “schiacciata”. Riguardo alla sua paternità rimane il dubbio, anche se Diacinto Cestoni (grande speziale di adozione livornese) nel 1699 in una lettera al suo amico editore Antonio Vallisneri, afferma che il venerdì Santo è “ uso comprare zucchero, zafferano, anaci, spezie e pepe per fare certe torte di Pasqua che a Livorno chiamano stiacciate e poi altre coserelle col nome di sportelline per li bambini…”.

Un vecchio documento racconta…Ogni famiglia la confezionava nella propria casa. Quando la pasta era pronta veniva sistemata nelle teglie di rame. Con i grumi di pasta rimasti le mamme preparavano il “corollo”, una ciambella che veniva posta sopra un pezzo di carta oleata. Le teglie con le schiacciate e il corollo venivano messi a lievitare nella madia. La lievitazione però si rivelava sempre molto problematica. E siccome le schiacciate venivano preparate dopo la cena dovevamo vegliarle per vedere se lievitavano. Stabilivamo dei turni. Se a mezzanotte la pasta non si era mossa dovevamo farle fare i fumacchi: mettevamo dentro la madia alcune pentole di acqua bollente e affidavamo al loro vapore acqueo il miracolo della lievitazione. Se il miracolo non avveniva portavamo le schiacciate in “cardana” (un pertugio sopra il fondo) verso le sei di mattina. Al fornaio […] portavamo anche un uovo con il quale doveva spennellare la superficie delle schiacciate prima di metterle in forno. Io non vedevo l’ora di prendere il corollo perché potevamo mangiarlo…Interessante è anche ricordare l’espressione popolare “ leva il fumo alle schiacciate”, con riferimento a persona talmente intelligente e furba che riesce ad impossessarsi del profumato fumo delle schiacciate… ed aggiungo io di livornesi così ce ne sono tanti a giro per il mondo!

 

 

Ingredienti:

per 3 schiacciate da 1 Kg ciascuna:

                Farina 1500 g

                Zucchero 500 g

                Burro 250 g

                Olio extravergine di oliva toscano 50 g

                Uova 8 (5 intere, 3 tuorli e 3 chiare per spennellare da mettere da parte)

                Lievito di birra 85 g

                Anici 45 g

                Vin Santo metà bicchierino da liquore

                Liquore tipo Sambuca, Strega o Rosolio di menta 1 bicchierino

                Sale 5g

                Miele 1 cucchiaio

                1 arancio e 1 limone

Tempo di preparazione e cottura: 18 h circa, dipende dai tempi di lievitazione

Preparazione

1° lievito o lievitino bianco

Sciogliete 85 gr. di lievito in una tazza da circa125 g riempita di acqua o latte tiepidi e lavoratelo con circa 150 g circa di farina di grano tenero tipo “0”. Lasciate lievitare finché non forma tante bollicine e comunque raddoppia di volume, coperto con un panno al caldo in una madia (circa 20 minuti), utilizzando una pentola di acqua calda per infondere il calore necessario.

Mettete gli anici ad ammorbidire nel succo di arancia e limone con la buccia grattugiata di entrambi e 1 cucchiaio di zucchero semolato (in sostituzione si può utilizzare l’essenza di anici).

2° lavorazione o primo ritocco (dopo circa 20 minuti)

Unite al lievitino metà di tutti gli ingredienti: 750 g di farina, 2 uova intere e 2 tuorli, 250 g di zucchero, 125 g di burro leggermente ammorbidito, 25 g di olio extravergine di oliva, 22 g di anici, ½ Vin Santo e Sambuca, un pizzico di sale, miele, ½ arancia e ½ limone grattugiati.

Lavorate a mano o con l’impastatrice finché l’impasto non diventa setoso ed omogeneo. La consistenza è morbida. A questo punto mettere a lievitare in forno al minimo (min. 30/40°).

I tempi di levitazione non sono misurabili esattamente, dipende molto dalla temperatura del forno. La lievitazione è ottimale quando il composto diventa tremolante tipo un budino (dopo circa 1 ora/1 ora e ½). 

3° lavorazione o secondo ritocco (dopo circa 1h-1h e ½)

Unite il resto degli ingredienti e impastate come nella fase precedente. Questa lievitazione viene fatta nelle teglie (3 da 18 cm di diametro) dove poi avverrà la cottura. Quindi prendete l’impasto, versatelo su una base di marmo unta di olio, dividete l’impasto in tre e disponetelo nelle teglie unte con strutto di maiale. Rimettete a lievitare come al solito nel forno.

