El Alamein, cosa si festeggia?

Cippo_El_Alamein.jpgSenza nessun intento polemico, volevo davvero capire qual è il senso delle celebrazioni per la battaglia di El Alamein, previste in questo mese di ottobre.

Sarò ignorante, ma da quel poco che so mi sembra di ricordare che in quella battaglia l’Italia fascista combatteva al fianco della Germania nazista. Sarò ignorante ma mi sembra che i nostri valori repubblicani siano l’opposto di quegli ideali.

Quindi che si festeggia? Forse la sconfitta?… Forse potrebbe avere un senso, ma non mi sembra possibile…

Perché invece non dedicare una giornata di lutto (anziché celebrazione che mi sembra una parola proprio sbagliata riferita a una battaglia) a tutti i morti in tutte le guerre. Per provare a non farle più le guerre…

Il 23 ottobre, per chi non ha voglia di celebrare nessuna guerra giusta o sbagliata che sia, manifestazione contro la crisi, contro i tagli alla scuola e al sociale e a favore dei tagli alle spese militari… Per l’appunto…

Foto: Wiki

 

La guerra degli ultimi

1283414894888_440__po8.jpgCome ogni venerdì, oggi avrei dovuto presentare alcuni appuntamenti del weekend, ma non riesco a non commentare con tristezza quello che è successo ieri l’altro.

I fatti si conoscono. Dopo un diverbio, due cittadini romeni picchiano due livornesi, e la folla si scatena. Circa 500 persone -a quanto si legge- si riuniscono per farsi giustizia da sè… vogliono il sangue dello straniero… La casa dove si sono rintanati i romeni viene assediata per ore, fino all’arrivo della polizia che salva i romeni, arrestandoli. Anche su internet si scatena una corsa al commento più becero e bestiale.

La città ha perso la sua innocenza e da oggi non sarà più possibile descrivere Livorno come la città solidale e aperta che sempre viene descritta. Questa città non esiste più se mai è esistita.

Perché non mi si venga a dire che i romeni avevano picchiato a sangue freddo i livornesi. Non mi si venga a dire che tutto era nato dall’inciviltà dei suddetti romeni che stavano lasciando una lavatrice in strada. Perché tutti i giorni si sente di vicini italiani che si sciagattano dalle botte; tutti i giorni la gente lascia di tutto per la strada. Ma questo non suscita mai la rivolta del popolo con i bastoni…

La cosa che mi fa più tristezza è vedere come la rabbia si sfoghi contro lo straniero, il diverso e che questo schema sia da sempre stato usato dal potere per distogliere la gente dalle cose importanti per cui sarebbe giusto ribellarsi. Il lavoro diventa precario, le città più invivibili, i servizi sociali sempre più inefficienti, il potere ingrassa alle nostre spalle, e la colpa di tutto questo è dello straniero, del diverso, dell’ultimo. E questa io la chiamo idiozia.

O forse, anche inconsciamente, contro lo straniero possiamo almeno sfogare la nostra rabbia magari consapevoli che i problemi siano altri, perché questo è lo schema che va bene al potere… E questa io la chiamo viltà.

Questa è la cosa che mi fa più tristezza. A Livorno, come a Milano, Roma e ovunque. Livorno non è diversa.

Foto: il Tirreno

 

A forza di essere vento

campo rom.jpgPochi giorni fa ricordavamo Eva, Danciu, Lenuca e Menji, morti innocenti e ormai già quasi dimenticati. Venerdì ancora bimbi vittime del fuoco, in un campo nomadi a Roma; Mario è morto che aveva solo tre anni, il suo fratellino di soli tre mesi è ricoverato in gravissime condizioni.

Esprimo la mia solidarietà e vicinanza a tutto il popolo Rom e a tutti gli zingari presenti a Livorno e in Italia, dedicando loro questa sorta di preghiera laica di De Andrè.

E mi associo alle parole di De Andrè che, presentando la canzone ad uno degli ultimi concerti, disse che il popolo Rom sarebbe da insignire del premio Nobel per la pace per il solo fatto di girare per il mondo da oltre duemila anni senza armi.

