Armando Picchi

Armando_Picchi.jpgPer i percorsi storici livornesi vorrei parlare anche un po’ dei personaggi che hanno reso celebre la città. Partiamo da un grande calciatore che è ormai entrato definitivamente nel mito: Armando Picchi.

Riprendo le notizie da Wikipedia, ma sarebbe anche molto bello se chi avesse notizie, anededdotti, storie, volesse ampliare questa pagina nei commenti al post.

Armando Picchi (Livorno, 20 giugno 1935 – Sanremo, 27 maggio 1971) è stato unallenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo libero. Suo figlio, Leo Picchi, è membro dell’Ufficio stampa dell’Inter.

Gli inizi

Esordì nel Livorno nella stagione 1954/55 da mezzala. All’inizio la sua carriera sembrò stentare, ma decisiva fu l’intuizione dell’allenatore Mario Magnozzi, il quale decise di spostarlo in difesa, da terzino destro. Da terzino guadagnò ben presto il posto da titolare. Rimase al Livorno per cinque stagioni, giocando complessivamente 105 partite con 5 goal all’attivo. Nel 1959 fu ingaggiato dalla SPAL, allora militante in Serie A. Fu una stagione magnifica per la squadra di Paolo Mazza che raggiunse il quinto posto in classifica (traguardo mai più toccato dalla squadra ferrarese). Picchi offrì un rendimento straordinario e l’Inter decise di puntare su di lui pagandolo 24 milioni, la cessione definitiva di Massei, Matteucci e Valadè, ovvero una contropartita veramente ingente per l’epoca.

Capitano della Grande Inter

Nella squadra nerazzurra iniziò a giocare da terzino destro, ruolo che aveva ricoperto nella SPAL. Herrera lo provò come libero al termine della stagione 1961/1962, contro il Bologna. L’esperimento riuscì e Picchi soffiò il posto al suo amico Costanzo Balleri. Il timido terzino divenne in breve tempo il leader di una difesa praticamente insuperabile e, dopo l’esclusione di Bolchi, il capitano della squadra. Come libero dimostrò un buon senso dell’anticipo e uno straordinario senso tattico, che uniti alla sua nitida battuta, ne fecero uno dei migliori interpreti del ruolo. Con la Grande Intervinse 3 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe intercontinentali. Venne ceduto alVarese al termine della stagione 1966/67, dopo aver giocato in nerazzurro 257 partite complessive con 2 goal segnati. Da “caposcuola” nel ruolo di “libero” indirettamente funse anche da esempio ai due compagni di squadra, i terzini Burgnich e Facchetti, che con gli anni ne divennero “discepoli”: dapprima Burgnich, quindi, una volta passato al Napoli, Facchetti.

Nazionale

Esordì in nazionale ,subito dopo essere diventato campione del mondo per club, aGenova, il 4 novembre 1964 (Italia-Finlandia 6-1). Sotto la gestione Fabbri non ebbe molta fortuna, poiché ritenuto da parte della critica sportiva e dallo stesso ct simbolo di un calcio troppo difensivista. Venne cosi lasciato a casa per il Mondiale del 1966, mutilando in tal modo quella che era considerata la più forte difesa al mondo, dai tempi del Brasile bicampione mondiale. Sotto la gestione Valcareggi, peraltro coadiuvato da Helenio Herrera, invece, venne chiamato per tutte le partite delle qualificazioni agli Europei del 1968. Ma il 6 aprile 1968, durante Italia-Bulgaria, subì la frattura del bacino e dovette dire addio al sogno di partecipare ad una grande manifestazione per nazioni. Quello fu il suo ultimo incontro con la maglia azzurra. Chiuse con 12 presenze. Nota curiosa. Insieme ai compagni di squadra Giuliano Sarti e Mario Corso è uno dei pochissimi grandi del firmamento calcistico internazionale a non avere disputato neppure un Mondiale.

Allenatore

Cominciò da allenatore-giocatore nel Varese nella stagione 1968/69. La squadra si batté bene, ma retrocesse in serie B per un punto. L’anno dopo, appesi definitivamente gli scarpini al chiodo, subentrò a Puccinelli alla guida del Livorno. Picchi prese la squadra in piena zona retrocessione e chiuse con un onorevole nono posto. Lasciata la squadra labronica, venne chiamato a sorpresa alla guida della Juventus, voluto da Italo Allodi. A 35 anni era il più giovane allenatore della serie A. L’esperienza fu però di breve durata poiché si ammalò presto di un male incurabile. Fece comunque in tempo a porre le basi per il fortunato ciclo di Trapattoni, lanciando molti giovani fra cui Causio e Bettega.

La Morte

Morì il 27 maggio 1971 a neanche 36 anni per le conseguenze di una forma di amiloidosi. ll giorno dei funerali, che la famiglia avrebbe voluto in forma privata, ma che invece si svolsero in forma pubblica, tutta Livorno si fermò. I negozi chiusero dalle 17.30 alle 19.00 “in memoria di Armandino”.

Nel giugno 1971 gli venne intitolato il Trofeo Nazionale di Lega Armando Picchi.

Nel 1990 lo stadio dell'”Ardenza” di Livorno venne intitolato alla sua memoria.

Esiste inoltre una squadra dilettantistica livornese chiamata “Armando Picchi Livorno”.