Questa è la parte più delicata perché se non lievitano correttamente il risultato sarà compromesso.

Al temine della lievitazione, dopo circa 3 ore, estraete le teglie dal forno, mettete un pentolino con acqua e portate il forno a 160° circa.

Spennellate le schiacciate con le chiare d’uovo messe da parte e mettetele ancora in forno per circa 50 minuti a 160° circa. A cottura ultimata, lasciatele riposare 10/15 minuti, quindi estraetele e disponetele su un tagliere di legno finché non freddano, poi riporle in un sacchetto di naylon.

Il procedimento è piuttosto lungo e delicato ma vi assicuro che una volta pronta rimarrete inebriati dal suo profumo unico. La buona riuscita dipende in larga parte dalla lievitazione che permette alla schiacciata di divenire soffice e leggera. Tutto il processo deve essere svolto in un luogo molto caldo e umido, privo di correnti d’aria o di sbalzi di temperatura. 

 

Zerri e baccalà sotto il pesto. La ricchezza della cucina “povera” livornese

zerri.jpgCi sono dei posti a Livorno che sono unici, uno di questi per me è il mercato centrale all’interno del quale è collocato il mercato del pesce più bello della Toscana! Si trova di tutto e camminare tra i numerosi banchi è una vera goduria. Amo molto cucinare il pesce in ricette semplici che conservano il sapore ed il profumo del mare. Intrattenersi con i “pesciaioli” livornesi è sempre un piacere e si torna a casa con ottime ricette spesso accompagnate da aneddoti colorati, perché i livornesi non sono tali se non raccontano qualche storia. Ecco allora due ricettine facili “sotto il pesto”!

 

Zerri sotto il pesto

 

Ingredienti

 

8 etti di zerri di piccole dimensioni

8 spicchi d’aglio

3 peperoncini

un rametto di rosmarino

farina di frumento

un quarto di litro di aceto olio extravergine di oliva

sale

Tempo di preparazione e cottura: 40 minuti, più la marinatura

 

Preparazione

Sventrate e pulite gli zerri. Lavateli, asciugateli bene e infarinateli. Friggeteli, scolateli, asciugateli dall’unto in eccesso e sistemateli in un recipiente. Tagliate l’aglio a fettine sottili e spezzettate i peperoncini. Fateli soffriggere in olio e, quando l’aglio diventa color nocciola, aggiungete l’aceto e il rosmarino, portando a bollore. Versate la salsa sugli zerri e lasciateli riposare al fresco per almeno un paio d’ore. Gli zerri sono cotti con l’aceto anche nell’agliata della tradizione ligure. Si mantengono così diversi giorni.

 

 

Baccalà sotto il pesto

 

Ingredienti

1 filetto di baccalà ammollato

olio per friggere

farina

olio extravergine

aceto

aglio

peperoncino


Preparazione



Sciacquare il baccalà, tagliarlo a pezzetti  ed asciugarlo bene con la carta assorbente. Passarlo nella farina e friggerlo, facendolo diventare dorato e croccante. Scolarlo e lasciarlo sulla carta per togliere ogni traccia d’olio. Mettere in una pirofila. Intanto preparare un battuto con l’aglio ed il peperoncino, farlo soffriggere a fuoco basso con l’olio extravergine, appena comincia a dorare aggiungere 40 ml d’aceto, coprire immediatamente con il coperchio,  aspettare un minuto e spengere. Coprire con questo pesto il baccalà…ancora più buono il giorno dopo!      

Cozze ripiene…a Livorno si esagera sempre!

cozze.jpgEccolo, è arrivato il gelo ed anche la neve…allora cosa c’è di meglio, che preparare una ricettina di mare, un piatto unico, ricco, esagerato appunto: le cozze ripiene!

Se mi chiedessero di descrivere i livornesi attraverso un piatto della tradizione culinaria, oltre al caciucco, direi le cozze ripiene. Quando le assaggiaii per la prima volta, rimasi un po’ di stucco, mai avrei abbinato le uova, il pomodoro, la carne macinata e le cozze ed invece mangiare questo piatto è stata una delle esperienze più interessanti legate alla cucina di questa città. Dunque non vi lasciate distogliere dall’abbinamento degli ingredienti, perché alla fine ne rimarrete stupiti e ne mangerete a vassoiate!