Foto da A – Rivista anarchica.

Khorakhanè

Il cuore rallenta la testa cammina 
in quel pozzo di piscio e cemento 
a quel campo strappato dal vento 
a forza di essere vento 

porto il nome di tutti i battesimi 
ogni nome il sigillo di un lasciapassare 
per un guado una terra una nuvola un canto 
un diamante nascosto nel pane 

per un solo dolcissimo umore del sangue 
per la stessa ragione del viaggio viaggiare 
Il cuore rallenta e la testa cammina 
in un buio di giostre in disuso 

qualche rom si è fermato italiano 
come un rame a imbrunire su un muro 
saper leggere il libro del mondo 
con parole cangianti e nessuna scrittura 

nei sentieri costretti in un palmo di mano 
i segreti che fanno paura 
finché un uomo ti incontra e non si riconosce 
e ogni terra si accende e si arrende la pace 

i figli cadevano dal calendario 
Yugoslavia Polonia Ungheria 
i soldati prendevano tutti 
e tutti buttavano via 

e poi Mirka a San Giorgio di maggio 
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere 
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi 
e dagli occhi cadere 

ora alzatevi spose bambine 
che è venuto il tempo di andare 
con le vene celesti dei polsi 
anche oggi si va a caritare 

e se questo vuol dire rubare 
questo filo di pane tra miseria e sfortuna 
allo specchio di questa kampina 
ai miei occhi limpidi come un addio 

lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca 
il punto di vista di Dio 

Cvava sero po tute 
i kerava 
jek sano ot mori 
i taha jek jak kon kasta 

(Poserò la testa sulla tua spalla 
e farò 
un sogno di mare 
e domani un fuoco di legna)

vasu ti baro nebo 
avi ker 
kon ovla so mutavia 
kon ovla 

(perché l’aria azzurra 
diventi casa 
chi sarà a raccontare 
chi sarà) 

ovla kon ascovi 
me gava palan ladi 
me gava 
palan bura ot croiuti 

(sarà chi rimane 
io seguirò questo migrare 
seguirò 
questa corrente di ali) 

Acqua Bene Comune

interno-del-cisternone.jpgSono state raggiunte un milione di firme per i referendum sull’acqua pubblica. Un successo clamoroso: già il doppio delle firme richieste e il termine per la raccolta non è ancora scaduto. Anche a Livorno e in Toscana so che le firme sono state tantissime. Tutti vogliono l’acqua pubblica, il problema secondo me è l’Europa e quei Trattati tanto osannati che dicono che tutto è mercato. Ma qui si va troppo sul complicato…

Avrei voluto scrivere un post qualche tempo fa con le informazioni su come e dove firmare ma il tempo è passato veloce e ormai si può celebrare questo successo per i promotori di questo referendum e raccontare brevemente su cosa si dovrà votare.

Con il primo quesito si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

Con il secondo quesito si propone l’abrogazione dell’art. 150 (quattro commi) del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.

Con il terzo quesito, infine, si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

Un referendum importantissimo insomma perché l’Acqua (che è la nostra essenza e senza la quale non si vive) non sia considerata una merce ma un bene pubblico per tutti.

Firmiamo ancora e sopratutto andiamo a votare per il referendum sull’acqua.

Per tutte le info: http://www.acquabenecomune.org/

Foto: interno cisternone (da media-cdn.tripadvisor.com)

2053

2053.jpgL’altro giorno compro il Corriere di Livorno e il giornalaio mi mette in mano questo disco di tale Claudio di Paco (di cui vedete la copertina qui accanto). Sulla quarta leggo distrattamente che sembra trattarsi di un’iniziativa benefica patrocinata dal Comune di Livorno e dall’Arci. Inerisco curioso il disco nel lettore della mia auto e inizio ad ascoltare. Sono allibito!… Canzoni così le avevo sentite solo alla Coppa Rimetti della trasmissione il Ruggito del Coniglio… Un’accozzaglia di luoghi comuni e piccoli insegnamenti morali e consigli di vita. “Vai ce la farai!” “Guarda il cielo com’è grande!” e via di seguito… Il tutto su innocue musichette senza grande senso.