Igor Protti

protti.jpgVista la magrezza dei risultati di questo periodo, guardo al passato per ricordare i bei tempi andati… E il più bel ricordo che ho della storia calcistica livornese ha un nome e un cognome: Igor Protti.

Protti è uno dei più grandi giocatori che abbiano mai vestito la maglia amaranto e sicuramente uno dei più amati. Quando tornò al Livorno in serie C dopo i grandi successi ottenuti in serie A, a Livorno si era capito che iniziava qualcosa di bellissimo. E infatti furono anni stupendi, pieni di successi e di grande passione. Anche quando non si è vinto il campionato si è sempre stati orgogliosi della nostra squadra, in tutte le categorie in cui si militava.

Protti era il simbolo di quella squadra, un uomo prima che un calciatore.

Come ricordo e ringraziamento metto questo gol e questa partita che ancora mi emoziona…

 

Il gabbione

gabbione.jpgOggi volevo presentare, soprattutto per la comprensione della città ad uso dei turisti, il gabbione. Caratteristico luogo di incontro e sbucciature di ginocchi sui nostri lidi, il gabbione è uno dei passatempi preferiti dai livornesi, specie a mezzogiorno con il sole dritto sulla testa…

Il gabbione, che a un occhio poco attento potrebbe sembrare un normale campo di calcetto recintato su tutti i lati – compreso il superiore – per non fare andare la palla in mare, è invece molto di più; perché la struttura (nata con quello scopo) ha modificato anche le regole del gioco. Nella gabbionata infatti la palla non esce mai e il gioco non si ferma mai… Si può giocare anche di rimbalzo con i muretti ai lati del campo con triangolazioni perfette.

Altra caratteristica peculiare del gabbione e delle sue regole sono le porte, che sono poco più grandi di una persona di medie dimensioni. Il senso di tutto, anche in questo caso, è che sia difficilissimo fare gol e quindi fermare il gioco…

I gol si fanno quindi solo quando per il caldo, la velocità e il ritmo di gioco, diversi giocatori in campo accusano segni evidenti di grave insolazione, giramenti di testa, convulsioni, ischemie e simili…

Considerate che nel gabbione giocano persone di tutte le età; ho visto gente – piuttosto in forma – che aveva sicuramente più di sessant’anni e forse anche settanta…

Io comunque preferisco di gran lunga il calcetto normale, ad orari umani, e – anche se qualche gabbionata nella mia vita l’ho fatta – il mio appuntamento fisso è una volta a settimana alle otto al “Picchi”, per la tipica partita di calcetto… Molto meglio per il mio fisico poter buttare la palla fuori ogni tanto…

Foto da Fan Page Gabbione su Facebook

Livorno Cagliari 0-0

livorno cagliari.jpg

Esordio senza gol per gli amaranto. Una discreta prima prova che ci ha già fatto vedere una squadra comunque in forma e che se la giocherà fino in fondo con tutte.

Si sono viste cose molto buone, soprattutto dal nostro brasiliano Diamantinho aspettando la fine della campagna acquisti con il fiato sospeso. Buona tutta la squadra oltre a lui, con nota di merito a Diniz che non avevo ancora visto giocare e mi è sembrato un gran bel giocatore.

Essendo io uno dei sessanta milioni di commissari tecnici, volevo fare solo una piccola considerazione/appunto su uno dei miei chiodi fissi: la ricerca del calcio di rigore. Ieri sera due mezzi contatti in area e due contestazioni, Lucarelli nel primo tempo e Diamanti nel secondo. Al di là del fatto che i contatti ci siano stati o meno e quindi si potesse o meno fischiare il rigore, mi sembra di aver visto che in entrambe le occasioni i nostri potessero provare a stare in piedi e giocare la palla. Quindi due polemiche e due occasioni perdute. Lucarelli con un buon cross dalla sinistra e Diamanti con lancio lungo e palla perfetta davanti al portiere avversario. Mi chiedo cosa sarebbe successo se i nostri avessero fatto i duri e non fossero caduti e avessero cercato il gol con la cattiveria di un giocatore scozzese… Forse ora avremmo tre punti. Il fatto è che sono da anni convinto che il bilancio tra rigori dubbi dati e rigori dubbi non dati (e quindi occasioni perse) sia in netto favore della seconda opzione; questo non perché ci odiano, ma solo perché è nell’ordine delle cose. Da anni vedo giocatori a tutti i livelli cadere per spinte per contatti più o meno violenti con la palla ottima a un metro dal portiere e poi disperarsi per il rigore non dato… ma prova a stare in piedi che sei più cattivo tu e buttala dentro, nessuna polemica e uno a zero per noi… sembra che ci sia un premio speciale per ogni rigore guadagnato!

Sono veramente convinto che lo spirito britannico sui contatti (quello per cui se cadi è un disonore perché sei un mezzo uomo), oltre a suscitare indubbio rispetto, paghi molto di più che il nostro.

Sulla seconda occasione, quella di Diamanti, il difensore da dietro si è sicuramente appoggiato ma il nostro biondo era praticamente davanti alla porta e credo che avrebbe potuto resistere in piedi e buttarla dentro. Uno a zero per noi. Invece è arrivato Tavano dal fuorigioco, punizione per loro. Zero a Zero…

Bisognerebbe fare il conto di tutte queste occasioni per il bilancio finale. Per ora due palle perse contro zero rigori.

Mi piacerebbe che anche in questo la mia squadra si distinguesse dalle altre…

FOTO: Eurosport-Yahoo!<–>