 

Utensili: scodella, padella ampia

Tempo di preparazione: 30’

Tempo di cottura: 30’

Ingredienti per 4 persone:

 

      24 cozze grandi pulite

      2 uova

      400 gr di carne macinata (alcuni usano la mortadella)

      1 spicchi d’aglio tritato

      odori vari tritati (prezzemolo, timo, basilico)

      parmigiano grattuggiato

      4 fette di pane toscano divise a metà

Ingredienti per il sugo:

      400 gr di pomodoro

      1 carota

      1 costola di sedano 1 cipolla piccola

      1 bicchiere d’acqua

      sale e pepe

Preparazione:

1)  Aprire le cozze a libro  lasciarle da parte

2)  Impastare tutti gli altri ingredienti e poi farcire tutte le valve con un po’ di impasto

3)  Fare il sugo soffriggendo per qualche minuto le verdure tritate, quindi versare il pomodoro ed un bicchiere d’acqua: aggiustare di sale, pepare e far ritirare.

4)  Aggiungere le cozze e lasciarle cuocere per 10’-15’.

5)  Servire con una buona spolverata di pepe e fette di pane abbrustolite, agliate e leggermente bagnate con sugo di pomodoro.

Una variante a questo piatto sono i totani di media grandezza riempiti con il loro stesso composto a cui si aggiungono i tentacoli tritati e chiusi con lo stuzzicadenti. In questo caso la cottura và prolungata di 20’.

Vini consigliati: Val di Cornia Rosato, Val di Cornia Vermentino

 

Storia del carnevale a Livorno e dolci della tradizione

cenci-300x225.jpgOggi 18 gennaio inizia il carnevale, allora volevo parlarvi della tradizione dolciaria livornese legata a questa festa. Sull’argomento, molto interessante è il libro di Paolo Ciolli La pasticceria a Livorno. Storie e ricette (Edizioni Erasmo, 2010): “ Il carnevale a Livorno cominciava in ritardo, il 28 gennaio; un ritardo voluto per adempire il voto che la città fece nel febbraio del 1472 in occasione del tremendo terremoto. Erra uso che il 2 febbraio giorno della “Candelora”, nel quale si benedicono le candele come simbolo del “Cristo luce per illuminare le genti”, cominciassero ad apparire delle maschere nel centro della città. I costumi raffigurati erano di semplice fattura e bastava indossare un vecchio cappotto, un camice o un copricapo buffo per impersonarle. La ricorrenza del carnevale era importante per la città ed al suo culmine si faceva, quella che oggi sarebbe ricordata come “notte bianca”, quindi festa fra risa, scherzi e canti fino a tarda notte, al suono di nacchere e organetti. Piazza Grande illuminata con torcetti veneziani primi, terzi e quarti piani era proprio un bel veder. (Poesia popolare)

Il martedì grasso chiudeva il festoso periodo quando “il Carnevale”, simboleggiato da un obeso fantoccio veniva bruciato in un grande falò, allo scadere della mezzanotte nell’allora superba piazza Grande, cinturata di palazzi seicenteschi. La partecipazione della popolazione era globale e dovette essere persino regolata da editti che tutelassero la loro incolumità, perché in quel periodo molte erano le esagerazioni e qualche volta le rese dei conti portavano anche all’obitorio. Era tradizione offrire le roschette (ne ho già parlato nel nostro blog) insieme ad altre dolcezze quali cialdoni, moscardini e marroni glassati ed i cenci (orecchiette di Haman) tipici del carnevale ebraico (festa del Purim)”.

Moscardini

Dosi per un po’ di dolcetti

300 gr di zucchero

80 gr cioccolato amaro

300 gr mandorle

2 uova + 1 tuorlo cannella in polvere q.b.

un pizzico di sale

Sciogli il cioccolato a bagnomaria. Tosta le mandorle e macinale grossolanamente. Sbatti le uova con lo zucchero e aggiungi tutti gli ingredienti, lascia raffreddare; forma delle palline che poste su ostie lascerai riposare per una oretta prima di infornare a 150° per una dozzina di minuti. 

Una volta tolte dal forno saranno morbide e puoi decorare con una ciliegina candita. Lasciate raffreddare prenderanno consistenza, pur rimanendo con l’anima tenera. Alcuni, formate le palline, le tuffano in una granella di zucchero.

 

Cenci (da “cencio” straccio per strusciare in terra)

250 gr di farina

1 uovo

acqua d’arancio q. b.