Di solito non parlo male degli artisti, che fanno un lavoro che rispetto massimamente; di solito, se non mi piace qualcosa semplicemente non ne parlo. Tra l’altro non sono neppure un esperto e parlo solo delle mie sensazioni sull’arte, senza nessuna reale competenza. Ma in questo caso è diverso e mi scuserà il Sig. Di Paco; qui c’è quella quarta di copertina che parla di iniziativa patrocinata dal Comune di Livorno e dall’Arci. Il disco viene distribuito gratuitamente (in quante copie?) e la beneficenza consiste nel fatto che bisognerebbe andare sul sito del cantante e fare una donazione a un’associazione denominata Self Emergency (a qualcuno ricorda qualcosa?).

Dopo breve ricerca trovo che l’associazione (dell’Arci) gestisce per conto del Comune un centro per i senza fissa dimora. Bellissima cosa. Ma lo sbigottimento resta. Quanto si è speso per stampare il disco? Chi ha pagato? Quante persone hanno fatto donazioni a Self Emergency? Quanto raccolto è bastato almeno per coprire i costi del disco? Perché moltissimi livornesi ascolteranno quest’opera e questo cantante che non avrebbero mai conosciuto e non invece altri che magari sono più meritevoli? Chi decide in Comune cosa finanziare e cosa no?

 

 

 

 

 

Al voto poco più del 50% dei votanti

voto.jpgA Livorno, la percentuale dei votanti è ai minimi storici. Praticamente un elettore su due ha deciso di disertare le urne. Questo è il dato che secondo me dovrebbe più fare riflettere i nostri politici locali, specie quelli che hanno il governo della città.

Una disaffezione determinata soprattutto dalla percezione della distanza tra chi governa la città e i cittadini. E dalla percezione che il partito di maggioranza relativa, al di là dell’aggettivo democratico, stia sempre più divenendo un apparato chiuso per gestire il potere, lontano dai problemi delle persone.

Questo è secondo me un problema soprattutto livornese. Prescindendo del tutto quindi del governo Martini o del candidato Rossi. La campagna per le regionali dovrebbe fare riflettere sopratutto gli amministratori e i politici della nostra città; anche quelli di sinistra, all’opposizione in Comune, ma alleati in Regione.

Speriamo bene…

 

 

Videocracy – basta apparire…

videocracy.jpgPrendo lo spunto da questo film, già di per sé piuttosto avvilente, per parlare di qualcosa di ancor più avvilente e preoccupante. Il fatto è che sono andato a vedere Videocracy – di cui si è parlato parecchio – al multisala Grande, unico cinema in cui veniva proiettato in città, il secondo giorno di uscita, un sabato sera allo spettacolo delle 18.30, e oltre a me e ai miei due amici, c’erano… quattro persone, quattro!…
Videocracy è stato presentato al festival di Venezia come evento speciale; era un film sul nostro paese di cui si parlava da settimane… se proprio non mi immaginavo di fare la coda, avevo pensato di dover arrivare un po’ prima per non dovermi ritrovare in qualche posto laterale – detto per inciso, odio la sala sbilenca di quel cinema; e invece… cinque minuti prima dell’inizio del film siamo ancora noi tre… nessun problema di posto…
Vado con una breve recensione: tante volte a qualcuno venisse voglia di vederlo!…
Videocracy è un documentario molto ben fatto sull’Italia televisiva creata da Berlusconi, uno stato dell’arte di questo paese visto da un ottimo punto d’osservazione. Nel senso che è fatto da un italiano (Erik Gandini) che vive, credo da sempre, all’estero. Il fatto di essere italiano dà la possibilità all’autore di conoscere i caratteri e le passioni del suo popolo; abitare e lavorare all’estero gli dà invece la distanza giusta per stupirsi ancora di quello che a noi sembra ormai normale perché ci viviamo dentro.
Non il solito film contro Berlusconi insomma, ma molto di più. Uno spaccato di questo paese e soprattutto dei suoi giovani.
I giovani che dovrebbero essere la forza vitale e propulsiva di una nazione che invece qui da noi, cresciuti a pane, tv, tette e culi, non hanno altra prospettiva che quello di trovare la via più breve per arrivare al successo. Soldi, donne e potere facili, senza fatica: basta passare per la tv. Non hanno altra prospettiva proprio perché conoscono solo quella.
Certo l’Italia non è tutta così ma la situazione è grave… e vista dalla sala vuota del cinema Grande ancora di più…