90 gr  di zucchero

una manciata di anaci

1 cucchiaio di olio di oliva

un cucchiaino di lievito

un bicchierino di rum (se si vuole)

Metti la farina nella spianatoia e impasta bene con l’uovo, qualche cucchiaio di essenza di arancio, un pizzico di sale, lo zucchero, gli anaci, e l’olio. Impasta bene e lascia riposare la pasta, poi stendila con il matterello, taglia a rombi o a fiocchi e friggi in abbondante olio. A piacimento cospargi con zucchero a velo. Accompagnali con vin santo servito leggermente fresco…e la festa può cominciare!

Modi di dire in cucina: i livornesi a tavola!

arcimboldo.jpgMi hanno sempre fatto ridere delle tipiche espressioni livornesi per descrivere dei piatti della cucina tradizionale. Quello che è certo è che, questi modi fantasiosi di nominare le pietanze, rendono bene l’idea di ciò che ci si appresta a mangiare, anzi non ti verrebbe di chiamarli in altro modo. Ecco qualche ricetta divertente:

 



Cavolo strasci’ato

Utensili: pentola con bordi alti, 1 padella

Ingredienti per 4 persone:

 

      1 kg di cavolfiore

      300 gr di pomodori pelati

      100 gr di olive nere snocciolate

      3 spicchi d’aglio

      olio, peperoncino o pepe

      semi di finocchio (facoltativo)

 

Preparazione

1)  lessare in abbondante acqua salata il cavolo per 10’, quindi tagliarlo a pezzi non troppo grandi e soffriggerlo in olio caldo con aglio

2)  unire quindi i pomodori, il sale ed il peperoncino o pepe (e se si desidera i semi di finocchio) e far cuocere per 10’. Aggiungere le olive qualche minuto prima di spegnere il fuoco.

3)  Servire caldo come contorno a piatti di carne

Vino: Val di Cornia Sangiovese

 

Minestra sui discorsi

Questa io la trovo geniale! Si tratta di una minestra fatta di pochissimi ingredienti: in acqua salata si fa bollire un osso di vitello con vari odori, si filtra e vi si cuoce la pasta.

 

Brodo di sassi (e non è uno scherzo!)

Ricetta povera che oramai non viene fatta più, per ovvi motivi di inquinamento, prevedeva infatti l’utilizzo di sassi presi alla banchina di Livorno, ricche di erbette di mare e bollite in acqua fino ad ottenere un brodo che filtrato serviva per lessare un po’ di pasta. Solo al pensiero di farla oggi mi vengono i brividi!


Ri’otta ‘bria’a (ricotta ubriaca)

Gustosa crema natalizia della cucina povera livornese fatta di pochi ingredienti quali la ricotta, zucchero e nocciole o noci, mandorle tritate, impastati con un bicchierino di liquore, da cui poi il nome di ‘bria’a.

 

Foto:

Arcimboldo, L’imperatore Rodolfo II in veste di Vertumno (1591), Skoklosters slott di Stoccolma

Come utilizzare gli avanzi natalizi:ricette veloci della tradizione livornese!

lesso-rifatto-con-le-cipolle-orig.jpgEccomi cari naviganti con alcuni suggerimenti culinari per il post Natale. Sicuramente tutte le vostre cucine avranno lavorato parecchio e saranno avanzate un sacco di pietanze …ma non disperate perché nella migliore tradizione della cucina livornese ottimi piatti vengono realizzati con gli avanzi! Infatti è un classico dell cucina toscana “rifare”, “ripassare” gli avanzi.

Di solito quello che rimane è quasi sempre il lesso…qualche ricettina facile facile per riutilizzarlo al meglio:

 

Lesso e sottaceti


Il lesso ben caldo può essere accompagnato con contorno di sottoaceti (cipolline di Ivrea, peperoncini verdi) o sott’oli (carciofini sott’olio) che una volta venivano preparati in casa con metodi artigianali, durante la loro stagione.

 

Frittata di lesso

 

Tritare il lesso e metterlo in una padella con olio, poi sbattere due uova alle quali aggiungere il lesso e cuocere il tutto in una padella.

Un tempo usava anche mettere, prima della carne, delle cipolline tritate da far appassire nell’olio, poi mescolarle con la carne ed aggiungere le uova. Questa versione è ottima!

 

Frittelle di lesso

 

Con due o più uova ed un po’ di noce moscata e con una padella piccola unta di olio si fanno dei tondi di uova di circa 10 cm. di diametro.

Si riempie ogni frittella al centro con il lesso tritato e si chiude come un semicerchio (tipo agnellotti).

A lato si prepara una salsa di pomodoro (sale aggiunto) e si insaporisce con abbondante marsala dopo aver messo i ripieni nella salsa, rivoltandoli almeno una volta.