Padellini

Rottafoto casco.jpgmate il padellino! Ragazzi, non aspettate che ci sia la prossima campagna con le prossime manifestazioni sull’onda del dolore (http://www.acilivorno.it/articolo_news.asp?ID=189). Prendete un casco vero e tenetelo sempre ben allacciato!

Fa ancora caldo ma se picchiate la testa sull’asfalto vi fate male, diobono!… ieri sera ai semafori ci ho fatto un po’ caso: più del cinquanta per cento dei ragazzi più giovani con questo finto casco e diversi addirittura slacciato, portato come un cappellino.

Avete voglia a stare attenti e ad andar piano poi… Con quel casco ci si fa male anche a trenta all’ora… Se qualcuno vi taglia la strada, se passa un gatto, se succede qualsiasi cosa non vi rendete nemmeno conto e siete per terra e il casco portato così non serve quasi a nulla.

Se vi dà fastidio il casco, usate la bici!!

Foto: Toxel.com (la foto è brutta lo so, ma bisogna che si vedano ogni tanto)

Vietare

guinness.jpg

Vi siete spaventati a morte, eh? Avete pensato come faremo senza il blog trisettimanale di Franco, dite la verita!…

Ah!? non eravate arrivati neppure alla fine dell’ultimo articolo!?… Be’, come non capirvi…

Vista tanta partecipazione riprendo, con un altro tema “caldo”….

Sembra che a Viareggio e Piombino vogliano “copiare” l’ordinanza di Milano che vieta la vendita e il consumo di alcool ai minori di 16 anni. L’altr’anno, di questi tempi, non si faceva altro che parlare delle ordinanze dell’assessore Cioni a Firenze contro lavavetri e mendicanti. In alcuni comuni del nord sono vietate le riunioni di più persone nei parchi cittadini nelle ore serali… A Pordenone hanno vietato di parlare a voce troppo alta per le vie cittadine… Vietare vietare vietare…

La risposta all’ansia securitaria arriva con un bel divieto, che fa notizia, rassicura i benpensanti e non costa nulla (anzi, con le multe si raggranella pure qualcosa)…

Quanto questi divieti funzionino non è dato sapere… A Milano è già finita sul giornale una ragazzina mezza imbriaca con 300,00 Euro di multa. Questa cosa convincerà lei o i suoi coetanei a non diventare alcoolista?
Non è più facile che non lo diventi se le si spiegasse forse meglio di quanto non si sia fatto finora quanto è bella la vita e quanto rischia di perdere…
O magari lo sa già benissimo e si stava proprio godendo la vita anche con un bicchiere in più, bevuto in strada in una bella notte estiva… Quello che l’essere umano ha fatto da millenni in qua praticamente…

E poi: non è che tra qualche mese tutti si saranno dimenticati dell’ordinanza e si continuerà a potersi ubriacare ovunque, solo con più ansia che non passi qualche vigile urbano che abbia voglia di fare lo sceriffo?

Insomma, la risposta di semplice divieto non è mai stata la soluzione secondo me, in nessun tempo e in nessun luogo. Questi divieti estemporanei del “colpirne uno per educarne cento” lo sono ancora meno.

A Livorno fortunatamente non è ancora arrivata tanta idiozia, ma meglio aver paura che toccarne…

Voi che ne pensate?