 

Francesina

 

Questa ricetta è una delle mie preferite!Sebbene si tratti di una ricetta familiare, potrebbe essere inserita nei menù dei ristoranti che propongono i piatti, anche più semplici, della tradizione toscana.

In una casseruola si fanno cuocere con olio abbondante diverse cipolle tritate bianche o, rosa e dopo il pomodoro.

Quando il tutto è ben cotto si mette il lesso a pezzetti, della salvia ed una spruzzatina di pepe (questo a Livorno è immancabile meno che nel caffellatte).

 

Foto: www.cookaround.com

 

Creatività a tavola: la carbonara di mare!

Carbonara-320x320.jpgLa cucina per i livornesi è uno dei luoghi dove danno il meglio di sé.

Oggi vorrei parlarvi di una ricetta speciale a base di pesce: la carbonara di mare. Già il nome evoca il sapore unico di questo primo. Mi è capitato di parlare di questo piatto e suscitare la perplessità di molti: “ ma come la carbonara con il pesce? Che abbinamento è?” Poi invogliati  e incuriositi dalla mia descrizione del piatto e fattosi coraggio si sono buttati nell’assaggio. Non vi dico i commenti dopo dal “sublime”, all’ “esagerata”, al  “tanta roba”, al “Dio esiste” (si sà i commenti dei labronici sono sempre molto colorati)…insomma chi l’ha assaggiata si è dovuto ricrede sull’abbinamento degli ingredienti. C’è un posto, a Livorno, dove è la migliore in assoluto, si trova nel quartiere dove abito Borgo dei Cappuccini al numero 95, al ristorante “La Cantina Senese”, per i livornesi “In Cantina” è uno dei piatti più gettonati. Vi consiglio vivamente di provarla, non ve ne pentirete,  potrebbe essere un buon primo per la sera della Vigilia se vorrete stupire i vostri ospiti…aspetto i vostri commenti sul blog!

 

Ingredienti per 6 persone:

 

500 gr di bavette, linguine o spaghetti

300 gr di cozze

4 moscardini (anche gamberi)

2 spicchi d’aglio

4 tuorli d’uovo freschissimi

½ bicchiere di vino spumante

1 ciuffo di prezzemolo

olio, sale, pepe

 

Preparazione:

 

1) Dorare nella padella gli spicchi d’aglio, aggiungere le cozze pulite  ed i moscardini puliti e tagliati grossolanamente, soffriggere per pochi minuti a fuoco basso. Togliere l’aglio e bagnare con lo spumante. Quindi coprire e cuocere per 10’ a fuoco bassissimo girando spesso, fino a che le cozze si saranno aperte e di moscardini saranno teneri. Sgusciare le cozze, tenendone alcune da parte per guarnire e filtrare il sughetto ottenuto.

2) Rompere le uova, metterei tuorli in una scodella e sbatterli brevemente.

3) Cuocere intanto la pasta, scolarla velocemente e unirla alle cozze ed ai moscardini nella padella, quindi versare le uova, aggiungere un po’ del sughetto filtrato, e rimettere per 2’ sul fuoco girando bene per far amalgamare il tutto.

4) Servire subito con una spolverata di prezzemolo e una di pepe e qualche cozza. Come vino si consiglia un Val di Cornia Ansonia o un Bolgheri Vermentino

 

 

 

Le roschette…una tira l’altra!

roschette.jpgOggi voglio parlarvi di una ricetta che ha origini lontane e che piace a grandi e piccini: le roschette! Non c’è panificio a Livorno in cui non si trovano. Si tratta di tipiche ciambelline della Pasqua ebraica sefardita, dalla consistenza dura e da ingredienti semplici come la farina e il lievito. Esiste sia la versione salata che dolce nella quale si aggiungono le uova e lo zucchero. I bambini livornesi ci camperebbero a roschette e le mamme gliele danno volentieri vista la semplicità degli ingredienti. Molti piatti tradizionali della vecchia cucina livornese sono di derivazione ebraica (forte è la presenza ebraica in città a seguito delle persecuzioni…ve ne parlerò nelle prossime ricette!) e molto spesso le specialità gastronomiche erano legate a festività religiose o laiche. Croccanti e saporite quando ne mangi una non si riesce più a  smettere. Il termine “roschetta” è in uso solo a Livorno ed è uno dei lasciti del “bagitto”, antico linguaggio ebraico-livornese. Insomma a qualsiasi ora del giorno le roschette  sono sempre una bontà!

 

Roschette dolci

 

Ingredienti per 8/10 persone:

500 grammi di farina

3 uova + un tuorlo per guarnire

4 cucchiai di olio

4 cucchiai di zucchero

1 pizzico di cannella

1 cucchiaino di acqua di fiori d’arancio oppure di liquore all’ arancia, 1 bustina di lievito per dolci, 1 pizzico di sale

latte tiepido q.b.

 

Preparazione:

1)  Setacciare la farina a fontana su una spianatoia, quindi aggiungere il lievito e gli altri ingredienti, impastare con tanto latte quanto serve per ottenere un impasto morbido ma sodo. Lasciare riposare per 40’ circa in un luogo fresco.

2)  Prendere un po’ di impasto alla volta e stenderlo con le mani fino ad ottenere un cilindro di circa 2 cm, tagliate tanti piccoli pezzetti da modellare a ciambelline

3)  Sistemare le roschette sulla teglia imburrata e infarinata, fare  4 taglietti obliqui sulla superficie, spennellate con un tuorlo d’uovo e mettere in forno già caldo per 20’

Si possono anche friggere in olio e poi immergere in uno sciroppo denso preparato con acqua, zucchero e cannella, cotto a lungo a fuoco lento.

Nella versione salata non mettete il lievito, ma solo farina, uova, olio e un po’ più di sale, con l’aggiunta di semi di finocchio a piacere.

Ricordatevi che in casa non devono mai mancare…spesso risolvono attacchi improvvisi di fame…alla prossima ricetta!

foto tratta da www.labna.it

 

 

In cucina ci si stà bene… e allora oggi scagliozzi!

Scagliozzi.jpgPartiamo dal presupposto che la cucina è il luogo più vissuto e più caldo della casa! Ho trascorso molto tempo nella mia infanzia nella cucina della mia nonna…noi bambini volevamo sempre starle dietro ed aiutarla… il divertimento era assicurato! A me piaceva molto quando si cucinava la polenta. Nonna la metteva sul fuoco e poi a noi, a turno, toccava rimestarla fin tanto che assumeva la consistenza giusta.

A Livorno (ma si trova anche nella cucina napoletana, foggiana e barese) c’è una ricetta che di solito si fà con la polenta che avanza: gli scagliozzi! Dalla polenta, oramai rappresa,
si ricavano delle fette di un centimetro di spessore, che vengono lasciate riposare perché perdano un po’ del contenuto d’acqua, in modo da tenere la cottura nell’olio che deve essere abbondante. Gli scagliozzi vanno levati dall’olio e messi su carta paglia quando si forma una patina croccante e poi serviti con una bella spolverata di sale. Nelle fredde giornate d’inverno non si può passare davanti alla rinomata friggitoria in p.zza Cavallotti e non prendere una porzione di scagliozzi. Gustarli per strada, tra i colori e i rumori del mercato ortofrutticolo è una goduria… L’importante è mangiarli “cardi cardi…anzi a bollore!”

 

Ingredienti:

polenta rappresa

abbondante olio di semi di arachidi

sale

 

 

Spaghetti (o linquine) alle cicale

linguine-alle-cicale-di-mare.jpgLo ammetto sono un primista. Non potrei vivere senza la pasta… Vi presento quindi uno dei miei piatti preferiti in assoluto, gli spaghetti – o linquine, a scelta – alle cicale.

La ricetta è molto semplice, ve la trascrivo qui da Tartetatin.it, sennò potete andare in uno dei favolosi ristoranti livornesi, non vi dirò il mio preferito…

Pulite le cicale di mare tagliando la coda, la testa e, con un paio di forbici, le spine sui lati del corpo, tagliatele poi a metà e lavatele sotto l’acqua corrente.

In un pentolino mettete olio, uno spicchio d’aglio in camicia schiacciato e le teste lavate delle cicale. Fate soffriggere per pochi minuti, togliete l’aglio e aggiungete una tazza d’acqua e del sale.

In una padella fate soffriggere dell’aglio tritato e del peperoncino, aggiungete poi le code delle cicale tagliate a metà e fatele saltare per pochi minuti. Sfumate con del vino bianco, aggiungete la polpa di pomodoro, il concentrato, salate e aggiungete il brodo delle teste filtrato con un colino. Lasciate ridurre fino a ottenere una salsa abbastanza densa.

Cuocete la pasta, scolatela al dente e fatela saltare per pochi istanti assieme al sugo.